Studio Drift: sognare in grande e pensare all’improbabile

A partire dal loro ultimo progetto, uno sciame di droni luminosi sulle acque dell’Oceano Atlantico, Lonneke Gordijn e Ralph Nauta raccontano come riescono sempre a creare una stretta sinergia tra la natura, la tecnologia più avanzata e l’uomo.

Studio Drift: Franchise Freedom

Lonneke Gordijn e Ralph Nauta, insieme Studio Drift, sono uno degli atelier in grado di aggiungere al design una componente scenografica che pochi altri sanno trasmettere. Ma non solo. Fondato nel 2007 a Amsterdam, Studio Drift, che ha appena festeggiato il decimo anno di attività, fa parlare di sé da tempo per le maestose e coinvolgenti sculture luminose, contraddistinte da un alto tasso di ricerca tecnologica. Quest’ultima è associata in maniera singolare e efficace alla lirica e al fascino che caratterizza il risultato finale. La luce è il loro strumento. La tecnologia il dispositivo primario per realizzare i propri sogni.

È successo alla fine dicembre, in occasione di Art Basel, davanti al Faena Hotel di Miami Beach con Franchise Freedom, una performance dalla grande umanità benché i protagonisti fossero robot. Uno sciame di droni ha volato come uccelli sulle acque dell’Oceano Atlantico, uno stormo telecomandato a distanza dalle movenze lievi, ma soprattutto reali e verosimili, ha riprodotto la danza degli storni, quando si spostano in gruppo. Accanto alla bellezza e all’ambizione che contraddistingue questo progetto – elaborato grazie a una lunga gestazione – Studio Drift considera questa avventura il miglior modo per celebrare la sua prima decade di attività. Franchise Freedom infatti può essere considerato uno specchio della società in cui viviamo, degli atteggiamenti che tutti dobbiamo, per motivi diversi, tenere o rispettare quando non siamo soli. Individuo e collettività sono argomenti che hanno suscitato da sempre fascino e discussione oltre che a infuocare gli animi, e questa performance Studio Drift condivide il proprio punto di vista sul tema. Insieme ai partner Intel e BMW, che hanno creduto in questa gigantesca follia con una fase di ricerca durata anni, ciò che Gordijn e Nauta intendono trasmettere è una complicità coercitiva ma necessaria tra il gruppo e il singolo, elevando le proprie macchine alate a personaggi con un’anima e una sensibilità, vicina a quella umana. Dialoghi sinestetici tra essere umano e futuro, si potrebbe dire. Il loro modo è quello di generare una stretta conversazione tra la natura, la tecnologia più avanzata – sorprendentemente scevra da ogni caratteristica algida o fredda – e l’uomo, dando vita a una affascinante sinergia tra gli elementi per emulare uno scenario ancora inedito. La coppia creativa guarda al collettivo, alla società in cui viviamo e ai valori sociali (e politici) che ne fanno parte arrivando a toccare questioni quali la libertà individuale contrapposta a quella corale, la forza dei tanti contro la debolezza del singolo, l’uguaglianza di genere, poiché i plus specifici di ognuno di noi posso dare il meglio se liberi di esprimersi. Non male per come va il mondo oggi.

