Domus 1112 è in edicola

Dai progetti di Sanaa, Snøhetta e Big alla Beirut di Lina Ghotmeh, passando per il dialogo tra Ma Yansong e Thomas Heatherwick, nel numero di maggio di Domus l’architettura non è più una forma statica, ma una partitura in continuo movimento che deve “farci sentire vivi”.

Editoriale / L'architettura è movimento

Testo Ma Yansong

Saggi / Una rivoluzione nel cuore della disciplina I cambiamenti delle dinamiche che regolano l’architettura sono al centro delle riflessioni di Ma Qingyun, convinto che essa venga sempre più creata all’interno dei sistemi che ne regolano la produzione, in una stratificazione di vincoli e attori che determinano nuove forme di azione e valori

Testo Ma Qingyun

Saggi / Che cos'è il movimento? Prendendo le mosse dal proprio vissuto a Beirut, Ghotmeh indica nel movimento la condizione originaria dell’architettura e ne delinea un percorso che attraversa i propri progetti, ma non solo. Nel suo racconto, memoria, natura e materia si trasformano in base a equilibri fragili e mutevoli

Testo Lina Ghotme

Let's Chat to / Thomas Heatherwick Assimilare il movimento – reale o percepito – a un principio progettuale consente di attivare la dimensione emotiva dell’architettura, trasformandola in un’esperienza sensoriale e relazionale. Da questo assunto muove Heatherwick per fare emergere una dimensione narrativa e teatrale che mette in relazione individui e contesto urbano, favorendo forme di interazione e appartenenza

Testo Ma Yansong Foto Yongjoon Choi

Architettura / Taichung green museumbrary Immerso in un parco di 67 ettari, il complesso che riunisce il museo d’arte e la biblioteca pubblica di Taichung è formato da un insieme fluido di otto volumi con forme e altezze diverse che si intersecano in modo dinamico

Testo Julian Worrall

Architettura / Suzhou Museum of Contemporary Art Il museo di Suzhou è un’architettura aperta e invitante, che prende forma dal fluire del pubblico e dell’acqua

Testo Big – Bjarke Ingels Group

Architettura / Qasr Al Hokm Metro Station La nuova stazione della metropolitana di Riad ha diversi livelli collegati visivamente da una struttura aggettante che riflette lo spazio interno ed esterno

Testo Snøhetta

Architettura / Yas + Air Ger Yas Ger e Air Ger reinterpretano le yurte mongole tradizionali, superando l’idea di abitazione fissa in favore di mobilità, flessibilità e adattabilità: la prima è un dispositivo estensibile che modifica la propria configurazione spaziale, la seconda un’unità pneumatica leggera e comprimibile

Testo Ger Architecture

Architettura / Naples Metro Station Emergendo dal basso con una struttura lignea a volta, la copertura della nuova stazione Centro Direzionale della metropolitana di Napoli trasforma lo spazio pubblico in una piazza fluida e biologica 

Testo Embt Architects

Architettura / Prism Shelter Situato alle pendici del monte Changbai, in Cina, questo padiglione è concepito come un dispositivo ottico abitabile volto a generare un nuovo modo di osservare le cose grazie a superfici interne riflettenti e una geometria a prisma 

Testo Space10 Studio

Architettura / Auric Terrain A Pechino, la sinuosa passerella che si snoda nel paesaggio crea un insieme architettonico in costante movimento grazie al rapporto dinamico che si viene a creare tra la struttura, i visitatori e la luce che si riflette sul metallo 

Testo Zhu Yufan, He Yang

Arte / Coded Nature II Nature, lo studio olandese continua l’esplorazione dei complessi codici che regolano i fenomeni del mondo naturale e individua cinque modelli fondamentali di movimento 

Testo Drif

Arte / Comma Tramite una sequenza di azioni, una gigantesca virgola nella Mongolia Interna attiva momenti di senso sospeso

