Ogni anno il Prix Versailles seleziona alcune delle architetture più significative a livello internazionale, guardando agli edifici pubblici come luoghi in cui progetto, cultura e uso collettivo si intrecciano. Per il 2026, la lista dedicata ai World’s Most Beautiful Museums riunisce sette musei inaugurati o aperti di recente, scelti per la capacità di interpretare il museo non solo come luogo di conservazione, ma come spazio narrativo, esperienza immersiva e presenza urbana. Dalla monumentalità desertica di Abu Dhabi alla leggerezza vegetale di Tokyo, dalla memoria ebraica in Lituania alla ricerca sensoriale sul profumo in Cina, la selezione mostra come l’architettura museale contemporanea sia diventata un linguaggio capace di unire tecnologia, paesaggio, memoria e identità. La selezione completa è disponibile nella gallery.
I 7 musei più belli del mondo oggi: non sono più edifici, ma esperienze
Il Prix Versailles seleziona sette nuovi musei nel mondo: da Abu Dhabi al Giappone, progetti che trasformano il museo in spazio narrativo, immersivo e urbano, tra tecnologia, memoria e paesaggio.
National Medal of Honour Museum © Vinoly_NMOHM
National Medal of Honour Museum © Vinoly_NMOHM
National Medal of Honour Museum © Vinoly_NMOHM
© Zayed National Museum – متحف زايد الوطني
© Zayed National Museum – متحف زايد الوطني
© Zayed National Museum – متحف زايد الوطني
Shenzhen Science & Technology Museum © Virgile Simon Bertrand
Shenzhen Science & Technology Museum © Virgile Simon Bertrand
Shenzhen Science & Technology Museum © Virgile Simon Bertrand
Xuelei Fragrance Museum © Xuelei Fragrance Museum
Xuelei Fragrance Museum © Xuelei Fragrance Museum
Xuelei Fragrance Museum © Xuelei Fragrance Museum
MoN Takanawa © Yasuyuki Takaki
MoN Takanawa © Yasuyuki Takaki
MoN Takanawa © Yasuyuki Takaki
Lost Shtetl Museum © Enea Landscape Architecture
Lost Shtetl Museum © Enea Landscape Architecture
Lost Shtetl Museum © Enea Landscape Architecture
Center of Islamic Civilization © Center of Islamic Civilization
Center of Islamic Civilization © Center of Islamic Civilization
Center of Islamic Civilization © Center of Islamic Civilization
View Article details
- Giorgia Aprosio
- 04 maggio 2026
Il National Medal of Honor Museum, ultimo progetto di Rafael Viñoly, traduce il tema del valore militare in una composizione architettonica fortemente simbolica. Il cuore dell’edificio è una grande Exhibition Hall rivestita in acciaio, sospesa a circa 12 metri dal suolo sopra una corte aperta, il “Field of Honor”. Questo vuoto centrale funziona come soglia, piazza e luogo di raccoglimento, mentre scale a spirale e ascensori vetrati trasformano l’accesso alle gallerie in un percorso ascensionale. Le cinque megacolonne di sostegno rappresentano i rami delle Forze Armate statunitensi; al centro, un oculo porta luce naturale nello spazio, alleggerendo la massa monumentale del volume sospeso.
Nel Saadiyat Cultural District, lo Zayed National Museum racconta la storia degli Emirati Arabi Uniti attraverso la figura del fondatore Sheikh Zayed. Il progetto di Norman Foster costruisce la propria identità attorno a cinque torri in acciaio alte fino a 123 metri, ispirate alle ali di un falco in volo. Più che un semplice segno iconico, queste strutture integrano principi di ventilazione naturale, trasformando un riferimento culturale in dispositivo climatico. I toni chiari e sabbiosi, la luce naturale e il rapporto con il paesaggio costiero collocano il museo in una dimensione sospesa tra deserto, città e mare.
Il Science & Technology Museum di Shenzhen, firmato Zaha Hadid Architects, si presenta come una grande massa fluida, quasi aerospaziale, pensata per diventare un nuovo simbolo della Greater Bay Area. La sua geometria nasce anche dallo studio delle condizioni ambientali del sito: radiazione solare, umidità, venti, qualità dell’aria e clima subtropicale. La facciata, composta da 95.000 pannelli irregolari in acciaio inox, costruisce una superficie cangiante che passa dal blu profondo a diverse sfumature di grigio secondo la luce. Terrazze esterne e percorsi interni prolungano il museo verso il parco, facendo dell’edificio una macchina tecnologica ma anche ambientale.
Lo Xuelei Fragrance Museum traduce in architettura un tema per definizione invisibile: il profumo. Il progetto di Shenzhen Huahui Design organizza il museo attorno a otto volumi cilindrici in mattoni rossi, che rimandano ai processi di distillazione e raffinazione delle materie prime. La scelta del mattone dà consistenza fisica e materica a un universo altrimenti immateriale, mentre la sequenza dei cilindri costruisce un percorso fluido, quasi una traccia olfattiva nello spazio. All’interno, gallerie e circa 300 postazioni interattive per l’olfatto trasformano la visita in un’esperienza sensoriale, completata dal giardino sul tetto.
Inserito nel nuovo sviluppo urbano di Takanawa Gateway City, il MoN Takanawa progettato da Kengo Kuma lavora per contrasto rispetto al contesto verticale e infrastrutturale che lo circonda. La sua architettura è leggera, porosa, frammentata: pareti traforate, luce diffusa, materiali diversi e una facciata a spirale in legno e vetro stratificato costruiscono un edificio volutamente evanescente nella percezione. La presenza di oltre 200 specie vegetali dissolve il confine tra interno ed esterno e introduce il tempo delle stagioni nella forma architettonica. Il museo diventa così non solo contenitore di narrazioni, ma esso stesso racconto mutevole della città.
Nella campagna lituana, il Lost Shtetl Museum affronta il tema della memoria ebraica scomparsa attraverso un’architettura silenziosa, lontana da ogni monumentalità retorica. Rainer Mahlamäki organizza il complesso come un piccolo villaggio: una sequenza di volumi autonomi, quasi case, ciascuno associato a un capitolo del percorso espositivo. I tetti dinamici richiamano la sagoma di uno shtetl, mentre i frontoni ciechi e il rivestimento grigio rendono l’edificio una presenza sfumata nel paesaggio. Più che imporsi, il museo sembra affiorare dalla campagna, trasformando la memoria in una costruzione fragile, discreta e profondamente fisica.
L’Islamic Civilization Center di Tashkent rilegge la tradizione architettonica timuride attraverso una monumentalità contemporanea. Portali imponenti e una cupola alta 65 metri definiscono un edificio che assume il linguaggio del palazzo e del monumento civile. All’interno, la Qur’an Hall lavora con luce, suono e dispositivi multimediali per costruire un’atmosfera contemplativa, mentre gli altri spazi accolgono funzioni museali, archivistiche, educative e di ricerca. Il progetto tiene insieme rappresentazione e accessibilità: non solo grande icona urbana, ma macchina culturale pensata per il dialogo interculturale e la trasmissione del sapere.