Mariupol, dalla devastazione a “Dubai del Donbass”: le foto di Gabriele Micalizzi

Nella città la battaglia tra Russia e Ucraina è finita, ma si combatte ancora una guerra: quella ideologica, che passa anche per l’architettura.

L’ingegnere capo Vasily Novonakhatov della società Modul Center di San Pietroburgo supervisiona i lavori sul tetto del teatro di Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Il centro di Mariupo

Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione

Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

La facciata del Teatro Drammatico di Mariupol riaperto a tre anni dalla strage di civili

Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Una chiesa in ricostruzione nel centro di Mariupol, nei pressi del teatro. Dopo essere stata bombardata, molte persone hanno utilizzato le catacombe della chiesa come rifugio

Foto Gabriele Micalizzi

Un operaio sposta un cartello durante i lavori di asfaltatura

Foto Gabriele Micalizzi

La nuova stazione ferroviaria della città di Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Una nuova casa in costruzione a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

In questa casa ristrutturata si vedono ancora i segni delle schegge di mortaio che l’hanno colpita durante la battaglia

Foto Gabriele Micalizzi

Una barricata costruita contro un muro dell'acciaieria Azovstal utilizzando veicoli distrutti

Foto Gabriele Micalizzi

Le rovine dell'acciaieria Azovstal

Foto Gabriele Micalizzi

Le rovine dell'acciaieria Azovstal

Foto Gabriele Micalizzi

Un ponte distrutto nel distretto dell’acciaieria Azovstal

Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol

Foto Gabriele Micalizzi

Un ingegnere durante i rilievi. Sullo sfondo un edificio in ristrutturazione

Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio in un nuovo quartiere costruito vicino all'acciaieria Azovstal

Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo complesso di edifici residenziali costruito vicino alle rovine dell'Azovstal

Foto Gabriele Micalizzi

Mariupol nel 2022 era al centro della cronaca internazionale. Tra i principali teatri dei combattimenti dopo l’invasione russa dell'Ucraina, è stata una delle prime città a essere attaccate nel Donbass - la regione industriale dell’Ucraina orientale contesa dal 2014.  L'assedio durato tre mesi, dal 24 febbraio al 20 maggio, ha mietuto, secondo le autorità ucraine, circa 21mila vittime tra i civili e ha lasciato la città devastata: piena di fosse comuni, senza accesso alle reti idrica, elettrica e telefonica, i suoi edifici frastagliati dai buchi dei bombardamenti aerei.  

La celebre torre dell’orologio, completamente restaurata. Era stata distrutta completamente durante la battaglia di Mariupol

Da allora Mariupol è sotto occupazione russa e rientra nella regione amministrativa della Repubblica Popolare di Doneck (Dnr), una delle quattro entità separatiste del Donbass riconosciute dalla Federazione Russa.  Ma oggi Mariupol è anche qualcos’altro: è la città che Mosca vuole trasformare in una località balneare sul Mar d’Azov, e il luogo in cui si sta sperimentando una delle più vaste (e discusse) operazioni di ricostruzione urbana in Europa dal secondo dopoguerra. Lo racconta a Domus Gabriele Micalizzi, fotoreporter italiano e membro fondatore del collettivo Cesura, che ha fotografato in esclusiva per noi la città che vuole diventare la “Dubai del Donbass”.  

Il più grande cantiere d’Europa

“Da noi arriva ancora l’idea di una città completamente distrutta. Non è vero: Mariupol oggi è un cantiere a cielo aperto”, dice Micalizzi. “Nel 2022, durante l'assedio, ho visto cadaveri ancora per terra e persone che già pulivano i vetri”, racconta. “In mezzo ai palazzi distrutti, due bambine sono andate a buttare la carta delle caramelle nel cestino”.

Un saldatore nella piazza davanti al Teatro drammatico di Mariupol, uno dei luoghi-simbolo dell’assedio del 2022

Restituire un quadro univoco di quanto sia stato distrutto — e di conseguenza di quanto si stia ricostruendo — durante l'assedio che ha dilaniato Mariupol è complesso. È però certo che la ricostruzione è iniziata immediatamente dopo la fine del conflitto urbano, nel maggio del 2022, e che procede a un ritmo impressionante.

Da noi arriva ancora l’idea di una città completamente distrutta. Non è vero: Mariupol oggi è un cantiere a cielo aperto.

Gabriele Micalizzi

Scuole, ospedali e abitazioni sono state le prime infrastrutture a essere ricostruite. La popolazione, drasticamente diminuita durante l’assedio, è oggi in crescita: molti residenti sono tornati, mentre nuovi abitanti arrivano. La nuova politica prevede prezzi calmierati e mutui agevolati. “Chi lavora per l’esercito o per il governo russo può ottenere tassi agevolati tra lo 0 e il 2% per comprare casa”, racconta Micalizzi. Negli ultimi tre anni, secondo le autorità locali, la popolazione sarebbe addirittura raddoppiata.