Testo Wei Tao 

Arte / Antagonism Due altalene creano un sistema cinetico speculare che, grazie agli utenti, raggiunge una condizione di equilibrio dinamico

Testo Zhang Ning, Yang Yafei
Foto Fantastic Man

Architettura senza architetti / Paesaggi surreali Le opere dell’uomo e della natura s’intrecciano creando sistemi che lasciano tracce indelebili, paesaggi magnetici e surreali che mostrano quanto il nostro impatto sulla Terra sia significativo

Testo e foto Edward Burtynsky

Storie / È tutta una questione di movimento

Testo Ma Yansong

Il fatto del mese / La fragilità e la permanenza

Testo Walter Mariotti

Grafica / La28, un campo in continua fioritura

Testo Francesco Franchi

Dettagli / Giorgio Jannone Arte e bellezza

Testo Valentina Petrucci

Utopie e distopie / L’architettura del nuovo mondo

Testo Alberto Mingardi

A casa di / Il santuario modernista di Alberto Moravia

Testo  Nanni Delbecchi

Il valore dell’ospitalità / Lasserhaus, fra ontologia del limite e memoria attiva

Testo Walter Mariotti

Cosa deve essere un edificio, nel mondo che abitiamo? Non una forma. Non una funzione. Non un’icona. Domus 1112 arriva in edicola con Ma Yansong come guest editor e con questa domanda come bussola, una domanda che non ammette risposte semplici, e che il numero affronta con la radicalità e la grazia che appartengono ai suoi momenti migliori.

L’architettura, dice Yansong, è movimento. È la maniera in cui i corpi si muovono nello spazio, nel tempo, nella luce e nel suono. Si dice che sia musica congelata, ma la parola “congelata” è sbagliata. Una porta chiusa divide lo spazio come un muro; una rampa lo percorre come una passeggiata nella natura. L’architettura non deve solo soddisfare le necessità umane: deve ispirare. Deve interagire. Incoraggia le transizioni spaziali, dissolve i confini, moltiplica le forme possibili dell’essere umani.

A questa apertura rispondono due saggi. Ma Qingyun rilegge il presente della disciplina come una rivoluzione interna, silenziosa, che si dispiega dentro i sistemi normativi, finanziari, digitali. L’architettura non viene più consegnata alla società, viene negoziata con essa, non è una diminuzione della disciplina, è una redistribuzione della sua intelligenza. Lina Ghotmeh parte invece dalla propria esperienza di crescere a Beirut, città seppellita sette volte e risorta: per lei il movimento non è spostamento, è trasformazione, la capacità di evolversi rimanendo connessi a ciò che ci ha preceduto. L’architettura è sempre una forma di ascolto prima che di costruzione.

Editoriale, Domus 1112, maggio 2026

La conversazione tra Ma Yansong e Thomas Heatherwick è tra le più intense della stagione editoriale. Heatherwick articola una convinzione che attraversa tutto il numero: la professione ha sviluppato un’immagine in cui tutto è sotto controllo, in cui il progettista appare come un burocrate affidabile. Questa idea di razionalità è però inapplicabile, una volta che si constata come gli esseri umani siano guidati da emozioni e sentimenti. Il senso del movimento non è esibizionismo: dà emozione. E l’emozione è il compito più urgente dell’architettura nel secolo della solitudine.

Da qui il numero si apre in un atlante geografico e poetico del movimento nella pratica contemporanea. Il Taichung Green Museumbrary di Sanaa, inaugurato a dicembre 2025 a Taiwan, unisce museo d’arte e biblioteca pubblica in un sistema di otto volumi interconnessi, rampe a spirale e spazi di fusione: lavora sul Neutro — nel senso in cui lo intendeva Roland Barthes, spazi indeterminati, aperti al contingente. Il Suzhou Museum of Contemporary Art di Big è dodici padiglioni che si sciolgono nel paesaggio del Lago Jinji con coperture in acciaio spazzolato che si drappeggia come catenarie.

