Nel 1952, J. Irwin Miller e sua moglie Xenia affidarono a Eero Saarinen, Daniel Urban Kiley e Alexander Girard la progettazione della loro residenza nell'Indiana. Girard disegnò per Miller house una zona soggiorno incassata nel pavimento, accessibile tramite gradini, circondata da un muro di pietra e arredato con cuscini. Questo intervento divenne un riferimento per l'architettura domestica americana del periodo, mostrando come il pit potesse funzionare da fulcro spaziale dell'intera abitazione.
La tipologia si diffuse negli Stati Uniti durante gli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui architetti e designer vedevano in questa soluzione un modo per ridurre l'ingombro degli arredi mobili e concentrare la funzione conviviale in un punto preciso della planimetria.
Nel 1961, l'artista Charles Schridde realizzò per Motorola Electronics un'illustrazione che rappresentava una visione futuribile dell'abitare, includendo una zona ribassata con tappeto, daybed e divani disposti a invitare la condivisione dello spazio. Nel decennio successivo, aziende come Simmons lanciarono prodotti come il divano componibile Playpen, progettato per essere assemblato in modo modulare e collocarsi in configurazioni incassate.
Il conversation pit non era limitato ai contesti residenziali di pregio, ma veniva adottato anche in spazi pubblici, come negli aeroporti — emblematico il caso del TWA Flight Center a New York con il suo salotto rosso incassato, — e in abitazioni diffuse in diverse regioni degli Stati Uniti, attraversando contesti geografici e tipologici diversi come espressione di un modello spaziale orientato alla socialità.
Forme di seduta collettiva incassata esistevano in epoche e culture diverse, ben prima della codificazione moderna del conversation pit. A Pompei, molte case erano dotate di triclini, divani da pranzo in pietra o legno disposti attorno a un'area centrale lasciata libera per il tavolo. Nelle abitazioni cinesi tradizionali si utilizzava il kang, un letto-forno riscaldato in mattoni di argilla che permetteva a più persone di riunirsi o dormire insieme. In Giappone, l'irori era un'area rettangolare incassata con un gancio per la pentola al centro, utilizzata per cucinare e come fonte di riscaldamento e illuminazione.
Il ritorno del conversation pit si propone come una risposta diretta, capace di rendere visibili nuove priorità sociali e di riportare al centro la dimensione condivisa dello spazio domestico.
Queste soluzioni storiche condividono con il conversation pit contemporaneo l'idea di un'area delimitata e ribassata destinata alla condivisione, anche se con funzioni e tecnologie costruttive diverse. La struttura del pit, così come si è sviluppata nel Novecento, è costruita al di sotto del livello del pavimento, con sedute imbottite integrate. La disposizione riduce le distanze tra le persone e modifica la postura, favorendo una configurazione circolare o perimetrale. L'incasso crea un perimetro definito che delimita l'area sociale rispetto al resto dello spazio domestico.
Un esempio significativo è offerto da Mad Men: nella quinta stagione, l’appartamento di Don e Megan Draper include un soggiorno incassato definito da sedute continue disposte lungo il perimetro.
Nel tempo, il conversation pit è praticamente scomparso per ragioni legate all’accessibilità, ai costi di realizzazione e al cambiamento nell’uso dello spazio domestico, mentre la crescente centralità della televisione e la diffusione di configurazioni più flessibili ne hanno sancito l’uscita dalle pratiche progettuali.
Un vuoto che lascia spazio a soluzioni più ibride come gli open space indifferenziati, organizzati con arredi mobili e facilmente riconfigurabili, più adatti alle esigenze di flessibilità e ai cambiamenti dei nuclei familiari.
In questo contesto, fatto di spazi aperti ma spesso privi di luoghi di aggregazione riconoscibili, il ritorno del conversation pit si propone come una risposta diretta, capace di rendere visibili nuove priorità sociali e di riportare al centro la dimensione condivisa dello spazio domestico.
Inserire oggi un’area dedicata in una casa segnala attenzione alla dimensione collettiva dello spazio domestico e alla creazione di luoghi pensati per la condivisione.
Il suo ritorno indica un cambiamento nelle aspettative legate al living, che tende a passare da ambiente indifferenziato e flessibile a spazio con funzioni più definite e assetti stabili. L’incasso, più o meno definito, concentra le relazioni, influenzando la percezione e l’uso dello spazio intorno.
Inserire oggi un’area dedicata in una casa segnala attenzione alla dimensione collettiva dello spazio domestico e alla creazione di luoghi pensati per la condivisione.
Un esempio di come il passato si integra nel presente è quello di Rossella Colombari ed Ettore Molinario che, con un progetto dello studio Lazzarini Pickering Architetti, hanno recuperato un’ex fabbrica di argenteria nel quartiere Isola e l’hanno trasformata in una Casa Museo, in cui il soggiorno incassato assume una forma esplicita di conversation pit: una seduta curva e continua che definisce uno spazio raccolto, chiaramente separato ma visivamente integrato nell’ampio ambiente industriale.
Questa tendenza si colloca in una più ampia rilettura di soluzioni del passato, reinterpretate con sensibilità contemporanee. Il conversation pit diventa così terreno di sperimentazione progettuale, adattato a esigenze attuali ma fedele ai principi originari. Il suo riemergere riflette un cambiamento culturale: cresce l’interesse per spazi che favoriscono l’incontro diretto, senza mediazioni tecnologiche e senza la frammentazione tipica dei living recenti, restituendo centralità all’esperienza collettiva e alla convivialità.
Immagine di apertura: Illustrazione futuribile di Charles Schridde per Motorola Electronics, 1961. Courtesy Charles Schridde
