Il 10 giugno 2026, in una Barcellona blindata per la visita di Papa Leone XIV e delle autorità, la benedizione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Família ha dato al mondo l’impressione che il cantiere più celebre dell’architettura moderna fosse finalmente arrivato al traguardo. Le immagini della basilica illuminata dai fuochi d’artificio hanno alimentato questa percezione, spingendo migliaia di persone a credere che il capolavoro di Antoni Gaudí sia ormai completato. In realtà non è così: le parti più controverse del progetto devono ancora essere costruite e, per realizzarle, resta aperto un nodo urbanistico che potrebbe comportare nuove demolizioni nel cuore di Barcellona.
La Sagrada Família sembra finita. Ma il progetto per completarla prevede nuove demolizioni a Barcellona
La benedizione della Torre di Gesù Cristo ha rafforzato l’idea che la Sagrada Família sia ormai conclusa. In realtà mancano ancora la Facciata della Gloria, la grande scalinata d’accesso e un accordo con i residenti del quartiere, da cui dipende il futuro del cantiere.
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- Ilaria Bonvicini
- 18 luglio 2026
Le scadenze si susseguono, i titoli dei giornali annunciano tappe storiche, eppure la realtà dei fatti intercetta negativamente ogni aspettativa: il tempio progettato da Antoni Gaudí resta, nella sostanza, ancora incompiuto. A intervalli regolari si annuncia l’imminente completamento della Sagrada, ma sebbene la narrazione pubblica del cantiere proceda per scadenze simboliche e traguardi celebrativi, la realtà materiale dell’opera racconta una storia più complessa, fatta di nodi tecnici, urbanistici e culturali ancora largamente irrisolti. Come avevamo già raccontato qui su Domus, è a questa verità concreta e tangibile che bisogna tornare, se si vuole tracciare una cronologia che sappia davvero mettere a fuoco le motivazioni di questa “conclusione” continuamente rallentata e rimandata.
Oggi, l’immagine delle torri svettanti sul profilo di Barcellona restituisce un senso di compiutezza solo apparente. Delle 18 previste dal progetto originario, quattro devono ancora essere innalzate, le restanti quattordici torri sono completate o in fase avanzata, ma non tutte pienamente operative; una delle due sacrestie previste non è ancora stata iniziata, lo stesso vale per alcune porzioni del chiostro che connetterà facciata e cappelle. Infine, il Battistero e la Cappella della penitenza, che saranno collocate simmetricamente a destra e a sinistra del futuro portale principale, sono ancora assenti, così come le lanterne piramidali del tetto della navata centrale.
Il nucleo delle opere mancanti si concentra perciò sulla facciata a sud, l’ingresso principale al Tempio designato da Gaudí e ancora a uno stadio costruttivo piuttosto arretrato. La Facciata della Gloria rappresenterà l’intera storia dell’umanità, da Adamo ed Eva fino al Giudizio Universale, per coronare il racconto dedicato alla vita di Gesù articolato anche sulle facciate della Natività e della Passione. Ad oggi sono stati realizzati soltanto i pilastri di base, in costruzione dal 2024, mentre le ultime torri campanarie dedicate agli apostoli mancano totalmente. A differenza di queste ultime, tuttavia, la trama iconografica e narrativa è ancora in fase di definizione e lo stesso vale per i materiali previsti per completarne l’apparato simbolico. Sculture, lanterne e la monumentale scalinata d’accesso “esistono” infatti solo nel modellino 3D stampato sul ponteggio eretto su Carrer de Mallorca.
Si sta entrando quindi nel vivo di una fase decisiva che durerà non meno di un decennio, e che sarà cruciale tanto per l'impatto visivo dell'opera, quanto per il modo in cui la Junta Constructora deciderà di gestire le numerose controversie che negli ultimi anni hanno interessato la Sagrada, specialmente legate alla sua posizione all’interno del quartiere, che rende alcune parti del progetto incompatibili con il tessuto edilizio circostante.