Il coro canta durante la messa: si distinguono le parti restaurate e le integrazioni sugli affreschi. La Chiesa ortodossa “Tempio della Santa Trinità” di Mariupol è stato gravemente danneggiato dall'assedio del 2022

Numerose inchieste, tuttavia, insistono sull'esproprio delle abitazioni degli ucraini, l'impossibilità per alcuni residenti originari di rientrare in città e la sua russificazione. Tra tutte, quella del New York Times e l’indagine indipendente di Bellingcat – la piattaforma di giornalismo investigativo fondata nel 2014 da Eliot Higgins - del novembre 2025 descrivono la ricostruzione come un processo intrecciato alla normalizzazione dell’occupazione. 

Da città industriale a città di mare

Nel 2024 è stato approvato un Piano Generale per la ricostruzione della città, che si allunga fino al 2035. A mostrarne a Micalizzi le oltre duecento pagine di progetti, render e pianificazioni è il nuovo sindaco russo di Mariupol, Anton Viktorovich Koltsov, che si definisce un “manager della città” più che un politico. È lui a spiegare che l’obiettivo è rendere Mariupol una città “modello del Donbass”, capace di dimostrare che “la normalità è tornata”, anche nei nuovi territori occupati e annessi alla Russia.

“Vogliamo che Mariupol sia riconosciuta come città di mare”, dice Koltsov. “Due chilometri di lungomare da un lato e due e mezzo dall’altro. Hotel, ristoranti, spiagge, resort per bambini. Il mare è basso, caldo, adatto alle famiglie”.

Acciaieria Azovstal: il celebre complesso siderurgico che si estende fino al centro città, dove durante la battaglia si era asserragliato il Battaglione Azov

I finanziamenti arrivano da più fonti: investimenti privati, fondi statali e della Dnr. “C’è un grande movimento di soldi: vogliono farla diventare un po’ come Dubai”, dice Micalizzi. 

Riplasmare Mariupol, come facevano i Romani

Durante la battaglia di Mariupol, i palazzoni sovietici vennero trasformati uno a uno in terreno di guerra, occupati dagli ucraini come postazioni per l’artiglieria pesante e colpiti dai russi come bersagli. Vere e proprie architetture del conflitto, dove “la gente stava negli scantinati mentre sopra le loro teste si combatteva una battaglia”. Per questo, tra le architetture di Mariupol quelle residenziali sono state le più colpite e oggi anche le prime a essere demolite per costruirne di nuove. “In questi casi si fa prima a demolire che a restaurare”, dice Micalizzi quando gli chiediamo quanto del passato ucraino sia rimasto impresso nell'architettura della città, “Quando hai un palazzo di venti piani con dei buchi proprio al centro, dove sono crollate intere file, è impossibile ricostruire e non ne vale la pena”.

Il cantiere del Teatro drammatico di Mariupol, inaugurato il 28 dicembre 2025 dalle autorità russe

Oggi nuovi palazzi vengono eretti dove già esistevano edifici collettivi sovietici, ma con proporzioni diverse: sono più bassi, più larghi, meno verticali. Non una rottura totale con il passato, ma una sua riformulazione controllata. Gli architetti coinvolti arrivano da Mosca e da San Pietroburgo, e il modello implicito è quello della capitale. “Plasmare la città”, dice Micalizzi, “come facevano i romani con le città conquistate”.

Il restauro del Teatro drammatico di Mariupol

Un tipico teatro di epoca sovietica costruito nello stile del realismo socialista al centro della città: è qui che nel marzo 2022 si rifugia un numero elevatissimo di civili ucraini e russi, per sfuggire al fuoco incrociato sulla città. 

Vogliamo che Mariupol sia riconosciuta come città di mare.

Anton Viktorovich Koltsov, sindaco di Mariupol

L’edificio era stato segnalato come rifugio civile: davanti a entrambe le facciate, i rifugiati scrivono a terra “bambini” in russo, nel tentativo di rendere riconoscibile la presenza di minori all'interno della struttura. È qui che il 16 marzo 2022, nonostante tutto, cadono le bombe sganciate dagli aerei di Mosca. Per la comunità internazionale è uno dei crimini di guerra più efferati commessi durante l’invasione; la Russia continua a respingerne la responsabilità.

Nuovi complessi abitativi affacciano sull'acciaieria Azovstal

Quasi quattro anni dopo, il 28 dicembre 2025, il Teatro Drammatico di Mariupol ha festeggiato la sua riapertura con uno spettacolo per il nuovo anno, dopo essere stato completamente restaurato dai russi. 
 
La facciata è rimasta sostanzialmente invariata, mentre la pianta e gli interni sono stati parzialmente modificati. Qui i fondi per la ricostruzione arrivavano direttamente dalla Federazione Russa: ogni architettura pubblica della città occupata, dopotutto, è considerata patrimonio dello Stato.  

