Fala. L’architettura ai tempi di Airbnb

Fala è diventato popolare per i suoi collage naïve. Lo studio portoghese adesso lavora su una vasta gamma di progetti, dal paesaggio alle case per uccelli.

fala, Ilha with a garden, Porto, ongoing

Fala è uno studio di architettura con sede a Porto, diretto da Filipe Magalhães, Ana Luisa Soares e Ahmed Belkhodja. Fondato nel 2013, l’atelier lavora con ottimismo metodico su progetti molto diversi, dai territori alle casette per uccelli.

Avete iniziato la vostra pratica dopo la crisi economica del 2011, che ha colpito duramente il Portogallo. Come avete affrontato la professione durante questo primo periodo?
Facendo un sacco di concorsi soprattutto in Svizzera. Un paio di progetti costruiti, ma soprattutto mostre e installazioni. Porto in quel periodo era piena di edifici abbandonati e fatiscenti. Poi è arrivato il turismo di massa con Ryanair e tutto è cambiato. Al tempo di Airbnb, non avevamo clienti ma la libertà di esplorare i nostri interessi e ossessioni, iniziando a costruire un nostro vocabolario. Abbiamo imparato ad allenare la fantasia con progetti simili, cercando si trovare dettagli significativi in edifici banali.

In portoghese Fala significa “conversazione informale”. Con chi dialogate? Chi sono i vostri clienti tipici?
Beh, fala significa Felipe – Ana Luisa – Ahmed. Il nostro cliente tipico è un investitore da un altro paese a cui non importa nulla dell’architettura. Vogliono solo un paio di digrammi convincenti e metri quadri da vendere.

I vostri collage sono diventati così popolari da essere il vostro segno distintivo. A volte immagine digitale e fotografia si sovrappongono in modo tale che è difficile distinguerli tra loro. Non avete paure di essere ricordati per le vostre immagini ammiccanti piuttosto che per le opere costruite?
Non abbiamo mai puntato solo alla bellezza. Con internet e i social network c’è un chiaro conflitto architettura costruita e rappresentazione. Ma perché dovremmo vergognarci di produrre immagini? L’architettura è impossibile senza la sua rappresentazione. Mentre cerchiamo sviluppare il nostro linguaggio architettonico, facciamo lo stesso con le immagini, plasmando le nostre teorie sulle composizioni, creando le nostre librerie, cercando di trovare un ordine nel disordine. Il disegno stesso diventa un mezzo che definisce la nostra identità come studio. Le immagini riflettono l’architettura e l’architettura riflette le sue immagini. A un certo punto non sappiamo nemmeno dove inizia uno e finisce l’altro.

fala, House under a big roof, Famalicão, Portugal, ongoing
fala, Casa sotto un grande tetto, Famalicão, Portogallo, in corso

Molti dei vostri progetti sono sviluppati nel contesto economico delle sollevazioni portoghesi, che dipendono principalmente dal turismo, favorito da voli low cost. I tuoi progetti sarebbero diversi in un contesto diverso?
Essendo un giovane ufficio, descriviamo la nostra architettura come ingenua e un po’ goffa, post-moderna, intuitiva e retorica. Abbiamo una fascinazione per gli edifici umili, confusionari, non rifiniti. Abbiamo imparato ad amare gli errori e le imperfezioni. Lavorare in contesti differenti ci obbligherebbe a usare strumenti diversi, con clienti nuovi e budget forse più grandi. Ma alla fine la nostra architettura avrebbe la stessa essenza, perché segue quelle che sono i nostri interessi e fascinazioni, i riferimenti che esploriamo costantemente, le architetture, gli elementi e le composizioni che amiamo.

Tradizionalmente l’architettura portoghese è legata al tempo, inteso come elemento di progetto. Souto de Moura sostiene che un edificio duraturo nel tempo è sostenibile e generatore di una memoria collettiva. Quale relazione hanno i vostri progetti con il tempo?
Una risposta molto apatica: fase concettuale, permessi, progetto esecutivo, preventivi, visite al cantiere, foto al progetto concluso. Fine.

Come immaginate l’abitante del futuro?
In realtà il futuro è adesso: affittiamo monolocali, non compriamo più elettrodomestici da cucina, cerchiamo di non avere troppe cose e non possiamo avere un cane, abbiamo paura di essere stanziali e siamo pronti a muoverci in qualsiasi momento.

Questa intervista è parte di “Superdomestico. A dialogue on the new obsession for domesticity”, una ricerca a cura dello studio casatibuonsante architects e ciclo di conferenze promosse e ospitate da Ostello Bello, a Milano. L’obiettivo è quello di analizzare l’ambiente domestico e i suoi cambiamenti rispetto ai meccanismi del sistema economico contemporaneo. La seconda serata si terrà in via Medici 4 il 21 Marzo h: 19:00. Si parlerà di #Superhouse con fala e Fosbury Architecture.

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