Come nascono i vostri progetti?
Ralph Nauta:
Spesso iniziamo un progetto con la domanda “E se riuscissimo a…”. Ci piace sognare in grande e pensare all’improbabile. Non vogliamo creare opere che siano il risultato logico di soluzioni esistenti, facili o al prezzo più basso possibile. L’idea dev’essere nuova e provocatoria, o meglio ancora improbabile da realizzare quando si prende il via. La considero una battaglia che dobbiamo vincere. Trovare soluzioni che all’inizio parevano impossibili è una grande vittoria personale. Ovviamente qualche volta ciò richiede molto tempo. Qualche volta le nostre idee sono troppo avanti rispetto alle soluzioni tecniche, e dobbiamo lavorare su queste ultime per anni prima di poterle realizzare. Perciò abbiamo un sacco di idee nel cassetto, in attesa di individuare una tecnologia in modo da poterle infine produrre.
Lonneke Gordijn:
Quando studiavo alla Design Academy di Eindhoven la didattica era decisamente concettuale. Quel che mi interessava era tradurre le mie idee in installazioni scultoree ed esperienze, senza necessariamente pensarle come oggetti funzionali. In tutto l’arco dei miei studi non ho mai realizzato qualcosa perché fosse funzionale. Ciò mi ha dato il tempo di analizzare il lato concettuale della creatività. Ralph e io ci siamo iscritti a questa scuola perché volevamo cambiare il mondo ed esprimere le nostre idee. Penso continuamente a come lavora la mente e a come viene percepita la cosiddetta realtà. Per me è importante esplorare le possibilità alternative di un processo mentale e creare nella nostra indaffarata esistenza un momento in cui rendermi conto di quel che sto facendo e rifletterci.

Che rapporto avete con la tecnologia?
LG:
Nel nostro lavoro usiamo la tecnologia soprattutto per avvicinarci con la massima approssimazione possibile a capire che cosa dà veramente vita a un oggetto. Luce, movimento e volontà di sopravvivenza sono i principali fattori naturali che definiscono la vita, gli stessi che ispirano l’innovazione. Ce li abbiamo nel sangue. Io credo negli oggetti, nelle esperienze e negli ambienti in cui questi oggetti si rispecchiano. È per questo che nel nostro lavoro sperimentiamo con il movimento e con la luce. Usiamo la tecnologia non per la tecnologia in sé, ma per il contributo che può dare a fare la differenza. Vogliamo mettere in luce la tecnologia che sviluppiamo ed essa diventa uno degli aspetti dell’opera, che si fonde naturalmente con l’esperienza. Non sta nascosta in una scatola.
RN:
Crediamo che tutte le soluzioni dei grandi problemi che minacciano il mondo esistano già. Non sempre, ma spesso si basano su nuove tecnologie inventate da persone che non sono capaci di far conoscere le loro invenzioni al grande pubblico. Uno dei nostri grandi obiettivi è coinvolgere l’industria della tecnologia con l’industria della creatività in funzione di sviluppi anticipatori più sostenibili. Per esempio collaboriamo con Intel e con BMW alla creazione di uno stormo di droni a funzione poetica invece di collegarlo a qualcosa di negativo. In quanto esseri umani siamo formati a reagire a quello che ha un influsso su di noi. Per favore, cominciamo tutti a pensare a un futuro positivo. È una profezia che si autoavvera cui dobbiamo fare attenzione.

Studio Drift:

Franchise Freedom


Qual è stato il punto di partenza di questo progetto?

La scultura volante, realizzata in collaborazione con BMW, è un’opera d’arte performativa al punto d’incontro tra tecnologia, scienza e arte. È un prodigio tecnologico e un’esperienza estetica da mozzare il fiato: un buon esempio di come rendere possibile l’impossibile e riflettere positivamente sulla nuova tecnologia. Il che, per fortuna, è una cosa in cui i nostri partner sono bravi. All’inizio siamo rimasti affascinati dagli storni e dalla bellezza del comportamento dei loro stormi, e poi dalle domande che ne nascevano. Perché questi uccelli si comportano così, che cosa li guida? Vediamo negli uccelli un simbolo di libertà ma, a mano a mano che trascorrevamo più tempo a osservare questi stormi di storni, cominciavamo a chiederci se fossero davvero liberi. Ogni individuo deve reagire istantaneamente ai movimenti di tutti i suoi vicini, per potersi muovere dentro lo stormo. Contemporaneamente ogni individuo cerca di stare al centro del gruppo per motivi di sicurezza personale. Agli occhi di un osservatore le configurazioni che questi uccelli creano insieme sono ogni volta affascinanti. Abbiamo catturato il comportamento dello storno prima in un’installazione luminosa interattiva intitolata Flylight, elaborata a partire dal 2007. È stato possibile grazie a un algoritmo che genera reazioni autonome a stimoli ambientali: le luci si muovono attraverso un gruppo di elementi di vetro come se fossero uno stormo di volatili. Durante lo sviluppo di Flylight abbiamo iniziato a chiederci se si potesse creare questo movimento senza vincoli statici, letteralmente senza fili. Le luci, invece di muoversi attraverso gli elementi di vetro, avrebbero dovuto muoversi liberamente in uno spazio tridimensionale. E per questo siamo arrivati ai droni. Quando abbiamo iniziato a lavorare all’idea, nel 2008, la tecnologia necessaria era ben lontana dall’essere progredita. I droni erano appena in via di sviluppo. Oggi, a dieci anni di distanza e grazie ai nostri partner Intel e BMW siamo finalmente in grado di realizzare quest’opera.


