Venezia. Talenti unici e mestieri antichi per guardare al futuro

Senza nostalgia alcuna, le 16 mostre di “Homo Faber” dedicate all’eccellenza artigiana offrono una sterminata prateria di possibilità e un’inesauribile fonte d’ispirazione.

Homo Faber, India Mahdavi

Il vero nemico dei mestieri d’arte? “È l’ignoranza, perché le persone non sanno capire la differenza tra qualcosa che è fatto per te, con amore e con cura e qualcosa che non lo è”. Parola di Alberto Cavalli, direttore esecutivo della Michelangelo Foundation nonché curatore generale di “Homo Faber”. Aperta ancora per pochi giorni, fino al 30 settembre, alla Fondazione Cini di Venezia, “Homo Faber” è una mostra generosa e illuminante. Generosa perché, in 4.000 metri quadrati, permette di abbracciare con lo sguardo 900 oggetti, il lavoro di 400 maestri – dalle Azzorre alla Russia all’Islanda – e 300 abilità uniche.  Illuminante non solo perché insegna, spiega e racconta i mestieri d’arte oggi. Ma anche e soprattutto perché li racconta in una chiave nuova: contemporanea, concreta, quasi accessibile e molto seducente.

Il ribaltamento di prospettiva è chiaro in tutte le mostre: non più botteghe polverose, ma piuttosto possibilità di mettere in pratica una passione, di coltivarla, di creare qualcosa di bellissimo con le proprie mani e, infine, di esserne appagati. Non è quello la maggior parte di noi ha sempre sognato? Al netto, naturalmente, della fatica e dell’enorme dedizione che un mestiere di questo tipo inevitabilmente porta con sé.

Con 16 mostre e 13 curatori, “Homo Faber” moltiplica i punti di vista, offre un caleidoscopio di visioni sullo stesso argomento, l’eccellenza del lavoro manuale, presentato non solo come attività meccanica, ma piuttosto come prodotto culturale, maestria, frutto di pazienza, passione ed esercizio continui. Per farlo, la Michelangelo Foundation – creata da Johann Rupert e Franco Cologni tre anni fa a Ginevra – ha chiamato a raccolta designer, architetti, curatori, artisti, teorici che in modi diversi avessero un’affinità con la materia.

L’unica chiave di lettura non contemplata è la nostalgia: qui si parla di passioni vere, talenti unici e mestieri antichi in modo, appunto, sempre del tutto contemporaneo. “L’artigianato è una bellissima e attualissima maniera per innovare e guardare al futuro”, spiega Michele De Lucchi, curatore della mostra “Designer e maestri”, che propone otto variazioni sul tema dell’oggetto con un interno.

Creativity and Craftsmanship / Designer e Maestri
Designer e Maestri. Otto opere commissionate da Michele De Lucchi per conto della Michelangelo Foundation

Agli occhi di un giovane, “Homo Faber è una sterminata prateria di possibilità, un’inesauribile fonte d’ispirazione per il proprio futuro. “I mestieri d’arte e i grandi artigiani sono il vantaggio competitivo del nostro territorio. Cosa possiamo aggiungere alla scala internazionale se non il magnifico talento dei nostri maestri artigiani?”, si chiede Cavalli. “Homo Faber non è solo una mostra di bellissimi oggetti, è una mostra sul lavoro, sulla possibilità d’impiego per le future generazioni che qui potrebbero essere ispirati, possono pensare di trasformare un talento in una professione”. E, infatti, da ogni singola stanza si esce con tanta voglia di mettersi alla prova e di fare meglio. Perché se è vero che il talento e la passione sono ingredienti necessari, è altrettanto corretto pensare che l’abilità tecnica si ottiene con l’esercizio.

Forse in un mondo sempre più globalizzato, la figura dell’artigiano incarna per le generazioni future il desiderio di sfuggire all’omologazione. Di essere indipendenti e padroneggiare un progetto nell’intero processo. Dalla controcultura dei maker, i cosiddetti artigiani digitali, alle comunità open source di “artigiani” del codice, ai designer che sono anche fini ebanisti o capaci di padroneggiare le tecniche di lavorazione dei metalli, sono diverse e sempre più diffuse le forme del lavoro ben fatto a mano.

Come scrive Richard Sennett nel suo L’uomo artigiano (2008), “l’artigiano è la figura rappresentativa di una specifica condizione umana: quella del mettere impegno personale nelle cose che si fanno”. E questo succede non solo nelle botteghe d’arte, anche nelle officine meccaniche: “l’alto artigianato è riscontrabile ovunque vi sia eccellenza”, spiega Stefano Micelli, professore di International Management all’Università Cà Foscari di Venezia. “Nella prefabbricazione di un ingranaggio per un motore. Nella realizzazione di una ruota”. Nella mostra da lui curata “Mestieri in movimento” convivono le biciclette di Pedemonte e gli elicotteri su misura di Konner Helicopter.

Cultura, comunicazione e valore sono parole-chiave del percorso. Meno interessante invece parlare di prezzo (la mostra è infatti del tutto gratuita). “Il prezzo rivela alcune cose, ma ne nasconde molte altre”, prosegue Alberto Cavalli. “Quali sono i valori che ci guidano? Autenticità, originalità, territorio, creatività. La speranza che non saremo mai sostituiti dalle macchine, che ci sarà sempre qualcosa che gli uomini sanno fare meglio”.

“L’homo faber è anche homo ludens”, sottolinea sornione il poliedrico Jean Blanchaert – gallerista, curatore, artista, giornalista –, “la maggior parte degli artigiani non diventa ricca, però, in un certo senso, passa la giornata e tutta la vita giocando”. Lo dimostra la sua galleria “Best of Europe”: 150 incredibili oggetti con l’allestimento di Stefano Boeri Architetti: talenti scovati – come un “cane da tartufo”, parole sue – in Iran, Albania e perfino tra le montagne di Cipro. C’è la tessitrice protetta dall’Unesco; c’è l’artigiano tedesco che parla solo un dialetto locale, non risponde al telefono e a Venezia ha portato i suoi vasi di legno di ulivo. E, ancora, l’artigiana che trasferisce nel feltro i colori del tramonto dell’Islanda e poi la signora che raccoglie i fiori e li appoggia su un letto di plexiglas caldo e lo chiude per farne un paravento. Tutti diversi, tutti unici. Con un principio comune: “il lavoro ben fatto per se stessi”, per usare ancora una volta le parole di Sennett.

In questo “Homo Faber” è stata esemplare: curata nei minimi dettagli, impeccabile sotto tutti i punti di vista, appassionata e appassionante anche grazie ai 100 giovani ambasciatori (studenti europei e futuri artigiani o designer) che si sono trasferiti a Venezia per raccontarla ai visitatori. Durato però solo 14 giorni, davvero troppo poco per lo sforzo enorme, dal punto di vista concettuale e organizzativo. Da cogliere al volo, come tutte le opportunità. Accessibile ma per poco, come tutte le cose belle e, in fondo, un po’ esclusive.

Titolo evento:
Homo Faber. Crafting a more human future
Date di apertura:
14 – 30 settembre 2018
Organizzazione:
Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship

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