Istanbul diventerà un’isola. Ma a che prezzo?

Un nuovo canale voluto da Erdoğan taglierà in due la Turchia ridefinendo il traffico navale e la geografia della sua città più importante. Un’opera ambiziosa che potrebbe portare però molti problemi.

È il 2011, quando Erdoğan, al suo terzo mandato da Primo Ministro, parla di tre progetti definendoli “folli”. Tre infrastrutture per trasformare la Turchia per terra, per cielo e per mare. La prima è la Black Sea Coastal Highway, la lunga strada che costeggia il Mar Nero, costruita a partire dagli anni ’80, ma di cui il presidente turco ha inaugurato molti tunnel e i tratti principali; poi l’Istanbul Airport, l’aeroporto più grande d’Europa, operativo dal 2018; il terzo, in costruzione dal 2021, è l’Istanbul Kanal. 

Il lungo corso d’acqua permetterà di collegare il Mar di Marmara al Mar Nero ridistribuendo il traffico navale che oggi si concentra nel Bosforo.
Recep Tayyip Erdoğan

Col nuovo canale, 45 chilometri lineari d’acqua taglieranno la parte europea della Turchia, rendendo la provincia di Istanbul un’isola. Il lungo corso d’acqua voluto da Erdoğan permetterà di collegare il Mar di Marmara al Mar Nero ridistribuendo il traffico navale che oggi si concentra nel Bosforo e che conta il passaggio di 165 navi al giorno.

Decongestionare il traffico del Bosforo significa dimezzare la probabilità di incidenti navali e quindi anche di disastri ambientali. Questo dice Erdoğan. Ma a quale costo?

Il percorso dell'Istanbul Kanal

L’enorme cantiere dell’Istanbul Kanal - per cui si prevede una spesa di almeno due decine di miliardi - procede da nord a sud da quasi cinque anni, cancellando ogni traccia di macchie boschive, campi coltivati e pascoli che da sempre sono il paesaggio e il motore della Tracia Orientale. Le terre (e quindi il lavoro e la vita) espropriate ai residenti e divenute di proprietà dello stato, tornano sul mercato a cifre vertiginose, attirando gli imprenditori che, lungo il nuovo canale, sognano il fiorire di infrastrutture ed edifici. Nella regione, già sovraffollata, si prevede per i prossimi anni un incremento di due milioni di residenti.

La gestione del traffico navale e la riscossione delle entrate non cadrebbero sotto i Trattati di Montreux (1936) che disciplinano soltanto gli stretti naturali garantendo libertà di transito per le navi commerciali e imponendo limiti alle navi militari; essendo un’infrastruttura artificiale sotto piena sovranità turca, l’Istanbul Kanal sarebbe regolato secondo leggi nazionali.

Veduta aerea della Turchia e del canale del Bosforo

Dopo la mega-strada costruita ignorando ogni vincolo e l’aeroporto che ha cancellato un’area paludosa fondamentale per la migrazione degli uccelli, il nuovo canale minaccerebbe non solo gli ecosistemi terrestri, ma anche quelli marini, alterando gli equilibri idrobiologici e la salinità dei due mari e contribuendo al grande “ecocidio” di cui l’opposizione e gli esperti da anni accusano Erdoğan.

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