A nord della Puna Argentina, dove il cielo e la terra si scompongono in un bianco abbacinante e lo specchio d’acqua delle Salinas Grandes riflette a perdita d’occhio le nubi sovrastanti, prenderà forma a fine 2026 El Santuario del Agua, il nuovo progetto di Tomás Saraceno concepito insieme alle 11 comunità indigene del territorio.
Il santuario, che nasce come progetto multidimensionale di architettura partecipata per sfidare l’estrattivismo minerario che sta prosciugando gli ecosistemi andini, sorgerà all’interno di un bacino endoreico, dove l’acqua non raggiunge il mare ma si trasforma incessantemente attraverso lenti e antichi processi di cristallizzazione. In questo contesto ambientale di grande fragilità, l’acqua rappresenta un nesso unificante tra vari regni – quello spirituale, culturale, sociale, economico e politico – “un essere vivente essenziale”, spiegano le comunità indigene unite sotto il nome di Red Atacama, “che è fonte di vita e connessione con il cosmo”.
Radicata in questo legame di interdipendenza tra acqua e territorio, tra materia e immaterialità, l’installazione sorgerà su una grande vasca artificiale riflettente concepita come fulcro percettivo e simbolico dell’intero complesso. Attorno ad essa saranno disposti percorsi orbitali e cinque grandi apachetas di sale – ispirate ai cumuli di pietre dei sentieri montani, un gesto relazionale di reciprocità — con diametri variabili e altezze fino a quindici metri, alcuni dei quali accessibili come punti panoramici.
Le apachetas non solo segnano il cammino, ma lo benedicono. Sono i nostri fari spirituali.
Red Atacama
Le cinque strutture, nominate secondo la cosmologia andina, ambiscono all’ instaurazione di un dialogo simbolico tra cicli cosmici e terreni, generando un paesaggio che possa fungere da sostegno concreto alle comunità locali attraverso una nuova struttura di governance condivisa. Il progetto è infatti il risultato di una collaborazione pluridecennale tra l’artista, la Aerocene Foundation — impegnata sui temi della giustizia eco-sociale — e le popolazioni del territorio, sviluppata tramite assemblee, incontri e processi di co-progettazione con i Kolla e Atacama, custodi millenarie dell’equilibrio idrico e spirituale delle Salinas Grandes. Non un intervento calato dall’esterno, dunque, ma un dispositivo costruito nel tempo, radicato nel sapere locale e nella continuità culturale del luogo.
Il modello economico favorito dall’intervento si fonderà su un turismo a basso impatto e interamente autogestito, con l’obiettivo di generare reddito autonomo, occupazione locale e azioni di cura per un territorio a rischio. Le saline andine dell’Argentina custodiscono infatti una delle maggiori riserve mondiali di litio, la cui estrazione industriale comporta l’evaporazione di milioni di litri di acqua dolce da falde acquifere che possono impiegare secoli per rigenerarsi, alterando cicli idrici già estremamente fragili.
In questo quadro, El Santuario del Agua segna anche un momento cardine nel percorso individuale dell’artista che, già nel 2020, aveva fatto volare l’aerostato solare Fly with Aerocene Pacha sulle saline, portando all’attenzione internazionale il messaggio “L’acqua e la vita valgono più del litio”: una dichiarazione poetica e politica che oggi trova nel Santuario una traduzione spaziale e permanente, simbolo di resistenza e consapevolezza sui diritti della natura, sulla sovranità indigena e sulla difesa dei cicli vitali dell’acqua.
Immagine di apertura: Salinas Grandes, Argentina. © Photography by Studio Tomás Saraceno
