È stato appena presentato a Roma il progetto che trasformerà l’iconico Stadio Flaminio progettato da Pier Luigi Nervi nel 1959, manifesto del Brutalismo e del virtuosismo strutturale del suo autore.
Il progetto è firmato da un team composto dall’architetto Pier Luigi Nervi, nipote e omonimo dell’originario progettista, dal professore Domenico D’Olimpio dell’Università La Sapienza per il coordinamento scientifico, dal professore Roberto De Lieto Vollaro dell’Università Roma Tre ed è sotto la regia progettuale dello studio Archea Associati. Come si può intuire dai primi rendering, l'idea è quella di sovrappore alla struttura esistente in cemento armato - che verrà recuperata - un nuovo volume sormontato da una copertura leggera, sostenuta da un esoscheletro che si allinea strutturalmente ed espressivamente ai pilastri sottostanti in cemento.
Il sopralzo consentirà l’ampliamento della capienza da 20mila a 50mila posti, il miglioramento del confort, delle prestazioni acustiche e delle visuali, oltre al riparo dagli agenti atmosferici sia per l’iconico edificio, oggi ammalorato, sia per i tifosi.
Uno sguardo lungimirante è rivolto anche al futuro del quartiere – dove, oltre al Flaminio, insistono anche altri “gioielli” architettonici contemporanei, tra cui l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano e il Maxxi di Zaha Hadid Architects – che troverà nell’impianto rinnovato un polo attrattivo ben oltre i 90 minuti della partita, grazie alla dotazione di servizi, spazi commerciali e per eventi, migliorate soluzioni per l’accessibilità e connessioni con la mobilità dolce.
L’opera dovrebbe essere completata per il Campionato Europeo del 2032, per cui è già stata espressa la manifestazione d'interesse: ora, la palla passa agli uffici di Roma Capitale, per il timbro di approvazione.
Immagine di apertura: Render courtesy Archea
