Le spider del dopoguerra, status symbol del boom economico

La più famosa è quella del Sorpasso, il film di Dino Risi. Ma il mito della decapottabile sportiva superò ben presto i confini italiani, diventando il veicolo simbolo della vita libera dopo la guerra, con alcuni modelli inglesi che sono indimenticabili.

Le quattro ruote la spider ce l'hanno nel sangue. Devono il nome alle carrozze dell'Ottocento, le Spider appunto, in cui il contrasto tra le grandi ruote e la piccola carrozzeria sospesa le faceva somigliare a dei ragnetti. Nonostante l'origine inglese, quel nome è usato principalmente in Italia. Un termine così pervasivo che anche all'estero le spider sono le auto a due poste scoperte di fabbricazione italiana. Altrove queste vetture vengono definite roadster o spyder, con la ipsilon, ma parliamo sempre di una vettura che non è solo uno status symbol ma anche un sogno, un'aspirazione alla libertà, alla felicità (per usarle c'è bisogno del sole), dell'“aria tra i capelli”. Ed è proprio nell'euforia del dopoguerra, dagli anni '50 in poi, che le spider diventano un punto di riferimento. Nel nostro viaggio partiamo proprio da lì, da quella metà secolo, con la Lancia Aurelia B24 firmata da Pininfarina e immortalata ne Il sorpasso. Nel film di Dino Risi la vettura è una vera e proprio coprotagonista accanto a Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, dove rappresenta l'Italia del benessere e del miracolo economico, della libertà di muoversi ed esprimersi.

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