Tutte le mostre da vedere questa primavera a Milano

Una selezione di mostre tra fondazioni, istituzioni culturali e gallerie – con qualche tappa anche fuori città – per scoprire gli appuntamenti da non perdere a Milano durante la primavera secondo Domus.

1. Man Ray: M for Dictionary, Gió Marconi, dall’11 aprile al 24 luglio 2026 Con “M for Dictionary”, Fondazione Marconi e Gió Marconi dedicano una grande retrospettiva a Man Ray nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Curata da Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, la mostra esplora l’intera produzione dell’artista – fotografia, disegno, oggetti e dipinti – mettendo al centro il pensiero linguistico del celebre artista come chiave di lettura della sua ricerca. Come un vero e proprio dizionario visivo, il percorso indaga le relazioni tra parole, immagini e oggetti attraverso cinque sezioni tematiche, richiamando anche il ciclo “Alphabet for Adults”. Ironico e sperimentale, Man Ray trasforma l’arte in un gioco linguistico capace di fondere dimensione concettuale e visiva. Un secondo allestimento presenta opere di artisti contemporanei di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – che dialogano con questa eredità, evidenziando l’attualità dell’approccio di Man Ray.

Courtesy Gió Marconi

2. Romane de Watteville. I’ll miss you when I scroll away, Istituto Svizzero, dal 15 aprile al 4 luglio 2026 La sede milanese dell’Istituto Svizzero presenta la prima mostra personale in Italia di Romane de Watteville, “I’ll miss you when I scroll away”, un progetto concepito appositamente per gli spazi dell’istituzione. L’esposizione si configura come un’installazione ambientale composta da una serie di paraventi modulari dipinti su entrambi i lati, che articolano lo spazio in un percorso quasi labirintico. La pittura figurativa dell’artista combina riferimenti alla storia dell’arte, al cinema, alla moda e alla cultura visiva contemporanea, generando immagini che riflettono la frammentazione percettiva propria dell’ambiente digitale. Tra scenari che evocano la fine di una festa e accumuli di oggetti, le composizioni di Romane de Watteville rimandano a una dimensione sospesa tra opulenza ed entropia, interrogando la velocità con cui immagini, memorie ed emozioni vengono consumate e dimenticate nella cultura visiva contemporanea.

Romane de Watteville, For All Tomorrow's Parties, 2022. Courtesy l'artista e Ciaccia Levi, Parigi-Milano. Foto: Aurélien Mole

3. Pietro Roccasalva. Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, MASSIMODECARLO, dal 5 marzo al 19 aprile 2026 Con “Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi”, Pietro Roccasalva presenta la sua prima mostra personale negli spazi milanesi della galleria MASSIMODECARLO. Il progetto riunisce nuovi dipinti insieme a soggetti ricorrenti del suo universo iconografico: paesaggi immaginari, nature morte paradossali e una serie di figure enigmatiche – un bambino dai capelli incolti, una bambina con la bambola, una sposa con una racchetta insolita, una madre con una cornucopia. Le opere riflettono sulla capacità della pittura di mettere in relazione il tempo individuale con la lunga durata delle immagini. Nelle composizioni di Roccasalva confluiscono riferimenti alla mitologia, alla letteratura e alla cultura popolare – come Pierino Porcospino, personaggio nato dalla mente di Heinrich Hoffmann – trasformati da elementi autobiografici e da frammenti di vita quotidiana. Al centro del racconto visivo affiora il tema sfuggente del tempo, che nell’immaginazione di Roccasalva non scorre in modo lineare ma precipita, come la mongolfiera ricorrente nei suoi dipinti. In questa estetica gravitazionale, l’esperienza individuale e l’autobiografia diventano veicoli attraverso cui immagini e tradizioni continuano a trasmettersi nel tempo.

Pietro Roccasalva, Il Bravo (A Ventriloquist), 2026. Courtesy l'artista e MASSIMODECARLO

4. The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits, Fondazione Ica, dal 19 marzo al 23 maggio 2026 “The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits” mette in dialogo due installazioni ambientali concepite come stanze: “Jean Cocteau” (2003–2014) di Marc Camille Chaimowicz e un nuovo intervento site-specific di Dozie Kanu. Il progetto riflette sui temi del doppio, dell’eredità e della trasmissione delle forme, attivando una genealogia che attraversa la figura di Jean Cocteau e dei due artisti. Più che una ricostruzione filologica, la mostra si configura come luogo di interscambio: due ambienti autonomi che dialogano a distanza, trasformandosi come superfici riflettenti. Accanto all’installazione storica di Chaimowicz, l’intervento di Kanu introduce un campo di relazioni e presenze che espande l’opera originaria, mentre una proiezione de “Il testamento di Orfeo” (1960) completa il progetto.

