“L’architettura come simbolo della democrazia”: il nuovo quartiere di Oslo dopo l’attentato del 2011

La demolizione del blocco Y, il salvataggio dei mosaici di Picasso, Hoyblokka e i nuovi edifici: parte da qui la lunga rigenerazione del quartiere governativo di Oslo ad opera di Nordic Office of Architecture. Domus lo ha visitato e ha parlato con gli architetti che, da oltre dieci anni, lavorano al progetto.

Il mattino del 22 luglio 2011 la Norvegia si sveglia in un incubo: un’autobomba esplode nel quartiere governativo di Regjeringskvartalet, nel pieno centro di Oslo; nel pomeriggio, il terrore si spinge all’isola di Utøya, per un bilancio complessivo di 77 vittime e numerosi feriti. Dopo un fisiologico periodo di smarrimento il paese si rialza e decide di ripartire da una strategia sintetizzata nelle parole dell’allora Primo Ministro Jens Stoltenberg: alla violenza si risponde con più democrazia, più apertura, mai ingenuità.

Nordic Office of Architecture, Nuovo Quartiere Governativo, Oslo, Norvegia, 2026. © Hufton+Crow

A dare forma a questa visione è Nordic Office of Architecture, studio con oltre 400 professionisti tra le sedi in Norvegia, Islanda e Danimarca, che ha vinto il concorso per la ricostruzione del quartiere governativo. Il progetto scaturisce da un lato dall’esigenza di concentrare in un unico grande polo l’insieme degli uffici statali distribuiti in città e dall’altro di trasformare un comparto urbano chiuso e autoreferenziale in uno spazio pubblico aperto e attrattivo perché, come afferma Camilla Heier Anglero, partner dello studio, “le persone hanno bisogno delle persone”. Ne abbiamo parlato con gli architetti che, per oltre dieci anni, hanno elaborato e coordinato il progetto, oggi arrivato al completamento della prima fase.

Da enclave istituzionale a spazio pubblico riconnesso alla città

L’area di Regjeringskvartalet è nodale nella storia della Oslo moderna. Il concorso per la progettazione di un nuovo complesso di edifici governativi si concluse, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con la vittoria del progetto di Erling Viksjø, che prevedeva due fabbricati d’ispirazione brutalista attestati attorno ad una piazza lungo l’asse stradale di Akersgata: uno svettante a est, detto Høyblokka (blocco alto), e uno curvilineo e ribassato a nord, detto blocco Y, che ospitava dei murales di Pablo Picasso

Ci è stato chiesto di progettare un quartiere governativo sicuro ma anche [...] un luogo che appartenesse a tutta la Norvegia.

Gudmund Stokke, Nordic Office of Architecture

Nel corso del tempo però la zona è diventata un’enclave amministrativa disconnessa dai ritmi della vita urbana. Nordic Office of Architecture ha ereditato la decisione del Governo, controversa e ferocemente osteggiata dalla comunità, di demolire il blocco Y, edificio di indiscusso valore architettonico che tuttavia, come osserva Knut Hovland, partner e head of design dello studio, “era un ‘tappo’ urbano, fuori scala e con evidenti problematiche di sicurezza per via della sua posizione al di sopra di un tunnel”. 

Nordic Office of Architecture, Nuovo Quartiere Governativo, Oslo, Norvegia, 2026. © Hufton+Crow

Il vuoto generatosi dalla demolizione del fabbricato nel 2020 offre un’opportunità di ricucire alla città un’area che fa da cerniera tra la parte ovest, storicamente di estrazione borghese, e quella est, di tradizione operaia. Come afferma Gudmund Stokke, fondatore dello studio: “ci è stato chiesto di progettare un quartiere governativo sicuro ma anche un luogo dove le persone si sentissero benvenute a passeggiare, sedersi, protestare e ricordare: un luogo che appartenesse a tutta la Norvegia”.

La prima fase del progetto: il recupero di un edificio modernista e i nuovi edifici

Alla sofferta scomparsa di un pregevole edificio modernista, ha fatto eco però la rinascita del suo “fratello maggiore” per sviluppo altimetrico che originariamente insisteva sulla piazza, restituito alla città da Nordic Office of Architecture grazie ad uno scrupoloso restauro filologico: Høyblokka, ora detto blocco H, fa da fondale del comparto spuntando con la sua volumetria imponente ma elegante, scandita da un rigoroso reticolo di facciata in cemento a vista, oltre ai sopravvissuti alberi storici che lo hanno miracolosamente protetto dall’esplosione della bomba.

Nordic Office of Architecture, Nuovo Quartiere Governativo, Oslo, Norvegia, 2026. © Hufton+Crow

Disposti ad anello attorno a Høyblokka, nuovi corpi di fabbrica instaurano con esso un dialogo misurato ma leggibile, dando forma un disegno urbano razionale che definisce le due nuove piazze di Johan Nygaardsvolds plass a nord-ovest ed Einar Gerhardsens plass a sud-est. A nord, un parco terrazzato sfuma la trama edificata offrendo un’oasi verde nel cuore della città. Tra il parco e Johan Nygaardsvolds plass, il blocco A con il fronte vetrato inclinato a sud-ovest vuole suggerire “il nuovo volto della democrazia norvegese attraverso la trasparenza” spiega Fredrik Haukeland, partner associato. A est il blocco D, in posizione retrostante rispetto al blocco A e a Høyblokka, rilegge di quest’ultimo il pattern di facciata nella serrata tessitura reticolare in cemento e nelle aperture in proporzioni auree. 