La stazione Qasr AlHokm di Riad, firmata da Snøhetta, agisce come un periscopio urbano: la copertura riflette la città verso il basso e il sottosuolo verso l’alto, mentre un giardino temperato a trentacinque metri sotto il livello stradale introduce una natura impossibile nel ventre della metropoli. La stazione Centro Direzionale di Napoli, di Benedetta Tagliabue, porta nella città una foresta di legno lamellare che connette il quartiere di Kenzo Tange, isolato e artificiale, figlio degli anni Settanta, alla profondità storica e vulcanica di Napoli. Auric Terrain a Pechino è una passerella sinuosa di oltre 200mila pannelli d’alluminio che si sviluppa come una vena del drago nel paesaggio, dove il movimento è relazione dinamica tra corpo, luce e materia.

L’architettura non viene più consegnata alla società, viene negoziata con essa: non è una diminuzione della disciplina, è una redistribuzione della sua intelligenza.

Tre voci costruiscono il percorso artistico. Drift presenta “Coded Nature II: Vortex”, dove il pubblico assume il ruolo del vento e attiva il sistema. Wei Tao racconta il “Comma Project”: una gigantesca virgola di 35.547 metri quadrati tracciata nella prateria della Mongolia Interna con tessuto geotessile, poi esistita come vettore matematico in Cad, poi trasmessa da un satellite in orbita, tre stati della stessa punteggiatura, tre modi di abitare l’assenza di significato. Cometabolism Studio presenta “Antagonism”: due altalene ricavate dal monkey cart minerario che creano, attraverso il pubblico, un equilibrio dinamico tra trazione e controbilanciamento, la produzione e il tempo libero riconciliate in un gesto.

Diario, Domus 1112, maggio 2026

Curata da Matt Shaw, la sezione Tempi nuovi porta due studi che incarnano le forme contemporanee del movimento. Xing Design lavora con tecnologie emergenti: dalla stazione Yuyuan di Shanghai, con il soffitto di led programmabili che cambia il cielo artificiale secondo le stagioni, al Cloud Engine di Jingdezhen, polo energetico interrato che restituisce alla città un parco. Andblack Design Studio opera nel punto di tensione tra parametricismo occidentale e artigianato locale indiano: la scultura “Vayu”, composta da 4mila pezzi di legno unici che mimano il vento; la Louvered House, con lamelle orientabili per ventilazione naturale e flessibilità d’uso

La sezione Architettura senza architetti è affidata a Edward Burtynsky. Tre immagini, “Highway #1” a Los Angeles, “Coal Train” nel Wyoming, “Tyrone Mine” nel New Mexico, raccontano l’intreccio tra le opere dell’uomo e le forze della natura, producendo paesaggi magnetici e surreali. Il testo è una meditazione sulla scala: se fossimo stati all’altezza della nostra genialità ma avessimo mantenuto la popolazione a livelli sostenibili, potremmo aver avuto tutto. Non è accaduto. La miniera di rame di Tyrone, con i materiali di risulta che assumono colori psichedelici appena esposti all’aria, è uno dei paesaggi più perturbanti che Domus abbia mai ospitato.

Contrordine, Domus 1112, maggio 2026

Il Diario apre con il fatto del mese: due eventi separati da un oceano e da temperamenti opposti che si illuminano a vicenda con una precisione quasi crudele. Il Pritzker Prize 2026 assegnato a Smiljan Radić Clarke, sessanta progetti in trent’anni, studio compatto, nessuna concessione alla scala del gesto, e l’apertura delle David Geffen Galleries al Lacma, coronamento dei diciassette anni di lavoro di Peter Zumthor. Mariotti li legge insieme: non come opposti, ma come due risposte alla stessa domanda, formulate da posizioni radicalmente diverse. Nessuno dei due costruisce per la fotografia. Entrambi costruiscono per il corpo.

L’architettura non deve solo soddisfare le necessità umane: deve ispirare. Deve interagire. Incoraggia le transizioni spaziali, dissolve i confini, moltiplica le forme possibili dell’essere umani.

