Una delle cose più belle del Fuorisalone di quest’anno è una casa per animali. E non perché ci siano poche cose più “serie” da vedere, ma perché quando si tratta di curatela — specialmente di spazi assurdi — Toiletpaper fa sempre centro.
Toiletpaper Living, la serie di villette del magazine e studio creativo fondato da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, è ormai un luogo simbolo del Fuorisalone: una sequenza di palazzine dalle facciate coloratissime in via Balzaretti, nel cuore di Città Studi, anche vicine — non a caso — a uno dei parchi per cani più belli e frequentati di Milano.
Nei giorni del Fuorisalone, Toiletpaper Living quest’anno si trasforma in una casa per animali con tutti i comfort di una casa per umani: c’è la “zona spa”, curata da Animal House Milano, dove poter fare una toilettatura veloce; i buffet preparati dal brand di cibo per cani e gatti Lily’s Kitchen; la cabina armadio e i bagni; ma anche una zona living che ospita la nuova collaborazione del sodalizio Seletti-Toiletpaper, che ritrae, ad esempio, il muso di un gatto tra due strati di hamburger su un piccolo cuscino da giorno.
Lo spazio utilizzato per la mostra “Toiletwalter Paperchandoha” è quello solitamente adibito a uno dei tre Airbnb che Toiletpaper apre per il Fuorisalone e ogni mattina ospita una colazione dedicata a loro, agli animali della Design Week. Quello di Toiletpaper è un po’ un contraltare agli aperitivi e ai bar pop-up minimali che stanno popolando la settimana del design, o almeno così ce la racconta lo staff, impegnato — mentre visitiamo la casa — a occuparsi di due galline in giardino.
Le colazioni di questa casa poco umana sembrano uscite da un quadro surrealista: c’è cibo stranissimo ammassato ovunque, con le crocchette per cani che si trasformano di colpo in elaborate composizioni da catering. Insomma, sono una vera boccata d’aria fresca nella sezione “intrattenimento” del Fuorisalone che, a volte — e soprattutto quest’anno — può apparire un po’ troppo “pettinata”. Entrando si è davvero sommersi da cani e gatti, ovunque, dai tappetini del bagno alla tappezzeria.
Alle pareti della zona giorno, poi, se si guarda bene, c’è il vero motivo di questa mostra: le opere di Walter Chandoha, il più famoso fotografo di gatti al mondo. Venti fotografie accompagnano l’uscita del “Toiletwalter Paperchandoha calendar”, già sold-out, che riprende le immagini dell’archivio di Chandoha — scomparso nel 2019 a 99 anni — e le mette in dialogo con quelle del magazine, che già da tempo, e in maniera ultra-ironica, si era occupato di gatti.
Quella con Chandoha segna la terza collaborazione di Toiletpaper con un grande fotografo internazionale in occasione della Design Week: qualche anno fa c’era stato Martin Parr e poi, nel 2024, Alex Prager. Tutto finisce nel numero 21 della rivista.
Le colazioni di questa casa poco umana sembrano uscite da un quadro surrealista: c’è cibo stranissimo ammassato ovunque, con le crocchette per cani che si trasformano di colpo in elaborate composizioni da catering.
Come sempre, quando si tratta di Toiletpaper, sembra una cosa poco seria ma non lo è affatto: le circa 90mila fotografie di gatti che Chandoha ha raccolto nella sua carriera sono incredibili, raffinate e intelligenti. E poi sono apparse ovunque, dalle pubblicità del cibo per gatti Friskies alle grandi antologie della fotografia del ’900. Ma non si tratta solo di questo.
Prima di imbattersi in un piccolo gattino grigio mentre camminava per le strade del Queens, Chandoha era un fotografo di guerra. Ed è qui che la mostra di Toiletpaper al Fuorisalone entra in un’altra dimensione, non nuova al magazine: quella di un’estetica iper-saturata che nasconde qualcosa di molto più profondo.
Insomma, quella di Toiletpaper e di Maurizio Cattelan è forse una delle presenze più contemporanee della Milano Design Week di quest’anno: una “casa per animali” che è anche una fuga iper-saturata dalla realtà. E, come tutte le fughe, ci ricorda che la realtà, le guerre e tutto ciò che non funziona restano sempre lì, sotto il tappeto, anche quando sul tappeto qualcuno ha stampato il muso di un gatto.