Sarà una 'macchina decisionale' efficiente ma sarà anche un posto fantastico dove trascorrere il tempo libero ad Oslo.

Knut Hovland, Nordic Office of Architecture

Elemento connettivo di tutti gli edifici è il “cooperation district”, uno spazio comune dedicato al confronto multi-disciplinare tra i ministeri che occupa il primo piano di tutti i fabbricati, tra loro collegati da ponti: come osserva Gudmund Stokke, “un’arena per la cooperazione, perché in un mondo sempre più complesso bisogna approcciarsi ai problemi in modo ‘olistico’, e perché per riunirsi e discutere non si debba più attraversare la città ma bastino solo 5 minuti”.

All’esterno, un disegno fluido degli spazi pubblici e del paesaggio (con le opere di Sla e Bjørbekk & Lindheim) prefigura uno spazio accessibile e inclusivo, dove i confini sono soglie di verde e arredo urbano.


Negli interni, con l’intervento di Id Interior Architects, materiali autoctoni come il granito e il legno, insieme agli arredi di designer locali, sono un omaggio appassionato alla cultura norvegese. La palette materica e figurativa variegata, indifferente agli imperativi del minimalismo e di impeccabile manifattura artigianale, conferisce un calore “domestico” agli spazi, traducendo le atmosfere dense dell’Arts and Crafts nelle trame geometriche dei pavimenti lapidei e nei rivestimenti parietali che alternano cemento e legno. Nei nuovi edifici, i vani scale rivestiti in betulla sono quasi teatrali, per diventare “non solo spazi di transito ma luoghi piacevoli che invitano all’attività fisica” spiega Knut Hovland. Lo stesso approccio è nel restauro delle superfici granulose in cemento delle murature e delle scale vagamente “scarpiane” di Høyblokka. “Gli architetti non amano i pattern” commenta Knut Hovland “ma i pattern arricchiscono l’atmosfera e la decorazione crea una profondità di spazio che il disegno industriale non riesce a garantire”.

Una forte componente artistica

Il programma artistico integrato all’intervento (curato da Koro) è il più grande progetto di arte pubblica norvegese fino ad oggi, con circa 300 opere d'arte nuove e ricollocate, installate all’interno degli edifici e negli spazi pubblici: dal memorial vagamente decostruttivista di Matias Faldbakken, posizionato di fronte a Høyblokka, alla scultura Grass Roots Square di Do Ho Suh in Einar Gerhardsens plass, con 50mila figurine antropomorfe in bronzo che sollevano le lastre di pietra della pavimentazione e, simbolicamente, “il peso della democrazia”, spiega Gudmund Stokke, fino alla pavimentazione su Johan Nygaardsvolds plass, ideata da Jumana Manna e realizzata da scarti di pietra provenienti da cave di tutta la Norvegia. 

Nordic Office of Architecture, Nuovo Quartiere Governativo, Oslo, Norvegia, 2026. © Hufton+Crow

I murales di Picasso recuperati dalla demolizione del blocco Y, invece, sono stati ricollocati sulla facciata sud-ovest e nella hall d’ingresso del blocco A mentre, nella sala di rappresentanza tetraedrica dello stesso edificio, AahkA, l’imponente installazione di Outi Pieski in pali di betulla in omaggio alla cultura Sami, evoca suggestioni di un futurismo indigeno e profumo di bosco scandinavo.

Come sarà il nuovo quartiere governativo una volta terminato

In totale, il progetto prevede la realizzazione di cinque nuovi edifici e il restauro, oltre che di Høyblokka, anche dell’edificio dei primi del ‘900 (blocco G) situato a ovest di Johan Nygaardsvolds plass. “Il nuovo quartiere governativo sarà un luogo istituzionale ma non appariscente, che contribuirà a ricomporre il concetto di democrazia e a fare emergere di nuovo l’orgoglio nazionale”, sostiene Knut Hovland.

Nordic Office of Architecture, Nuovo Quartiere Governativo, Oslo, Norvegia, 2026. © Hufton+Crow

Dopo il completamento della prima fase, che ha riguardato il restauro di Høyblokka, la realizzazione ex novo dei blocchi A e D, del centro culturale e museo dedicato agli eventi del 22 Luglio 2011, di parte del parco e delle piazze adiacenti, il restauro di Høyblokka e l'abbassamento e ricostruzione del tunnel di Hammersborg al di sotto il quartiere governativo, nel 2026 partirà la seconda fase con la costruzione del blocco C, la ristrutturazione del blocco G e il completamento degli spazi pubblici, con fine lavori prevista entro il 2030. La terza fase, con la realizzazione del blocco B ed E, è ancora in fase di approvazione.

A fianco dell’apparato amministrativo, nuovi servizi aperti alla città, caffé, ristoranti, spazi pubblici e aree verdi punteggiate dalle opere d’arte inviteranno la comunità a vivere una quotidianità informale nella zona. “Sarà una 'macchina decisionale' efficiente” conclude Knut Hovland, “ma sarà anche un posto fantastico dove trascorrere il tempo libero ad Oslo, e dove bere una birra d’estate”.

Tutte le immagini: ©Hufton+Crow

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