Seguono le Letture globali: We the Bacteria di Beatriz Colomina e Mark Wigley, che ribalta il paradigma moderno aprendo l’architettura alla coabitazione con i microbi; Cucire universi di Domitilla Dardi, che mostra i legami tra gli schemi dell’uncinetto e le strutture di Pier Luigi Nervi; Architecture Against Architecture di Reinier de Graaf, manifesto in quattordici punti sulla necessità di ripensare come e perché si costruisce oggi; “Roma vietata”, saggio fotografico sulle piazze romane occupate dalle automobili prima delle battaglie per la tutela dei centri storici.

Nel corpo del Diario: Paul Smith riflette sui corrimano, dalla Biblioteca Laurenziana alla casa di Barragán a Città del Messico. Valentina Petrucci firma il ritratto di Giorgio Jannone, presidente di Cartiere Pigna, che racconta il proprio rapporto con l’arte — dalla sindrome di Stendhal agli Uffizi alla “Madonna Litta”. Francesco Franchi analizza l’identità visiva delle Olimpiadi 2028 di Los Angeles: tredici bloom generativi, una palette ispirata all’Uccello del Paradiso, quattro font accostati senza gerarchia fissa.

Alberto Mingardi rilegge Il mondo nuovo di Huxley e si chiede se il racconto distopico del 1932 non alluda a certe scene di questo inizio secolo. Nanni Delbecchi ritrae l’appartamento di Alberto Moravia al Lungotevere della Vittoria — 12mila volumi, maschere africane, undici tele di Schifano, il ritratto di Guttuso con il pullover rosso fuoco, il santuario modernista di un romanziere che è tornato sempre sul luogo del delitto: gli anni Trenta della borghesia italiana. Loredana Mascheroni cura la collezione “Made to Measure” di Herzog & de Meuron per Unifor, presentata al Salone del Mobile 2026, dove il sughero diventa protagonista assoluto. Walter Mariotti firma “Il valore dell’ospitalità” con il Lasserhaus di Bressanone, intervento su una dimora aristocratica del XV secolo, e la riflessione sull’ontologia dell’abitare contemporaneo.

Il Contrordine di Mariotti parte da una fotografia: novembre 1973, Germania, le autostrade vuote per decreto, bambini che corrono in bicicletta sull’asfalto pensato per i motori. Erano i giorni dello shock petrolifero. Oggi, con la crisi dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il venti per cento del petrolio mondiale, siamo di nuovo lì. Il precedente esiste: nel 1973 l’Europa dipendeva dal petrolio mediorientale per circa il settanta per cento del proprio fabbisogno. La differenza, questa volta, è che le alternative esistono. Nel 2025 l’Italia ha installato 7,2 gigawatt aggiuntivi di potenza rinnovabile; secondo Ecco Climate, in un anno potrebbe sostituire oltre l’ottantantacinque per cento del fabbisogno di gas dal Qatar. Il problema non è tecnologico. È una questione di volontà politica e visione culturale. Ogni crisi energetica è, in fondo, una crisi d’immaginazione.

La domanda non è se usciremo da questa crisi, ne usciremo. La domanda è se, per la prima volta in cinquant’anni, avremo l’intelligenza e il coraggio di non tornarci.

Editoriale / L'architettura è movimento Testo Ma Yansong

Saggi / Una rivoluzione nel cuore della disciplina Testo Ma Qingyun

I cambiamenti delle dinamiche che regolano l’architettura sono al centro delle riflessioni di Ma Qingyun, convinto che essa venga sempre più creata all’interno dei sistemi che ne regolano la produzione, in una stratificazione di vincoli e attori che determinano nuove forme di azione e valori

Saggi / Che cos'è il movimento? Testo Lina Ghotme

Prendendo le mosse dal proprio vissuto a Beirut, Ghotmeh indica nel movimento la condizione originaria dell’architettura e ne delinea un percorso che attraversa i propri progetti, ma non solo. Nel suo racconto, memoria, natura e materia si trasformano in base a equilibri fragili e mutevoli

