Luigi Ghirri, il paesaggio dell’architettura

Pur restando un po’ ai bordi, le oltre 350 fotografie di Luigi Ghirri esposte alla Triennale di Milano portano sempre il paesaggio alla ribalta.

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. © Eredi di Luigi Ghirri / Courtesy Editoriale Lotus

C’è una fotografia di Luigi Ghirri che ha dell’audace. Si vede un’automobile in corsa e, sullo sfondo di un paesaggio pianeggiante, inquadrato dal finestrino posteriore della vettura – lo si distingue appena – ecco apparire il cubo rosso del cimitero monumentale di San Cataldo, siamo appena fuori Modena, opera architettonica incompiuta fra le più distintive di Aldo Rossi. La macchina sfreccia, il camposanto appare, scompare subito. Ghirri, lo s’immagina anche lui in auto, guarda dentro l’obiettivo della sua macchina fotografica, e scatta. Per un istante tutto si allinea. In tempi successivi, o precedenti a questo scatto, Ghirri si sarebbe messo a girare tutt’intorno all’ossario, di mattina, di pomeriggio, restituendone la muta mole, il suo ergersi silente nell’ampia pianura, ed, entratovi, e quasi con la testa dentro le tombe vuote, a fotografare il paesaggio di fuori, fazzoletti quadrati, della stessa misura dei loculi, di cielo e di prato.

Copertina di Lotus international 52, 1986
Copertina di Lotus international 52, 1986

È proprio con un servizio sulla “casa dei morti” di Aldo Rossi commissionato da Vittorio Savi che ha inizio nel 1983 la collaborazione, durata un decennio, fra Luigi Ghirri e Lotus International, rivista di urbanistica, architettura e disegno industriale fondata nel 1963 da Bruno Alfieri (appassionato di automobilismo, diede al suo nascente periodico il nome di un’automobile, la Lotus 25). Ed è proprio questa collaborazione fra Ghirri e Lotus che è al centro della mostra “Il paesaggio dell’architettura”, alla Triennale di Milano fino al 26 agosto. “Qui a essere messo in discussione”, dice il presidente della Triennale Stefano Boeri in conferenza stampa, “è il primato dell’architettura all’interno del paesaggio”. Una suggestione che porta a figurarsi l’opera di Ghirri nelle piccole e continue cadute che le sue architetture – chiese, castelli, cimiteri, palazzi – fanno dai loro piedistalli inesistenti. 

Ghirri chiama sempre ripetutamente il paesaggio alla ribalta. Trattenendosi un po’ ai bordi, lo richiama all’impegno del presente (della mutevolezza, della dimenticanza, del fantastico, del mistero). “Fin da bambino”, scrive su un numero di Lotus, “le fotografie che mi piacevano erano quelle di paesaggio intercalate negli atlanti con le carte geografiche. Immancabile, immobile, appariva un piccolo uomo sovrastato dalle cascate del Niagara o sul ciglio di un burrone. Questo omino lo trovavo poi nelle cartoline, che raffiguravano piazze più o meno celebri, arrampicato su monumenti storici, disperso nei ruderi del Foro di Roma o sotto la torre di Pisa […] Mi piaceva l’idea che il fotografo non fosse mai solo, che avesse un amico che attraversava il mondo con lui per scoprirlo e rappresentarlo […] Quando più tardi ho iniziato a fotografare, ho continuato a guardare le fotografie di paesaggio ma non ho più trovato l’omino. […] i luoghi si erano dissolti […], l’omino se ne era andato via, aveva portato con sé la rappresentazione dei luoghi e vi aveva lasciato il loro simulacro”.

Accanto a Boeri siede Pierluigi Nicolin, storico direttore di Lotus. Ricorda come fossero quelli anni in cui la pubblicazione di fotografie a colori generasse più di un mal di pancia, “e difatti pubblicammo la foto di Ghirri dell’automobile e il cimitero in bianco e nero. Pensavo stessimo demolendo Aldo Rossi, così gliela inviai. Ad Aldo piacque moltissimo”. Dagli archivi di Lotus e della Triennale provengono le oltre 350 fotografie di Ghirri esposte in questa mostra, fra stampe originali e lucidi proiettati a parete (Nicolin sottolinea come allora i lavori venissero consegnati in diapositiva), avvicinate ad alcuni fra i più importanti numeri di Lotus. Il curatore, Michele Nastasi, che figura fra i collaboratori di Lotus ed è fotografo, racconta come l’esposizione si snodi attraverso sette capitoli, a partire dal primo, con le foto e i materiali originari di Paesaggio italiano, uno dei Quaderni di Lotus, il più distintivo, pubblicato nel 1989 per la mostra omonima tenutasi a Reggio Emilia. Un altro importante passaggio è quello che raccoglie le fotografie che Ghirri fece alla storica mostra del 1986 per la XVII Triennale di Milano, “Il progetto domestico” (fra i 27 allestimenti quelli di Ettore Sottsass, George Segal, Mario Merz e Rem Koolhaas). L’ultimo, con proiezioni a parete, dà testimonianza del progetto Atlante metropolitano, realizzato sempre per un Quaderno di Lotus; il tema è quello della metropoli, sulle pareti scorrono foto di Ghirri, ma non solo, e di lui alcune rare di paesaggi americani.

L’allestimento è un progetto di Calzoni Architetti. Ha un che di notturno. Per via delle proiezioni, che necessitano il buio, e di alcune insegne al neon colorate, tipo quelle delle tavole calde, che vorrebbero orientare il percorso, con frecce, dall’alto. Pure, la prima foto che s’incontra è notturna (Polignano a mare, 1986): si vedono tre donne voltate di spalle sedute su grossi massi, lo sguardo verso un mare e un cielo nerissimi. Anche se l’idea degli allestitori è quella di contenere tutte le fotografie esposte (che stanno in piedi, una accanto all’altra, su alti piedistalli, le didascalie scritte a matita) in un unico sguardo contemplativo: all’entrata ci viene chiesto di salire alcuni gradini e da lì godere del, diciamo, panorama, come viandanti sul mare di nebbia. A fine percorso sta una gabbia costruita a imitazione della cellula di Sei persone per 72mq che Achille Castiglioni ideò per Il progetto domestico e su cui le fotografie di questa stessa mostra stanno come aggrappate. A fare il percorso inverso, ci si ritrova un po’ come salmoni a risalire la corrente, perché le fotografie ci mostrano ora tutte il loro muto rovescio. Pure, avvicinando il naso, si capisce come lo spettacolo sia anche qui. Nelle note che Ghirri usava appuntare sul retro delle sue fotografie. Lo sguardo gira tutt’attorno, si attarda sui margini. C’è la famosa foto con la torre di Pisa e il marinaio, piazza dei Miracoli in miniatura, Piazza San Prospero a Reggio. I paesaggi sono per lo più deserti. L’architettura si lascia cadere nel momento del climax. Solo ogni tanto appare l’omino amico immobile, sempre di spalle, “sul ciglio del burrone”.

Titolo mostra:
Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura
Date di apertura:
25 maggio – 26 agosto 2018
Sede:
Triennale di Milano
Indirizzo:
viale Alemagna 6, Milano
Curatore:
Michele Nastasi
Progetto di allestimento:
Sonia Calzoni

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