Il parco-museo dell’Azovstal

Non tutta Mariupol è un cantiere in attività e i buchi nel piano urbanistico di Mosca sono soprattutto dei buchi ideologici. Il più grande è sicuramente quello dell’acciaieria Azovstal – 11mila metri quadrati di capannoni, edifici e reti sotterranee che si estendono dalla periferia al centro della città. L’enorme complesso siderurgico di epoca sovietica è stato l’epicentro dell’ultima fase dell’assedio: il simbolo della resistenza e l'ultimo nucleo di resistenza di Mariupol dove si erano asserragliati i pochi reparti ucraini rimasti in città, tra tutti il battaglione Azov, l’unità paramilitare ucraina nata all’inizio della guerra del Donbass per combattere le milizie separatiste filorusse. 

Sul lungomare ho fotografato un bar: nello stesso punto, nel 2022, mi era caduto un mortaio vicino. Ora è un posto dove prendere un caffè.

Gabriele Micalizzi

Nell’acciaieria Azovstal il tempo sembra essersi fermato al 2022: l’area è ancora in gran parte distrutta, inaccessibile, minata. “È una zona militare e, al momento, non si può entrare”. I piani sono quelli di trasformarla in un “megaparco con musei annessi”, per ricordare la battaglia – e insieme, forse, controllarne la memoria. 

Un nuovo igloo bar inaugurato sul lungomare di Mariupol, Mar d’Azov

Mariupol è un laboratorio sul futuro della guerra

“Il lavoro continuerà fino a quando tutte le persone avranno il loro appartamento”, ci tiene a sottolineare il sindaco Koltsov, mentre insiste sui concetti di una normalità già ritrovata e di una città sicura. Ma la battaglia sul futuro di Mariupol non si gioca da un solo lato. Nel 2023, prima ancora dell’approvazione del Piano Generale russo, dal governo ucraino arrivava il progetto “Mariupol Reborn”: un progetto di ricostruzione e rigenerazione urbana immaginato per il “dopo”, nel caso in cui la città venisse liberata.  Quella russa e quella ucraina sono due immagini speculari e diversissime della stessa città. Ma andando oltre la propaganda, ci mostrano soprattutto una verità sul futuro della guerra: la ricostruzione, oggi, non serve solo a consolidare una conquista — la costruisce in tempo reale. Non si tratta più di rigenerazioni urbane progettate a guerra finita, ma di masterplan messi in atto mentre ancora si combatte, sulle macerie.

È lo stesso immaginario di escapismo urbano che ritorna nella Gaza Riviera proposta da Donald Trump come rigenerazione dei Territori Palestinesi devastati dall’IDF: in un mondo in cui la guerra sembra essere diventata una presenza permanente, quasi un vicino di casa — anche per un’Europa che pensava di esserne uscita — la ricostruzione è immediata e assume spesso forme di fuga dalla realtà. 
Lungomari e resort per famiglie, aree industriali minate che diventano parchi urbani e teatri con i buchi sulle facciate che inaugurano il nuovo anno: il sogno è quello di un benessere scintillante che ignora ciò che accade a pochi chilometri di distanza.

“Sul lungomare ho fotografato un bar: nello stesso punto, nel 2022, mi era caduto un mortaio vicino. Ora è un posto dove prendere un caffè”, conclude Micalizzi.

L’ingegnere capo Vasily Novonakhatov della società Modul Center di San Pietroburgo supervisiona i lavori sul tetto del teatro di Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Il centro di Mariupo Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Un edificio in ristrutturazione a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

La facciata del Teatro Drammatico di Mariupol riaperto a tre anni dalla strage di civili Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Il cantiere del teatro di Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Una chiesa in ricostruzione nel centro di Mariupol, nei pressi del teatro. Dopo essere stata bombardata, molte persone hanno utilizzato le catacombe della chiesa come rifugio Foto Gabriele Micalizzi

Un operaio sposta un cartello durante i lavori di asfaltatura Foto Gabriele Micalizzi

La nuova stazione ferroviaria della città di Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Una nuova casa in costruzione a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

In questa casa ristrutturata si vedono ancora i segni delle schegge di mortaio che l’hanno colpita durante la battaglia Foto Gabriele Micalizzi

Una barricata costruita contro un muro dell'acciaieria Azovstal utilizzando veicoli distrutti Foto Gabriele Micalizzi

Le rovine dell'acciaieria Azovstal Foto Gabriele Micalizzi

Le rovine dell'acciaieria Azovstal Foto Gabriele Micalizzi

Un ponte distrutto nel distretto dell’acciaieria Azovstal Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio residenziale a Mariupol Foto Gabriele Micalizzi

Un ingegnere durante i rilievi. Sullo sfondo un edificio in ristrutturazione Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo edificio in un nuovo quartiere costruito vicino all'acciaieria Azovstal Foto Gabriele Micalizzi

Un nuovo complesso di edifici residenziali costruito vicino alle rovine dell'Azovstal Foto Gabriele Micalizzi