Let's Chat to / Thomas Heatherwick Testo Ma Yansong Foto Yongjoon Choi

Assimilare il movimento – reale o percepito – a un principio progettuale consente di attivare la dimensione emotiva dell’architettura, trasformandola in un’esperienza sensoriale e relazionale. Da questo assunto muove Heatherwick per fare emergere una dimensione narrativa e teatrale che mette in relazione individui e contesto urbano, favorendo forme di interazione e appartenenza

Architettura / Taichung green museumbrary Testo Julian Worrall

Immerso in un parco di 67 ettari, il complesso che riunisce il museo d’arte e la biblioteca pubblica di Taichung è formato da un insieme fluido di otto volumi con forme e altezze diverse che si intersecano in modo dinamico

Architettura / Suzhou Museum of Contemporary Art Testo Big – Bjarke Ingels Group

Il museo di Suzhou è un’architettura aperta e invitante, che prende forma dal fluire del pubblico e dell’acqua

Architettura / Qasr Al Hokm Metro Station Testo Snøhetta

La nuova stazione della metropolitana di Riad ha diversi livelli collegati visivamente da una struttura aggettante che riflette lo spazio interno ed esterno

Architettura / Yas + Air Ger Testo Ger Architecture

Yas Ger e Air Ger reinterpretano le yurte mongole tradizionali, superando l’idea di abitazione fissa in favore di mobilità, flessibilità e adattabilità: la prima è un dispositivo estensibile che modifica la propria configurazione spaziale, la seconda un’unità pneumatica leggera e comprimibile

Architettura / Naples Metro Station Testo Embt Architects

Emergendo dal basso con una struttura lignea a volta, la copertura della nuova stazione Centro Direzionale della metropolitana di Napoli trasforma lo spazio pubblico in una piazza fluida e biologica 

Architettura / Prism Shelter Testo Space10 Studio

Situato alle pendici del monte Changbai, in Cina, questo padiglione è concepito come un dispositivo ottico abitabile volto a generare un nuovo modo di osservare le cose grazie a superfici interne riflettenti e una geometria a prisma 

Architettura / Auric Terrain Testo Zhu Yufan, He Yang

A Pechino, la sinuosa passerella che si snoda nel paesaggio crea un insieme architettonico in costante movimento grazie al rapporto dinamico che si viene a creare tra la struttura, i visitatori e la luce che si riflette sul metallo 

Arte / Coded Nature II Testo Drif

Nature, lo studio olandese continua l’esplorazione dei complessi codici che regolano i fenomeni del mondo naturale e individua cinque modelli fondamentali di movimento 

Arte / Comma Testo Wei Tao 

Tramite una sequenza di azioni, una gigantesca virgola nella Mongolia Interna attiva momenti di senso sospeso

Arte / Antagonism Testo Zhang Ning, Yang Yafei
Foto Fantastic Man

Due altalene creano un sistema cinetico speculare che, grazie agli utenti, raggiunge una condizione di equilibrio dinamico

Architettura senza architetti / Paesaggi surreali Testo e foto Edward Burtynsky

Le opere dell’uomo e della natura s’intrecciano creando sistemi che lasciano tracce indelebili, paesaggi magnetici e surreali che mostrano quanto il nostro impatto sulla Terra sia significativo

Storie / È tutta una questione di movimento Testo Ma Yansong

Il fatto del mese / La fragilità e la permanenza Testo Walter Mariotti

Grafica / La28, un campo in continua fioritura Testo Francesco Franchi

Dettagli / Giorgio Jannone Arte e bellezza Testo Valentina Petrucci

Utopie e distopie / L’architettura del nuovo mondo Testo Alberto Mingardi

A casa di / Il santuario modernista di Alberto Moravia Testo  Nanni Delbecchi

Il valore dell’ospitalità / Lasserhaus, fra ontologia del limite e memoria attiva Testo Walter Mariotti