Come risolve lo Studio Drift, in questo progetto, il delicato equilibrio tra il gruppo e l’individuo?

La libertà, in una società che opera in funzione della maggioranza del gruppo, è un concetto che si può affrontare seguendo determinate regole. Questa in sé è una grande contraddizione. L’individuo deve fare dei sacrifici per raggiungere questa condizione tanto ambita, e questo sacrificio di compromesso è, in fin dei conti, ciò che distrugge totalmente e assolutamente il nostro senso di libertà. Questa contraddizione si traduce bene nel comportamento degli stormi di storni. Quel che si svolge davanti ai nostri occhi quando si guarda uno stormo di storni è esattamente quel che facciamo quotidianamente tutto il giorno. Il gruppo sembra libero ma l’individuo non lo è. La libertà vera e propria, in un gruppo, è un’illusione di cui ci autoconvinciamo. Dobbiamo renderci conto che, in una struttura sociale che comporta sacrifici, la scelta è solamente e autonomamente in contrapposizione con noi. Franchise Freedom tratta di questo comportamento.

Studio Drift: Fragile Future


Che cos’è la libertà per lo Studio Drift?

La libertà è un’idea, un desiderio, un’ispirazione, qualcosa verso cui tendere, una forza che stimola il progresso e l’evoluzione. La libertà è una parte importante dell’essere vivi, dell’essere umani. Gioca un gran ruolo nella nostra vita, ma in fin dei conti non è una condizione di libertà totale. Comunque questo sforzo umano, con i sacrifici e i compromessi che dobbiamo mettere in atto per farlo funzionare per tutti, si traduce bene nel comportamento degli stormi di storni. Quel che si svolge davanti ai nostri occhi quando osserviamo uno stormo è esattamente quel che facciamo noi tutto il giorno, per tutta la vita. È la vita. Ed è il motivo per cui tutti comprendiamo, osserviamo – e osservarli ci piace – gli stormi di storni. Da artisti cerchiamo di arrivare al punto di avere altrettanta libertà e altrettante possibilità di creare le nostre opere, ma per arrivarci dobbiamo sacrificare moltissimo tempo, sonno, amicizie e vita privata. Nella nostra mente ci figuriamo le cose più belle di quanto non siano in realtà. Abbiamo bisogno di questa illusione per raggiungere i nostri obiettivi. Lo stesso vale per la libertà. In un sistema la tensione verso la libertà può generare la costrizione. È una cosa cui occorre stare ben attenti e di cui essere ben consapevoli.

Lonneke Gordijn e Ralph Nauta – Studio Drift. Photo J.W. Kaldenbach
Lonneke Gordijn e Ralph Nauta – Studio Drift. Photo J.W. Kaldenbach

Un sogno impossibile che vi piacerebbe realizzare?
No, cercheremo sempre di rendere possibile l’impossibile. Dobbiamo solo scegliere con intelligenza le nostre battaglie. Rifletterci può essere una buona cosa. Liberare la società dall’idea che l’adeguamento del comportamento crei libertà. È un’illusione.

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