È difficile guardare i primi render di Shift Landmark, il nuovo complesso che sorgerà a sud di Rotterdam, e pensare che uno tra questi progetti possa essere davvero costruito. Avvolte da un’aura fantastica, le proposte dei cinque finalisti - Ecosistema Urbano, Heatherwick Studio, Mecanoo, Mvrdv e Office for Political Innovation - sembrano uscite da un film d’animazione: percorsi sospesi, forme organiche, piccole cascate, enormi rocce abitabili innestate nel tessuto urbano.
Eppure, non potrebbe esserci contesto più coerente: Rotterdam è un museo di architettura a cielo aperto, e ospita edifici tutt’altro che convenzionali come il Markthal e il Depot di Mvrdv, le case cubiche di Piet Blom ma anche il Sawa, considerato l’edificio residenziale in legno più sostenibile dei Paesi Bassi.
Inoltre, Shift Landmark si inserisce in un’area destinata a trasformarsi radicalmente nei prossimi anni: il nuovo quartiere di Waterkant, affacciato sulla Nieuwe Maas, in cui si sta costruendo il waterfront disegnato da Effekt, Oma e Lola.
Il progetto nasce da un concorso indetto da Shift, impresa a proprietà fiduciaria impegnata nella promozione del “living circular”, un modello che propone la sostenibilità non come sacrificio collettivo ma come forma evoluta di benessere personale. Secondo Don Ritzen, fondatore e Ceo di Shift, “le persone non cambiano perché viene detto loro di farlo. Cambiano quando sperimentano che la vita può essere davvero migliore.”
Da qui l’idea di costruire una rete di landmark nel mondo capaci di innescare questo cambio di prospettiva: uno “shift”, appunto, partendo dall’Olanda. “Abbiamo scelto Rotterdam perché è una città fatta di persone concrete. Ma è anche un luogo in cui l’architettura audace può mettere radici.”
Il complesso, previsto tra i 25mila e i 30mila metri quadrati, avrà al suo interno un’esperienza immersiva di circa 10mila metri quadrati dedicata alla sostenibilità e alla circolarità, un hotel, un centro congressi con sale meeting per aziende e organizzazioni e una food court improntata alla ristorazione sostenibile. L’idea, quindi, è di intrecciare cultura, ospitalità e business per trasformare le scelte ambientali in un’esperienza quotidiana.
I cinque progetti finalisti
Si tratta ancora solo di concept, ma i progetti finalisti fanno già sognare spazi scenografici che promettono anche sostenibilità, non solo nei contenuti ma anche nella costruzione e nella gestione dell’edificio.
Ecosistema Urbano ha proposto “A Living Landmark”, un complesso immerso nella vegetazione, con volumi aggettanti e spazi pubblici interconnessi, pensato per rafforzare le connessioni tra comunità locali e reti ecologiche.
Heatherwick Studio, prevedibilmente, lavora sulla plasticità delle forme con un edificio poroso che lascia intravedere l’interno dall’esterno. Mecanoo – che a Rotterdam è già di casa, con la progettazione di edifici come la Torre Montevideo e il rinnovo del World Port Centre – punta su un gioco di volumetrie, con un elemento sferico incastonato che ricorda la Sphere di Oscar Niemeyer, ma su un piano terra che si solleva in una curva diventando al tempo stesso gradonata pubblica e copertura. Office for Political Innovation immagina invece un luogo operativo in cui il clima viene percepito e interpretato collettivamente: una struttura apparentemente esile che ingloba un nucleo più compatto, concepita come una sezione attraversabile del mondo in trasformazione. Ma forse il progetto più radicale, e probabilmente anche quello meno realistico, è di Mvrdv, lo studio che a Rotterdam – per fama e per origini – ha costruito più di tutti: un complesso al limite dell’architettura parametrica, scavato nella roccia e ricoperto da una vegetazione fitta e continua, come fosse una prosecuzione naturale delle sponde del fiume.
Il vincitore sarà annunciato nella primavera del 2026. Resta da capire quale di queste visioni avrà la possibilità di essere realizzata. E se l’operazione avrà successo, Shift Landmark non sarà solo un altro audace edificio nello skyline di Rotterdam, ma un dispositivo culturale che prova a trasformare l’urgenza climatica in esperienza concreta e tangibile, e un “nuovo” modo di costruire l’architettura.