Marc Camille Chaimowicz, 2012, Tate Modern. Foto: Andy Keate

5. Cao Fei. Dash, Fondazione Prada, dal 9 aprile al 28 settembre 2026 Fondazione Prada presenta “Dash”, il nuovo progetto multimediale dell’artista cinese Cao Fei, che combina fotografia, videoinstallazione, realtà virtuale, documentario e materiali d’archivio. La mostra, che si articola nello spazio del Podium, nasce da una ricerca condotta negli ultimi anni nelle campagne della Cina meridionale e nordoccidentale e nel Sud-Est asiatico, indagando lo sviluppo della cosiddetta smart-agricolture. Attraverso questo lavoro, Cao Fei esplora le trasformazioni del settore agricolo globale, segnato da cambiamento climatico, scarsità d’acqua e spopolamento delle aree rurali. Il progetto riflette su come algoritmi e tecnologie digitali stiano ridefinendo il rapporto tra lavoro, territorio e produzione alimentare, mettendo in tensione conoscenze tradizionali e sistemi automatizzati e aprendo interrogativi sulle implicazioni sociali, ecologiche e culturali della rivoluzione tecnologica.

Cao Fei Dash (still), 2026. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”

6. Social Unrest, Matta, dal 13 aprile al 12 settembre “Social Unrest”, a cura di Niccolò Gravina con la ricerca storica di Zoé Samudzi, indaga le rivolte contemporanee mettendole in relazione con una costellazione di precedenti storici per riflettere sulle cause strutturali dei conflitti sociali. La mostra riunisce nuove produzioni di artisti internazionali come Tony Cokes, Satoshi Fujiwara e Sung Tieu, insieme a lavori recenti di Alessandro Di Pietro e Hannah Black. L’allestimento, concepito dallo studio Sabotage Practice, introduce una struttura simile a una barricata che attraversa lo spazio espositivo, suggerendo una lettura frammentaria e critica dei fenomeni di protesta e delle loro implicazioni politiche.

Artwork Tony Cokes "It's Just A Matter Of Time" for the exhibition in PalaisPopulaire in Berlin-Mitte, Germany, via Wikimedia Commons

7. Marco Fusinato. The Only True Anarchy is That of Power, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, dal 31 marzo al 7 giugno 2026 La primavera del PAC Padiglione d'Arte Contemporanea si apre con una mostra monografica dell’artista e musicista Marco Fusinato, la cui pratica intreccia arti visive e sperimentazione sonora. Curata da Diego Sileo, l’esposizione segna il ritorno dell’artista in Italia dopo la partecipazione alla Biennale Arte del 2022 per il Padiglione Australia. Il percorso si concentra su tre progetti in corso che esplorano il rumore come linguaggio artistico e come esperienza fisica. Fusinato utilizza la chitarra elettrica e sistemi di amplificazione per generare frequenze improvvisate che investono lo spazio e il corpo dello spettatore, trasformando il suono in una forma di scultura temporale. Fulcro della mostra è “DESASTRES”, la monumentale performance-installazione presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia e sviluppata come un’azione continua in cui immagini e suono si sincronizzano, dando vita a un ambiente immersivo e intensamente percettivo.

