Christo e Jeanne-Claude, la più grande scultura al mondo potrebbe non esistere mai

Tra guerra in Medio Oriente e mancate autorizzazioni, The Mastaba — l’enorme scultura da 410mila barili progettata nel deserto di Abu Dhabi — resta sospesa, mentre una mostra in Germania racconta tutti i progetti mai realizzati di Christo e Jeanne-Claude.

La più grande scultura al mondo potrebbe non esistere mai. Nel deserto di Abu Dhabi, “The Mastaba” — il progetto monumentale da 410.000 barili colorati immaginato da Christo e Jeanne-Claude — è oggi più lontano che mai dalla realizzazione. Mentre nel Golfo Persico, in pochi giorni, tonnellate di petrolio vanno letteralmente in fiamme a causa della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, e Abu Dhabi da meta turistica diventa luogo da cui fuggire, il destino dell’opera appare sempre più incerto.

Era infatti nel deserto che circonda la capitale degli Emirati Arabi Uniti che Christo Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon avevano progettato, nel 1977, di costruire la loro unica opera permanente: la più grande scultura al mondo, in termini di volume, costituita da 410.000 barili colorati, alta 150 metri e larga dai 300 ai 225. Tuttavia, non è ancora possibile sapere se, a causa dell’attuale situazione mediorientale, l’opera rimarrà davvero incompiuta.

The Mastaba of Abu Dhabi (Project for United Arab Emirates). Property of the Estate of Christo V. Javacheff. Photo: Wolfgang Volz © 1979 Christo and Jeanne-Claude Foundation.

Nel frattempo, a far conoscere i progetti di Christo e Jeanne-Claude che non hanno mai visto la luce ci pensa la mostra “Christo and Jeanne-Claude: un|realized”, che, in collaborazione con la Fondazione Christo e Jeanne-Claude di New York, aprirà il 4 aprile al Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster. Essendo l’unico museo tedesco dedicato al lavoro del grande pittore spagnolo, non manca la proposta della coppia di rivestire una statua di Picasso, il Busto di Sylvette situato all’interno del campus della New York University: una delle molte opere rimaste allo stato di idea e mai concretizzate.

L’opera fa parte di quella categoria di progetti di cui la coppia aveva realizzato solo pochi collage e disegni, ma non aveva mai provato a realizzarlo chiedendo le autorizzazioni.

 Matthias Koddenberg

Come racconta a Domus il curatore dell’ampia esposizione Matthias Koddenberg, storico dell’arte, autore di numerosi volumi dedicati a Christo e Jeanne-Claude, con i quali ha lavorato molti anni, “l’opera fa parte di quella categoria di progetti di cui la coppia aveva realizzato solo pochi collage e disegni, ma non aveva mai provato a realizzarlo chiedendo le autorizzazioni”. Vi è poi una seconda categoria di progetti, prosegue, “quella in cui gli artisti si sono impegnati a fondo per ottenere il permesso, a volte per molti anni”, a cui appartiene invece il progetto per Over the River, che, anticipa, “occuperà la parte principale della mostra: dai primissimi studi, quando nemmeno il fiume sul quale realizzarlo era stato definito, agli schizzi di Christo messi su carta con l’idea iniziale di ricoprire un fiume con un altro ‘fiume di tessuto’, fino ad arrivare ai grandi disegni fatti quindici anni dopo, che mostrano tutti i dettagli, l’evoluzione del concetto iniziale e i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni di lavoro”.

Tutto ciò che non è mai stato costruito

L’idea della mostra nasce con l’obiettivo ambizioso di “costruire un’esposizione che fosse diversa da tutte quelle realizzate finora in Germania negli ultimi anni”, afferma Koddenberg: “Abbiamo pensato che una via potesse essere far conoscere al pubblico quello che Christo e Jeanne-Claude non hanno mai potuto, o voluto, realizzare nel corso della loro lunga carriera”. Infatti, la coppia è nota soprattutto per i progetti realizzati, largamente fotografati e celebrati; e, nonostante ci siano già stati alcuni allestimenti di questo tipo in gallerie private, “questa è la prima volta in un museo pubblico tedesco: poche persone conoscono tutti quei progetti mai realizzati, per questo crediamo che l’idea sia un modo davvero speciale per far conoscere il loro lavoro”.

Matthias Koddenberg, curatore di “Christo and Jeanne-Claude: un|realized”

Non esiste ancora un numero esatto dei progetti non realizzati, rivela il curatore, “perché su alcuni Christo e Jeanne-Claude hanno lavorato moltissimi anni; di altri, invece, abbiamo soltanto uno o due disegni preparatori e li conosciamo solo grazie a lettere e corrispondenze”. Tuttavia, in totale si stima siano “una cinquantina”, di cui circa la metà sarà presente nel percorso espositivo, che partirà dai primi lavori degli anni Sessanta fino al principale progetto mai realizzato, ma ancora in progress, come The Mastaba, che dovrebbe essere l’ultimo progetto a vedere la luce per opera della Fondazione Christo and Jeanne-Claude.

