Un altro tassello si aggiunge al mosaico metropolitano in continua trasformazione di Pechino, e ad inserirlo è Snøhetta che, con Beijing Institute of Architectural Design (BIAD), ha vinto il concorso per la progettazione del Museo d'Arte di Pechino a Tongzhou: storico distretto e porta orientale alla capitale che ha già visto recentemente potenziare la sua attrattività culturale con l’insediamento del Centro delle Arti Performative progettato da Pekins&Will (2023) e della Biblioteca di Pechino (2023), sempre firmata da Snøhetta. Con una superficie di oltre 110.000 metri quadrati il nuovo museo ospiterà una vasta gamma di forme artistiche (dalle belle arti, all’arte contemporanea, alla moda), candidandosi a diventare un polo culturale e civico nevralgico in grado di stimolare nuove energie nel processo di sviluppo urbano dell’area. Come spesso accade nelle opere di Snøhetta, ad un impianto tanto chiaro e semplice corrisponde un’architettura altrettanto spettacolare. L’imponente massa scultorea è composta da un nucleo centrale semi-aperto che funge da spazio multifunzionale e da perno distributivo dell’intero complesso, attorno a cui “si aggrappano”, come animati da una spinta endogena verso l’esterno, volumi “scatolari” di diverse quote e dimensioni disposti radialmente, con gallerie espositive, depositi e funzioni accessorie.
Volumi impazziti e vetrate-schermo: il museo fuori dagli schemi di Snøhetta a Pechino
Dopo la grande biblioteca, Snøhetta ha progettato la sua seconda opera culturale nella capitale cinese: un museo che “spinge” l’arte verso la città con un impulso “centrifugo”.
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- Chiara Testoni
- 15 gennaio 2026
- Beijing, China
- Snøhetta with BIAD
- 118,861 sqm
- museum
- ongoing
Sui fronti dei volumi disposti a raggera, ampie vetrate ondulate posizionate come multischermi verso l’intorno sfumano i confini tra interno ed esterno e giocano sul dualismo percettivo dell’osservare e dell’essere osservati. Una tensione centrifuga, quella che governa la composizione, che esula dall’esercizio formale e si fa strumento semantico, per suggerire un’idea di cultura che travalica i confini (talvolta angusti) delle teche museali e si apre alla città, prima di tutto come dispositivo di inclusione e aggregazione. E questo assunto si coglie anche nel progetto del paesaggio: non solo uno "scenario" inquadrato dalle vetrate ma anche e soprattutto un’estensione organica dell’architettura, che culmina all’aperto in generosi spazi pubblici punteggiati da sculture e pronti ad ospitare esposizioni temporanee, eventi e iniziative di comunità. Si prevede che l’opera verrà inaugurata nel 2029.
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