Marco Fusinato. DESASTRES, 2024, Performance di due giorni sullo schermo LED più grande al mondo (12 x 88 metri) Now or Never Festival, Nant   Studios, Melbourne. Per gentile concessione dell'artista e PALAS, Sydney

8. Villiam Miklos Andersen. Smooth Operator, Fondazione Elpis, dal 27 febbraio al 14 giugno 2026 Con “Smooth Operator”, l’artista danese Villiam Miklos Andersen presenta la sua prima mostra personale in Italia, un progetto che indaga i sistemi economici contemporanei attraverso una prospettiva queer. Attraverso scultura, installazione e dispositivi relazionali, Andersen osserva ambienti di lavoro segnati da culture e norme maschili, interpretando gli oggetti come strumenti che modellano comportamenti sociali e dinamiche di appartenenza. Distribuita su tre piani, la mostra riflette sull’idea di comfort come prodotto istituzionale che definisce chi può accedere al benessere e a quali condizioni. Gli spazi mettono in relazione dimensioni solitamente separate – lavoro e festa, cura e recupero, aree operative e sociali – mentre materiali, luci, profumi e superfici trasformano oggetti standardizzati in esperienze sensoriali. L’intero percorso espositivo è concepito come uno spazio di attraversamento, in cui il pubblico è invitato a esplorare forme alternative di relazione tra corpo, ambiente e sistemi di controllo.

Smooth Operator, Villiam Miklos Andersen, Veduta dell'installazione, Fondazione Elpis, Foto: Agostino Osio

9. Buhlebezwe Siwani. uYana umhlaba, Consonni Radziszewski, dal 27 marzo – 30 maggio 2026 Per inaugurare il nuovo spazio milanese, Consonni Radziszewski presenta “uYana umhlaba”, prima mostra personale in Italia dell’artista sudafricana Buhlebezwe Siwani. Il progetto riunisce un nuovo ciclo di dipinti polimaterici che sviluppa la ricerca avviata con la serie “Inkanyamba”, esplorando memoria, territorio e identità attraverso paesaggi astratti e stratificati. Realizzate con tessuti cuciti, pigmenti, resina e altri materiali simbolici, le opere evocano i paesaggi dell’infanzia dell’artista in Sudafrica durante l’apartheid. Oro, acqua e sapone – elementi ricorrenti nella sua pratica – richiamano la storia delle miniere di Soweto, i rituali di purificazione e le tensioni tra spiritualità africana e tradizione cristiana. Ne emergono superfici complesse, in cui storia personale, memoria collettiva e riflessione sul colonialismo si intrecciano in forme astratte e intense.

Buhlebezwe Siwani. Izintaba, 2023 Soap on canvas 160 × 200 cm Courtesy l'artista e Consonni Radziszewski

10. Depero Space to Space, Museo Bagatti Valsecchi, dal 13 febbraio al 2 agosto 2026 Al Museo Bagatti Valsecchi la mostra “Depero Space to Space” mette in scena un dialogo inedito tra la visione collezionistica dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e la ricerca di Fortunato Depero. Il progetto esplora il comune desiderio di abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo, trasformando le sale della casa museo in una narrazione in cui epoche, linguaggi e visioni si sovrappongono. Le opere di Depero, integrate nell’ambiente neorinascimentale ideato dai due baroni milanesi, non si impongono come presenze estranee ma si mimetizzano nello spazio, sostituendo o affiancando oggetti e arredi storici. Ne nasce un percorso immersivo in cui memoria e progetto convivono, suggerendo una continuità ideale tra la casa d’arte futurista di Rovereto e la casa-museo milanese.

Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 - Rovereto, TN, 1960) Cavalli sulla corda, 1948 - particolare olio su tavola, 95 x 82 cm Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © Fortunato Depero, by SIAE 2026

11. Bruce Gilden. A Closer Look, Museo di Santa Giulia, dal 27 marzo al 23 agosto 2026 Il Museo di Santa Giulia dedica “A Closer Look”, prima grande monografica italiana su Bruce Gilden, tra i pionieri della street photography e membro di Magnum Photos. Curata da Denis Curti e inserita nel programma di Brescia Photo Festival, la mostra presenta circa ottanta fotografie che ripercorrono la ricerca dell’autore tra ritratti frontali, reportage urbani e immagini degli esordi. Fulcro del percorso è la serie “Faces” (2013–2024), in cui l’uso diretto del flash restituisce una visione intensa e senza mediazioni dei volti incontrati nelle metropoli contemporanee. Accanto a questi lavori recenti, fotografie in bianco e nero realizzate tra New York, Haiti, Giappone ed Europa testimoniano l’evoluzione di uno sguardo che unisce confronto ravvicinato e forte tensione narrativa. Il progetto si completa con l’installazione site-specific “Grace / Grazia” alla Pinacoteca Tosio Martinengo, ampliando il dialogo tra fotografia e tradizione artistica.

