Quando pensiamo all’automazione, la associamo spesso alla fabbrica, alla logistica, alle auto a guida autonoma. Ma è Marshall McLuhan a ricordarci che l’agricoltura fu la prima tecnologia inventata dall’uomo per procurarsi cibo. È il luogo originario della produzione, dove si intrecciano clima, lavoro, risorse e territorio.
È qui, nell’agricoltura, che si misurano alcune delle tensioni più evidenti del nostro tempo: da un lato, la promessa di efficienza, precisione e controllo; dall’altro, la rarefazione della presenza umana, la dipendenza dalle infrastrutture tecnologiche e la trasformazione del lavoro agricolo in gestione dei dati. È questo il campo che l'artista Cao Fei esplora da tre anni, attraverso una ricerca condotta tra Cina e Sud-est asiatico.
È da questa osservazione ravvicinata che nasce Dash, il progetto che ora presenta alla Fondazione Prada. La mostra nasce dall’analisi dello sviluppo della smart agriculture: droni, irrigazione automatizzata, raccolta meccanizzata, sensori, software, nuovi protocolli di coltivazione. Ma il punto non è elencare le tecnologie. Piuttosto, il punto è capire cosa succede quando il rapporto con la terra viene mediato da schermi, algoritmi e sistemi di controllo remoto.
La domanda che attraversa tutto il progetto è tanto semplice da formulare quanto difficile da sciogliere: chi lavorerà, e come, nell’agricoltura del futuro? Cao Fei la pone al centro della mostra, senza giri di parole.
Nel 2023, durante una visita a una super farm in Cina, racconta: “Mi sono accorta che non c’era praticamente alcun essere umano nei campi.” Al loro posto, droni in volo, veicoli automatizzati, irrigazione e raccolta automatiche. “Quel futuro fantascientifico era già lì, era presente.”
La mostra non si limita a descrivere questa trasformazione in termini tecnici. L’agritech, infatti, nel progetto non è solo una questione di produttività, ma incide sul commercio del cibo, sulla logistica, sui mercati globali, sull’organizzazione del territorio.
Uno dei nuclei più incisivi, sottolinea l'artista, è l’attrito tra innovazione e rito: "Durante la ricerca nel Sud-est asiatico, l’artista ha visto contadini vietnamiti accendere bastoncini d’incenso per i droni, donne cambogiane legare nastri rossi di buon auspicio ai dispositivi, comunità che continuano a proiettare sulle macchine aspettative, paure, forme di protezione simbolica".
"Non importa quanto avanzata diventi la tecnologia, le persone hanno ancora bisogno di un modo per affrontare il loro disagio".
Al piano terra, tra granaio, tempio, postazione di lavoro e realtà virtuale, il paesaggio agricolo si mostra come uno spazio ibrido, dove l’automazione convive con forme arcaiche di devozione e memoria. Al piano superiore, documenti, libri, interviste e materiali d’archivio arricchiscono questo percorso, mostrando che la modernizzazione agricola non è un evento recente, ma una lunga costruzione politica e culturale.
- Mostra:
- Cao Fei: Dash
- Quando:
- dal 9 aprile al 28 settembre 2026
- Dove:
- Fondazione Prada, Milano
