Si dice che “l’architettura è musica congelata”. Se questo significa che l’architettura è una forma d’arte che ha a che fare con il tempo, posso capirlo. Tuttavia, contesto l’uso della parola ‘congelata’, poiché in realtà essa cambia, si evolve e si muove continuamente: la sua stessa esistenza è questione di movimento.
Dal punto di vista fisico, i materiali da costruzione sono stati storicamente scelti per la loro resistenza e durata, oltre che per ragioni economiche. L’architettura è diventata, tra le altre cose, anche uno strumento per perseguire l’eternità. Tuttavia, sebbene lo scopo potesse essere questo, basterebbero migliaia di anni perché la natura eroda o seppellisca anche i materiali edilizi più robusti. La cosiddetta eternità è semplicemente una misura relativa del tempo.
Accantonando gli aspetti fisici, che risultano pedanti, possiamo affermare che l’architettura abbia come scopo ultimo il movimento dei corpi al suo interno e, quindi, debba dare priorità alla circolazione. Le persone devono camminare e devono potersi sedere, sdraiare e appoggiarsi alle superfici di un edificio: ecco quindi come il loro rapporto con pareti e pavimenti sia in costante cambiamento. Combinandosi con il fattore tempo, ciò crea una relazione dinamica a quattro dimensioni.
L’architettura è musica congelata.
L’architettura dà modo di muoversi attraverso lo spazio, il tempo, la luce e il suono. Soprattutto, è in grado di trasformare i legami. I suoi spazi e le sue forme sono strettamente intrecciate al comportamento, alla psicologia e alle dinamiche sociali e umane: essa ha al proprio centro le relazioni tra le persone. Una porta chiusa divide l’ambiente come un muro continuo, mentre una lastra di vetro porta lo scenario esterno e la luce all’interno. Una scala connette i livelli superiori e inferiori, ma una rampa ha il potere di trasformare questo collegamento in una passeggiata nella natura.
La costruzione e la caduta del Muro di Berlino cambiarono qualcosa di più che il solo paesaggio fisico della città: determinarono anche una trasformazione fondamentale della vita di ciascuno. Nel progetto della Très Grande Bibliothèque di Oma del 1989 (mai realizzato) i piani sono tutti inclinati e curvi, in modo da garantire che i livelli superiori e inferiori non siano più separati, favorendo l’interazione all’interno dell’edificio, che prende quindi vita a partire dal movimento delle persone.
Oltre a soddisfare le necessità umane, l’architettura dovrebbe ispirare le persone e interagire con loro.
Dato che ci si muove continuamente in qualunque struttura, perché sottolineare che anche gli edifici dovrebbero farlo? La risposta è semplice. Oltre a soddisfare le necessità umane, l’architettura dovrebbe ispirare le persone e interagire con loro. Nella planimetria della Brick Country House di Mies van der Rohe del 1924 (non realizzata), le partizioni sono fluide e dinamiche, permettendo magicamente ad ambienti diversi di compenetrarsi a vicenda. I confini tra spazi interni ed esterni, indistinti e interconnessi, offrono maggiore autonomia a chi li abita e, grazie all’esperienza di questa autonomia, libertà d’azione e di spirito.
L’architettura del futuro incoraggerà il movimento in termini di transizioni spaziali tra dentro e fuori, oltre che varie forme di scambio interdisciplinare, mentre i confini saranno sempre più sfumati.
Immagine di apertura: Maggie’s Cancer Caring Centre di Snøhetta. Photo Philip Vilie. Courtesy of Maggie Keswick Jencks Cancer Caring Centres