Fellini, Coney Island, New York City, USA. 1969 © Bruce Gilden / Magum Photos

12. Fivefold Tuning Platea | Palazzo Galeano, Lodi, dal 20 marzo 2026 Dal 20 marzo 2026 Platea | Palazzo Galeano presenta “Fivefold Tuning”, progetto curatoriale di Giovanna Manzotti che trasforma il programma espositivo in un percorso unitario costruito per stratificazioni e relazioni tra opere. Pensato come un processo di “accordatura” a cinque voci, il progetto prende avvio il 20 marzo 2026 con l’intervento di Liliana Moro, che stabilisce il ritmo e l’atmosfera entro cui si inseriranno i lavori degli artisti emergenti Federica Balconi, Lorena Bucur, Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo. La vetrina si trasforma in uno spazio dinamico di risonanza, capace di riflettere la transitorietà della città e di attivare un dialogo continuo tra linguaggi e sensibilità diverse. Le opere convivono e si modificano nel tempo, costruendo un racconto espositivo in evoluzione in cui prossimità, ascolto e tensione condivisa definiscono l’esperienza del pubblico.
 

Liliana Moro. Via Lucis, 2025 Palo in ferro verniciato di giallo, lampada di segnalazione per imbarcazioni con luce modificata a segnalazione Morse, h 800 cm. Credito fotografico Lorenzo Palmieri

Con la fioritura delle magnolie di Piazza Tommaseo e le giornate che tornano ad allungarsi, Milano entra nella stagione primaverile, un periodo caratterizzato da una ricchissima programmazione culturale. Tra mostre già aperte nelle scorse settimane – molte delle quali già segnalate in precedenza, come “The New American West: Photography In Conversation” da 10 Corso Como, le mostre di Palazzo Reale da Kiefer a Mapplethorpe – e nuove inaugurazioni in arrivo, Milano si mette in moto per uno dei momenti più densi dell’anno, con Art Week e Design Week che, come ogni anno, animeranno il mese di aprile.

Alexei Riboud Central El Paso. El Paso, Texas, USA, 2024

Fondazioni, istituzioni e gallerie contribuiscono insieme a costruire un sistema espositivo diffuso e articolato, capace di alternare progetti curatoriali collettivi, come la proposta di Matta, personali dedicate ad artisti emergenti, grandi nomi della storia dell’arte contemporanea – come Man Ray alla Galleria Gió Marconi – e percorsi di ricerca più sperimentali, come il progetto di Cao Fei per Fondazione Prada. 

Non mancano anche alcuni appuntamenti a meno di un’ora di treno dalla Stazione Centrale: il nuovo progetto curatoriale di Platea | Palazzo Galeano a Lodi, e il Museo di Santa Giulia a Brescia che presenta una monografica dedicata a Bruce Gilden.

Domus ha selezionato le mostre da non perdere nei prossimi mesi a Milano, tra inaugurazioni e progetti già avviati, che accompagneranno la città verso la bella stagione.

Immagine di apertura: Cao Fei Dash (still), 2026. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”

1. Man Ray: M for Dictionary, Gió Marconi, dall’11 aprile al 24 luglio 2026 Courtesy Gió Marconi

Con “M for Dictionary”, Fondazione Marconi e Gió Marconi dedicano una grande retrospettiva a Man Ray nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Curata da Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, la mostra esplora l’intera produzione dell’artista – fotografia, disegno, oggetti e dipinti – mettendo al centro il pensiero linguistico del celebre artista come chiave di lettura della sua ricerca. Come un vero e proprio dizionario visivo, il percorso indaga le relazioni tra parole, immagini e oggetti attraverso cinque sezioni tematiche, richiamando anche il ciclo “Alphabet for Adults”. Ironico e sperimentale, Man Ray trasforma l’arte in un gioco linguistico capace di fondere dimensione concettuale e visiva. Un secondo allestimento presenta opere di artisti contemporanei di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – che dialogano con questa eredità, evidenziando l’attualità dell’approccio di Man Ray.

