Venezia. I paesaggi di Ghirri dialogano con le sculture di Icaro

Alla Fondazione Querini Stampalia, nell’area Carlo Scarpa, la mostra “Le pietre del cielo” mette a confronto fotografia e scultura (e acqua e architettura). 

Vista della mostra “Le pietre del cielo”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo gerdastudio

“Le pietre del cielo”, alla Fondazione Querini stampali di Venezia, è il secondo atto del programma di ricerca legato al Fondo Luigi Ghirri che mette a confronto fotografia e scultura. Dopo Yona Friedman (nel 2015), questa volta l’invito è stato rivolto allo scultore Paolo Icaro. Le immagini di Ghirri dialogano così con le opere del maestro piemontese: elementi minimali in gesso, pietra e ferro che si flettono e si frantumano.

Come ci spiega la curatrice Chiara Bertola: “Queste sculture sono un disegnare nell’aria, un lavorare su qualcosa che non sta in piedi. Icaro lavora contro il concetto stabile e perentorio di forma, con materiali che si sgretolano e che non riescono a tenere uno statuto formale, quindi l’antimonumento. Riesce a mandare in frantumi e a rovinare quella centralità che la scultura ha sempre occupato nello spazio di tutti i nostri luoghi. Questo decentramento è il lavoro che fa anche Luigi Ghirri con la sua capacità di spostarsi nei rivoli, nella banalità, nel sempre visto della nostra periferia.”

Vista della mostra “Le pietre del cielo”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo gerdastudio
Vista della mostra “Le pietre del cielo”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo gerdastudio

Lo sguardo e la straordinaria sensibilità di Ghirri che indaga il paesaggio alla ricerca di segni e di tracce della storia, si confrontano con le strutture di Icaro che sono costruzioni intime, paesaggi portatili, “indicazioni di spazio” come dice lo stesso scultore e aggiunge “nei fili di acciaio comune arrugginiti e ossidati ho cercato di intrappolare lo spazio, così come si vede intrappolato lo spazio nelle fotografie di Ghirri”.

Vista della mostra “Le pietre del cielo”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo gerdastudio
Vista della mostra “Le pietre del cielo”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo gerdastudio

La mostra è allestita all’interno dell’area Carlo Scarpa e questo innesca un ulteriore dialogo con lo spazio espositivo. In questo ambiente peculiare, progettato da Scarpa negli anni Sessanta, dove l’acqua è l’elemento architettonico distintivo, l’interno e l’esterno si compenetrano e si confondono. Quattro sale che sono quattro luoghi uniti da un percorso fluido attraverso pavimenti che salgono e scendono, dove i riflessi della luce si propagano grazie all’acqua. È qui che le sensibilità di Icaro e Ghirri si misurano e costruiscono una narrazione dinamica. Le sculture in ferro e gesso si fondono sulle geometrie dei pavimenti in calcestruzzo e pietra d’Istria, le lastre di travertino accolgono le immagini dei paesaggi padani. Tutti gli elementi sono in equilibrio, i tre linguaggi diversi si incontrano e rivelano coerenza e armonia.

Luigi Ghirri e Paolo Icaro sono due maestri che con due mezzi diversi si confrontano e si impossessano dello spazio di un altro maestro, riscrivendo una nuova “partitura”.

Ancora una volta, alla Fondazione Querini Stampalia artisti contemporanei sono chiamati a confrontarsi e a dialogare con gli spazi traendone ispirazione. La creazione del Fondo Luigi Ghirri e questa mostra riflettono l’intento di Chiara Bertola, curatrice della Fondazione dal 2004, che è quello di lavorare sulle eredità culturali e far emergere intuizioni e ricerche artistiche molto spesso dimenticate o non viste.

“Sono convinta che l’eredità e quindi il patrimonio che riceviamo debba essere trattato come un patrimonio vivente e non morto o congelato, chiuso in un deposito per essere schedato. È invece un patrimonio che si deve vivere e quasi consumare”. Quando pensa al Fondo Ghirri, Bertola lo immagina “come uno scrigno da cui tirare fuori pensieri, suggestioni inaspettate, che diano la possibilità di lavorare e approfondire la lezione del maestro”. Il fondo di ricerca nasce nel 2015 quando Roberto Lombardi, collezionista d’arte contemporanea, affida alla Fondazione Querini Stampalia un nucleo di fotografie appartenenti alla serie Il profilo delle nuvole. Lavoro nel quale il fotografo emiliano rilegge la Pianura Padana e la racconta seguendo un itinerario dove il ricordo, l’incanto, la memoria e il senso di sospensione sono i sentimenti che animano la lettura del paesaggio.

Titolo mostra:
Le pietre del cielo
Curatori:
Chiara Bertola, Giuliano Sergio
Date di apertura:
11 novembre 2017 – 28 gennaio 2018
Sede:
Fondazione Querini Stampalia
Indirizzo:
Santa Maria Formosa, Castello 5252, Venezia

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