Per la complessità dell’opera, dopo la morte di Jeanne-Claude nel 2009 e di Christo nel 2020, il condizionale è sempre stato d’obbligo e oggi, con la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, lo è ancora di più. Quando potremo vedere realizzata The Mastaba? Secondo Koddenberg “ancora non si sa. Christo e Jeanne-Claude iniziarono il lavoro nel 1977 e l’opera è in uno stadio molto avanzato. Tuttavia, non c’è ancora un’approvazione definitiva, sebbene la Fondazione si stia occupando di portare avanti questo aspetto. Si tratta dell’ultimo lavoro per il quale Christo aveva preso tutte le decisioni, sia dal punto di vista estetico sia ingegneristico, e la Fondazione ha tutte le carte per poterlo realizzare, dal momento che era sua volontà portarlo a termine”.

The Floating Piers
Christo, Floating Piers (Project for Lake Iseo, Italy). Collage 2015. 55,9 x 43,2 cm. Matita, pastello a cera, smalto, fotografia di Wolfgang Volz, dati tecnici e campione di tessuto. Photo André Grossmann © Christo 2015

Per ora, a restituire la misura dell’enorme mole di lavoro, tempo, dedizione e pazienza della celebre coppia sarà il percorso al Kunstmuseum Pablo Picasso di Münster, che darà il senso dell’inizio e di come le loro idee si siano progressivamente evolute. L’esposizione, prosegue lo storico dell’arte, “si estenderà su due piani, per un totale di seicento metri quadrati, e comprenderà circa cento lavori su un arco di circa sessant’anni, partendo dagli inizi, con i primi oggetti avvolti e foto di Christo e Jeanne-Claude al lavoro nel loro studio”.

Quando i progetti falliscono (anche dopo 25 anni)

Come detto, tra i progetti più famosi non realizzati in mostra vi è Over the River, a cui la coppia cercò di dare forma a partire dal 1992. È stato uno dei progetti più travagliati, al punto che nel 2017, dopo venticinque anni, Christo decise di rinunciare all’idea, “nonostante avesse tutti i permessi per realizzarla”, precisa il curatore. “Tuttavia, chi si opponeva all’opera avviò una causa contro il governo americano per aver dato il via libera e, dopo anni di dure dispute legali, Christo decise di abbandonare tutto”. Per chi sogna di poterla vedere un giorno realizzata, resta però una questione decisiva: “nessuno — secondo Koddenberg — sarebbe disposto a rifare tutto l’iter autorizzativo e, inoltre, non c’è questa volontà da parte della Fondazione”.

Quando arrivo in un luogo, lo disturbo delicatamente per un certo periodo di tempo.

Christo

Per l’importanza di Over the River, oltre all’ampio spazio dedicato al progetto, la mostra presenterà anche un cortometraggio che permetterà di “comprendere appieno cosa abbia significato per i due artisti tentare di realizzarlo: dalle discussioni alle riunioni, dalle audizioni pubbliche alla progettazione, fino ai test a grandezza naturale”.

“Over the River” dall'archivio Domus. Domus 790, febbraio 1997

Tra le opere per cui non era stato ancora avviato l’iter autorizzativo, il pubblico troverà anche l’idea di ‘impacchettare’ il Duomo di Colonia, documentata da disegni e collage. “Il progetto nacque nel 1980 — prosegue lo storico dell’arte — quando la coppia fu invitata a una mostra collettiva dedicata alle prospettive degli artisti contemporanei sulla Cattedrale di Colonia, la terza più alta al mondo”. Un altro progetto interessante è quello della statua di Cristoforo Colombo a Barcellona, “per la quale, negli anni Settanta, la coppia cercò strenuamente di ottenere l’autorizzazione. Dopo dieci anni e due dinieghi da parte dei sindaci, nel 1984 arrivò finalmente l’assenso. Tuttavia, si rifiutarono di proseguire perché avevano perso interesse per questa idea ma, soprattutto, perché erano molto vicini a realizzare il progetto per The Pont-Neuf Wrapped a Parigi e avevano appena ideato ‘The Umbrellas’, che si estendeva su due continenti, in Giappone e negli Stati Uniti”.


Come raccontavano a Burt Chernow nell’unica biografia autorizzata, “il carattere temporaneo di un’opera d’arte crea un sentimento di fragilità, di vulnerabilità e di necessità di essere vista, così come la sensazione di poter svanire, perché sappiamo che domani non ci sarà più. La qualità dell’amore e della tenerezza che gli esseri umani hanno verso ciò che non durerà […] è una qualità che vogliamo dare al nostro lavoro come caratteristica estetica aggiuntiva”.