2. Romane de Watteville. I’ll miss you when I scroll away, Istituto Svizzero, dal 15 aprile al 4 luglio 2026 Romane de Watteville, For All Tomorrow's Parties, 2022. Courtesy l'artista e Ciaccia Levi, Parigi-Milano. Foto: Aurélien Mole

La sede milanese dell’Istituto Svizzero presenta la prima mostra personale in Italia di Romane de Watteville, “I’ll miss you when I scroll away”, un progetto concepito appositamente per gli spazi dell’istituzione. L’esposizione si configura come un’installazione ambientale composta da una serie di paraventi modulari dipinti su entrambi i lati, che articolano lo spazio in un percorso quasi labirintico. La pittura figurativa dell’artista combina riferimenti alla storia dell’arte, al cinema, alla moda e alla cultura visiva contemporanea, generando immagini che riflettono la frammentazione percettiva propria dell’ambiente digitale. Tra scenari che evocano la fine di una festa e accumuli di oggetti, le composizioni di Romane de Watteville rimandano a una dimensione sospesa tra opulenza ed entropia, interrogando la velocità con cui immagini, memorie ed emozioni vengono consumate e dimenticate nella cultura visiva contemporanea.

3. Pietro Roccasalva. Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi, MASSIMODECARLO, dal 5 marzo al 19 aprile 2026 Pietro Roccasalva, Il Bravo (A Ventriloquist), 2026. Courtesy l'artista e MASSIMODECARLO

Con “Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi”, Pietro Roccasalva presenta la sua prima mostra personale negli spazi milanesi della galleria MASSIMODECARLO. Il progetto riunisce nuovi dipinti insieme a soggetti ricorrenti del suo universo iconografico: paesaggi immaginari, nature morte paradossali e una serie di figure enigmatiche – un bambino dai capelli incolti, una bambina con la bambola, una sposa con una racchetta insolita, una madre con una cornucopia. Le opere riflettono sulla capacità della pittura di mettere in relazione il tempo individuale con la lunga durata delle immagini. Nelle composizioni di Roccasalva confluiscono riferimenti alla mitologia, alla letteratura e alla cultura popolare – come Pierino Porcospino, personaggio nato dalla mente di Heinrich Hoffmann – trasformati da elementi autobiografici e da frammenti di vita quotidiana. Al centro del racconto visivo affiora il tema sfuggente del tempo, che nell’immaginazione di Roccasalva non scorre in modo lineare ma precipita, come la mongolfiera ricorrente nei suoi dipinti. In questa estetica gravitazionale, l’esperienza individuale e l’autobiografia diventano veicoli attraverso cui immagini e tradizioni continuano a trasmettersi nel tempo.

4. The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits, Fondazione Ica, dal 19 marzo al 23 maggio 2026 Marc Camille Chaimowicz, 2012, Tate Modern. Foto: Andy Keate

“The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits” mette in dialogo due installazioni ambientali concepite come stanze: “Jean Cocteau” (2003–2014) di Marc Camille Chaimowicz e un nuovo intervento site-specific di Dozie Kanu. Il progetto riflette sui temi del doppio, dell’eredità e della trasmissione delle forme, attivando una genealogia che attraversa la figura di Jean Cocteau e dei due artisti. Più che una ricostruzione filologica, la mostra si configura come luogo di interscambio: due ambienti autonomi che dialogano a distanza, trasformandosi come superfici riflettenti. Accanto all’installazione storica di Chaimowicz, l’intervento di Kanu introduce un campo di relazioni e presenze che espande l’opera originaria, mentre una proiezione de “Il testamento di Orfeo” (1960) completa il progetto.

5. Cao Fei. Dash, Fondazione Prada, dal 9 aprile al 28 settembre 2026 Cao Fei Dash (still), 2026. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”

Fondazione Prada presenta “Dash”, il nuovo progetto multimediale dell’artista cinese Cao Fei, che combina fotografia, videoinstallazione, realtà virtuale, documentario e materiali d’archivio. La mostra, che si articola nello spazio del Podium, nasce da una ricerca condotta negli ultimi anni nelle campagne della Cina meridionale e nordoccidentale e nel Sud-Est asiatico, indagando lo sviluppo della cosiddetta smart-agricolture. Attraverso questo lavoro, Cao Fei esplora le trasformazioni del settore agricolo globale, segnato da cambiamento climatico, scarsità d’acqua e spopolamento delle aree rurali. Il progetto riflette su come algoritmi e tecnologie digitali stiano ridefinendo il rapporto tra lavoro, territorio e produzione alimentare, mettendo in tensione conoscenze tradizionali e sistemi automatizzati e aprendo interrogativi sulle implicazioni sociali, ecologiche e culturali della rivoluzione tecnologica.

