Architetture di Pietra

La Sancaklar Mosque di Emre Arolat e il Museo Jumex di David Chipperfield sono due dei cinque progetti vincitori del premio biennale che Marmomacc dedica all’architettura in pietra.

Giunto alla sua XIV edizione, il Premio Internazionale Architetture di Pietra è curato dall’architetto Vincenzo Pavan e rappresenta uno studio svolto dall’osservatorio Marmomacc nel vasto panorama internazionale dell’architettura litica alla ricerca di progetti – da edifici cittadini a contesti residenziali, da interventi di recupero a opere di riqualificazione urbana  – che sappiano interpretare con tecniche e linguaggi nuovi il mondo lapideo nel rispetto del paesaggio in cui sono stati realizzati.

Il premio include anche un riconoscimento speciale “ad memoriam”, dedicato a un architetto del passato. Per l’edizione 2015 la giuria ha valutato 31 opere architettoniche, realizzate degli ultimi due-tre anni in diciotto diversi Paesi. Dopo approfondita analisi e ampia discussione, sono state selezionate cinque opere che, per qualità architettonica, uso espressivo dei materiali lapidei e disegno tipologico, sono state ritenute rappresentative di un panorama chiaro e significativo delle migliori realizzazioni a livello internazionale.

<b>In apertura e sopra</b>: Emre Arolat Architects, <a href="/content/domusweb/it/architettura/2015/04/22/eaa_sancaklar_mosque.html" target="_blank">Sancaklar Mosque</a>, Istanbul, Turchia. Photo © Cemal Emden. La strategia del progetto è stata determinata dalla morfologia del paesaggio di cui l’edificio diventa il prolungamento. La discesa agli spazi sotterranei, che ospitano la sala di preghiere, intesa come caverna, è mediata dalla sequenza di murature in pietra rustica e dalla gradinata di lastre che immorsa la costruzione al prato. Del complesso emergono in superficie solo bassi volumi orizzontali da cui si eleva il landmark del minareto, concettualizzato in un parallelepipedo verticale. Alla rarefatta atmosfera ipogea degli spazi di riunione e preghiera contribuisce un’accorta distribuzione della luce che irraggia dal lucernario
David Chipperfield Architects, <a href="/content/domusweb/it/architettura/2013/12/03/il_museo_come_piattaforma.html" target="_blank">Museo Jumex</a>, Città del Messico, Messico. Photo © Simon Menges. Il Museo Jumex di David Chipperfield Architects, con il volume caratterizzato dai leggeri aggetti sovrapposti e l’inconfondibile coronamento a shed, si confronta con lo sviluppo urbano di Città del Messico attraverso una stereometria di grande forza iconica. Le grandi lastre in travertino di Xalapa delle facciate sottolineano il contrasto netto tra l’apertura del piano a quota città, la loggia belvedere del primo piano e la compattezza dei piani superiori destinati a galleria. Negli interni, intonaco e vetro, cemento e pietra – con il pavimento in marmi policromi del bookshop dell’artista Martin Creed -­‐ modulano il diverso carattere degli ambienti di un luogo espositivo contemporaneo
Max Dudler + Atelier WW, Edifici a torre in Hagenholzstraße, Zurigo, Svizzera. Photo © Stefan Müller. Tra i vari progetti e realizzazioni della “Zurigo Metropolitana”, del Zürich–West e del Zürich–Nord, il gruppo di edifici della Hagenholzstraße di Max Dudler è tra i pochissimi interventi di chiara espressione urbanistica, dovuto alla forma della tipologia urbana. È come se la forma archetipica della pietra, in quanto blocco tagliato e cubo geometrico, avesse determinato in modo lineare e diretto la composizione architettonica, dal dettaglio alla figura completa. La qualità del complesso Hagenholzstraße sta proprio in questa scelta di forme elementari in continuità col carattere intrinseco della materia
Henegan Peng Architects, Giant’s Causeway Center, Antrim, Irlanda del Nord. Photo © Hufton + Crow. Situato a ridosso di una delle porzioni più belle della costa dell’Irlanda del Nord, caratterizzata dalla presenza della concrezione basaltica colonnare, il complesso è brillantemente inserito nel paesaggio. Le linee decise dell’impianto e i piani inclinati delle coperture sono rese pregnanti dalla scelta compiuta dai progettisti di impiegare nei prospetti alte lastre di pietra, di diverse dimensioni, le cui superfici scure scandiscono l’alternanza ritmata di vuoti e pieni, cifra dell’intero involucro emergente del terreno
Perraudin Architectes, Massive Stone Social Housing, Cornebarrieu, Francia. Photo © Damien Aspe and Serge Demailly. Il progetto di Perraudin è interessante per il suo uso della pietra come materiale costruttivo, non come rivestimento ornamentale. L’edificio non “contiene” pietra, “è” di pietra, nel senso più tradizionale. Inoltre, trattandosi di un progetto di case popolari l’impiego di questo materiale nobilita un tipo di costruzione che abitualmente si associa a materiali più modesti. La composizione dell’edificio risponde agli stessi criteri: scaturisce dal taglio della pietra e si mostra laconicamente come “casa”. Perciò la omogeneità conseguita tra il materiale, il metodo costruttivo, la funzione, la composizione e lo scopo, fa sì che questo edificio meriti di essere premiato
<a href="/content/domusweb/it/search.html?type=tag&key=adalberto_libera" target="_blank">Adalberto Libera</a>, Unità di abitazione orizzontale nel quartiere Tuscolano Roma, Italia. Photo ©Archivio Libera ©Vincenzo Pavan. Adalberto Libera è stato uno dei più originali protagonisti sulla scena dell’architettura italiana del Novecento. Il suo progetto per il quartiere Tuscolano a Roma, ovvero l’unità di abitazione orizzontale costruita tra il 1950 e il 1954, è il frutto migliore del lavoro da lui svolto per l’INA Casa. Originale tentativo di fondere la tipologia dell’unità di abitazione con un tessuto di basse residenze di ispirazione mediterranea e nordafricana, il complesso del Tuscolano rappresenta un episodio di assoluto rilievo nella storia dell’architettura italiana del Novecento ed è un documento eloquente per comprendere come il nostro Paese affrontò l’opera della ricostruzione postbellica, spesso utilizzando materiali locali come la pietra