L’arte che esiste proprio perché può non esistere

Questo carattere di precarietà spiega anche i molti progetti non realizzati, i cui ostacoli tra idea e messa in pratica sono sempre stati numerosi, come conferma Koddenberg: “All’inizio, quando Christo e Jeanne-Claude non erano ancora famosi, la gente non capiva cosa avessero in mente, li considerava due maniaci newyorkesi, dei pazzi, e non si fidava di loro. In seguito, negli anni Ottanta e Novanta, con la realizzazione di molti progetti, le persone hanno imparato a conoscerli e a constatare che erano in grado di portare a termine le loro idee”.

Christo and Jeanne-Claude discuss The Pont Neuf Wrapped project with the mayor of Paris, Mr. Jacques Chirac. Paris, February 21, 1982. Photo: Wolfgang Volz © 1982 Christo and Jeanne-Claude Foundation

Allo stesso tempo, quel successo è diventato un’ulteriore difficoltà, come accaduto per Over the River, dove chi prendeva le decisioni, incalzato da cittadini ed elettori contrari, ha ostacolato l’iniziativa.

Abbiamo pensato che una via potesse essere far conoscere al pubblico quello che Christo e Jeanne-Claude non hanno mai potuto, o voluto, realizzare.

 Matthias Koddenberg

Talvolta, le difficoltà tra gli artisti e il pubblico derivavano anche dal fatto che non volevano mai parlare del messaggio delle loro opere. “I loro progetti — ricorda il curatore — erano sempre e solo collegati alla bellezza e alla gioia che le persone avrebbero provato guardandoli o attraversandoli”. Altre volte, i loro lavori suscitavano avversione tra i critici, che li consideravano inutili e senza senso, ma questo “era esattamente ciò che Christo e Jeanne-Claude volevano: l’arte per loro non aveva uno scopo se non quello di essere arte. E di essere bella, oppure non bella”.

Vista della mostra “Christo and Jeanne-Claude: un|realized”, Kunstmuseum Pablo Picasso, Münster, 4 aprile-28 giugno 2026

Coloro che nel 2016 hanno visitato The Floating Piers sul Lago d’Iseo proveranno forse una certa nostalgia nel ripensare a quei progetti oggi visibili solo nelle fotografie di Wolfgang Volz. Ma che cosa raccontano della coppia i progetti non realizzati? “Ci parlano della loro incredibile capacità immaginativa”, spiega Koddenberg, “di quante idee hanno sviluppato. La mostra è un modo per entrare nel loro archivio, vedere come queste idee siano cresciute e cambiate nel tempo e come il loro focus si sia spostato: dall’arte pubblica urbana al paesaggio, dall’avvolgimento di oggetti alle grandi strutture territoriali, fino agli edifici”.

La Mastaba (Progetto per Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti). Christo, disegno 2013 in due parti. Collezione privata. Foto André Grossmann© 2013 Christo and Jeanne-Claude Foundation

Pur dichiarando di detestare la propaganda — anche per il passato di Christo, fuggito nel 1956 dalla Bulgaria comunista — i due artisti hanno avvolto edifici simbolo del potere, dal Reichstag di Berlino all’Arc de Triomphe di Parigi. “Un significato molto forte”, conferma Koddenberg: “scegliendo edifici specifici, ne ereditavano il significato, amplificando la storia di quei luoghi senza aggiungere nulla”.

Dal 6 al 28 giugno, la mostra di Münster si intreccerà con l’installazione dell’artista JR a Parigi, La Caverne du Pont Neuf, visitabile in occasione dei quarant’anni di The Pont Neuf, Wrapped. “Racconterà molti aspetti”, anticipa il curatore: tra questi, il fatto che il primo ponte che la coppia voleva rivestire non era quello parigino, ma Ponte Sant’Angelo a Roma. Non ottenuto il permesso, si spostarono su Parigi, prima sul Ponte Alessandro III e poi, definitivamente, sul Pont-Neuf, che sembrò loro “il più attraente dal punto di vista estetico”. Nel 1975 iniziarono a lavorarci; nel 1985 il progetto divenne realtà.

Come diceva Christo: “Quando arrivo in un luogo, lo disturbo delicatamente per un certo periodo di tempo”.

Mostra:
“Christo and Jeanne-Claude: un|realized”
A cura di:
Matthias Koddenberg
Dove :
Kunstmuseum Pablo Picasso, Münster
Date:
4 aprile-28 giugno 2026

Immagine di apertura: Christo nel suo studio con i lavori preparatori per La Mastaba. New York, 15 aprile 2012. Foto Wolfgang Volz© 2012 Christo and Jeanne-Claude Foundation

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