6. Social Unrest, Matta, dal 13 aprile al 12 settembre Artwork Tony Cokes "It's Just A Matter Of Time" for the exhibition in PalaisPopulaire in Berlin-Mitte, Germany, via Wikimedia Commons

“Social Unrest”, a cura di Niccolò Gravina con la ricerca storica di Zoé Samudzi, indaga le rivolte contemporanee mettendole in relazione con una costellazione di precedenti storici per riflettere sulle cause strutturali dei conflitti sociali. La mostra riunisce nuove produzioni di artisti internazionali come Tony Cokes, Satoshi Fujiwara e Sung Tieu, insieme a lavori recenti di Alessandro Di Pietro e Hannah Black. L’allestimento, concepito dallo studio Sabotage Practice, introduce una struttura simile a una barricata che attraversa lo spazio espositivo, suggerendo una lettura frammentaria e critica dei fenomeni di protesta e delle loro implicazioni politiche.

7. Marco Fusinato. The Only True Anarchy is That of Power, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, dal 31 marzo al 7 giugno 2026 Marco Fusinato. DESASTRES, 2024, Performance di due giorni sullo schermo LED più grande al mondo (12 x 88 metri) Now or Never Festival, Nant   Studios, Melbourne. Per gentile concessione dell'artista e PALAS, Sydney

La primavera del PAC Padiglione d'Arte Contemporanea si apre con una mostra monografica dell’artista e musicista Marco Fusinato, la cui pratica intreccia arti visive e sperimentazione sonora. Curata da Diego Sileo, l’esposizione segna il ritorno dell’artista in Italia dopo la partecipazione alla Biennale Arte del 2022 per il Padiglione Australia. Il percorso si concentra su tre progetti in corso che esplorano il rumore come linguaggio artistico e come esperienza fisica. Fusinato utilizza la chitarra elettrica e sistemi di amplificazione per generare frequenze improvvisate che investono lo spazio e il corpo dello spettatore, trasformando il suono in una forma di scultura temporale. Fulcro della mostra è “DESASTRES”, la monumentale performance-installazione presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia e sviluppata come un’azione continua in cui immagini e suono si sincronizzano, dando vita a un ambiente immersivo e intensamente percettivo.

8. Villiam Miklos Andersen. Smooth Operator, Fondazione Elpis, dal 27 febbraio al 14 giugno 2026 Smooth Operator, Villiam Miklos Andersen, Veduta dell'installazione, Fondazione Elpis, Foto: Agostino Osio

Con “Smooth Operator”, l’artista danese Villiam Miklos Andersen presenta la sua prima mostra personale in Italia, un progetto che indaga i sistemi economici contemporanei attraverso una prospettiva queer. Attraverso scultura, installazione e dispositivi relazionali, Andersen osserva ambienti di lavoro segnati da culture e norme maschili, interpretando gli oggetti come strumenti che modellano comportamenti sociali e dinamiche di appartenenza. Distribuita su tre piani, la mostra riflette sull’idea di comfort come prodotto istituzionale che definisce chi può accedere al benessere e a quali condizioni. Gli spazi mettono in relazione dimensioni solitamente separate – lavoro e festa, cura e recupero, aree operative e sociali – mentre materiali, luci, profumi e superfici trasformano oggetti standardizzati in esperienze sensoriali. L’intero percorso espositivo è concepito come uno spazio di attraversamento, in cui il pubblico è invitato a esplorare forme alternative di relazione tra corpo, ambiente e sistemi di controllo.

9. Buhlebezwe Siwani. uYana umhlaba, Consonni Radziszewski, dal 27 marzo – 30 maggio 2026 Buhlebezwe Siwani. Izintaba, 2023 Soap on canvas 160 × 200 cm Courtesy l'artista e Consonni Radziszewski

Per inaugurare il nuovo spazio milanese, Consonni Radziszewski presenta “uYana umhlaba”, prima mostra personale in Italia dell’artista sudafricana Buhlebezwe Siwani. Il progetto riunisce un nuovo ciclo di dipinti polimaterici che sviluppa la ricerca avviata con la serie “Inkanyamba”, esplorando memoria, territorio e identità attraverso paesaggi astratti e stratificati. Realizzate con tessuti cuciti, pigmenti, resina e altri materiali simbolici, le opere evocano i paesaggi dell’infanzia dell’artista in Sudafrica durante l’apartheid. Oro, acqua e sapone – elementi ricorrenti nella sua pratica – richiamano la storia delle miniere di Soweto, i rituali di purificazione e le tensioni tra spiritualità africana e tradizione cristiana. Ne emergono superfici complesse, in cui storia personale, memoria collettiva e riflessione sul colonialismo si intrecciano in forme astratte e intense.

10. Depero Space to Space, Museo Bagatti Valsecchi, dal 13 febbraio al 2 agosto 2026 Fortunato Depero (Fondo, TN, 1892 - Rovereto, TN, 1960) Cavalli sulla corda, 1948 - particolare olio su tavola, 95 x 82 cm Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero © Fortunato Depero, by SIAE 2026

Al Museo Bagatti Valsecchi la mostra “Depero Space to Space” mette in scena un dialogo inedito tra la visione collezionistica dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e la ricerca di Fortunato Depero. Il progetto esplora il comune desiderio di abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo, trasformando le sale della casa museo in una narrazione in cui epoche, linguaggi e visioni si sovrappongono. Le opere di Depero, integrate nell’ambiente neorinascimentale ideato dai due baroni milanesi, non si impongono come presenze estranee ma si mimetizzano nello spazio, sostituendo o affiancando oggetti e arredi storici. Ne nasce un percorso immersivo in cui memoria e progetto convivono, suggerendo una continuità ideale tra la casa d’arte futurista di Rovereto e la casa-museo milanese.

11. Bruce Gilden. A Closer Look, Museo di Santa Giulia, dal 27 marzo al 23 agosto 2026 Fellini, Coney Island, New York City, USA. 1969 © Bruce Gilden / Magum Photos

Il Museo di Santa Giulia dedica “A Closer Look”, prima grande monografica italiana su Bruce Gilden, tra i pionieri della street photography e membro di Magnum Photos. Curata da Denis Curti e inserita nel programma di Brescia Photo Festival, la mostra presenta circa ottanta fotografie che ripercorrono la ricerca dell’autore tra ritratti frontali, reportage urbani e immagini degli esordi. Fulcro del percorso è la serie “Faces” (2013–2024), in cui l’uso diretto del flash restituisce una visione intensa e senza mediazioni dei volti incontrati nelle metropoli contemporanee. Accanto a questi lavori recenti, fotografie in bianco e nero realizzate tra New York, Haiti, Giappone ed Europa testimoniano l’evoluzione di uno sguardo che unisce confronto ravvicinato e forte tensione narrativa. Il progetto si completa con l’installazione site-specific “Grace / Grazia” alla Pinacoteca Tosio Martinengo, ampliando il dialogo tra fotografia e tradizione artistica.

12. Fivefold Tuning Platea | Palazzo Galeano, Lodi, dal 20 marzo 2026 Liliana Moro. Via Lucis, 2025 Palo in ferro verniciato di giallo, lampada di segnalazione per imbarcazioni con luce modificata a segnalazione Morse, h 800 cm. Credito fotografico Lorenzo Palmieri

Dal 20 marzo 2026 Platea | Palazzo Galeano presenta “Fivefold Tuning”, progetto curatoriale di Giovanna Manzotti che trasforma il programma espositivo in un percorso unitario costruito per stratificazioni e relazioni tra opere. Pensato come un processo di “accordatura” a cinque voci, il progetto prende avvio il 20 marzo 2026 con l’intervento di Liliana Moro, che stabilisce il ritmo e l’atmosfera entro cui si inseriranno i lavori degli artisti emergenti Federica Balconi, Lorena Bucur, Diana Lola Posani e Andrea Di Lorenzo. La vetrina si trasforma in uno spazio dinamico di risonanza, capace di riflettere la transitorietà della città e di attivare un dialogo continuo tra linguaggi e sensibilità diverse. Le opere convivono e si modificano nel tempo, costruendo un racconto espositivo in evoluzione in cui prossimità, ascolto e tensione condivisa definiscono l’esperienza del pubblico.