Il progetto originale – nonostante un rapporto del 1975 del Ministero dell'Istruzione spagnolo sostenga il contrario – prevede infatti una monumentale scalinata d'accesso e un passaggio sopraelevato su Carrer de Mallorca connesso all’isolato adiacente, la cui realizzazione comporterebbe l’esproprio e la demolizione di numerosi edifici residenziali dell’impresa Núñez y Navarro risalenti agli anni Settanta. Per garantire una visuale ottimale e libera da impedimenti sulla Facciata della Gloria, il Piano Generale Metropolitano per Barcellona del 1976 aveva classificato come piazza e area verde gli isolati compresi tra le vie Marina e Sardenya, quasi fino a Carrer d'Aragó, una zona in cui oggi si trovano non solo abitazioni, ma anche attività commerciali, uffici, autorimesse e diciassette appartamenti turistici con regolare licenza.
Si tratta di una prospettiva che ha a lungo alimentato un conflitto aperto con i residenti, da sempre coinvolti in un’opposizione frontale alle conseguenze sociali dell’opera. Come riportato di recente da La Vanguardia, la Sagrada Família dispone già della licenza per continuare la costruzione della facciata in altezza, ma per portare a compimento la scalinata è prima necessario trovare un accordo soddisfacente per tutte le parti coinvolte. Su questo terreno incerto si muove un negoziato tra il Tempio, il Comune di Barcellona e gli abitanti del quartiere entrato da poco in una fase più intensa e delicata — complice il completamento della Torre di Gesù, le imminenti elezioni e, più di recente, la visita a Barcellona di Papa Leone XIV.
Il segnale più evidente di questo cambio di passo è il progressivo restringimento della platea di famiglie coinvolte: si parla oggi di poco più di 200 abitazioni, contro il migliaio ipotizzato durante la precedente conciliatura municipale. Il calo riflette un insieme di scelte politiche convergenti. Da un lato, la possibilità di realizzare una versione ridotta del viale/spianata previsto dal Piano Metropolitano, circoscrivendo così le demolizioni a un solo isolato (quello compreso tra Mallorca e Valencia); dall’altro, l’intenzione dell’amministrazione di tutelare i residenti ponendo il diritto alla casa come priorità nel bilanciamento tra interessi urbanistici e sociali.
Le stime sul numero di famiglie coinvolte restano incerte, sebbene più contenute. Il quotidiano El País ha effettuato una ricognizione indipendente che restituisce una forbice tra 156 e 213 unità; allo stesso modo, l'Associazione dei Vicini del quartiere ha condotto un proprio censimento, arrivando a un massimo di 216 abitazioni potenzialmente coinvolte. Anche sul piano delle preferenze individuali manca un fronte compatto: c'è chi vorrebbe rimanere nel quartiere e chi preferirebbe un indennizzo in denaro, mentre alcuni proprietari di edifici precedenti al 1976 — pur non essendo automaticamente interessati dalle demolizioni — chiedono comunque di rientrare nel pacchetto di misure compensative.
Dietro i numeri ci sono poi famiglie diverse tra loro per condizione giuridica e per aspettative. Per chi possiede la casa in cui vive, l'associazione di quartiere chiede che qualunque soluzione preveda un nuovo alloggio nella stessa zona, senza oneri economici a carico delle famiglie — una condizione che considera non negoziabile.
Resta poi aperta la spinosa questione di dove queste famiglie potrebbero essere effettivamente ricollocate, un tema quantomai attuale in una città che sta attraversando una grave crisi abitativa alimentata da un mix di turismo di massa e investimenti immobiliari internazionali. Uno degli aspetti meno discussi riguarda inoltre il modello economico del cantiere finanziato interamente da fondi privati, principalmente attraverso i biglietti d’ingresso e donazioni, il cui 2,3% nel 2025 è stato versato al Comune di Barcellona per compensare i costi delle esternalità causate dall'enorme flusso turistico nel quartiere, ma che non riesce comunque a sciogliere questo nodo che da anni rallenta il processo costruttivo.
Dietro alla Facciata della Gloria si gioca, prima ancora che una partita architettonica, una partita alla ricerca di una legittimità condivisa, che accentra attorno a sé le conseguenze imprevedibili del calare un progetto ottocentesco nelle esigenze di un tessuto urbano vivo e contemporaneo. La Sagrada Família si avvia alla sua fase conclusiva, ma il suo completamento non dipende più soltanto dall’architettura. Dipende soprattutto dall’esito di un negoziato urbano che deciderà se il progetto di Gaudí potrà essere realizzato integralmente o dovrà adattarsi, per la prima volta, alla Barcellona contemporanea. Le previsioni più recenti collocano il completamento delle strutture intorno al 2034, ma finché il destino della Facciata della Gloria e della sua monumentale scalinata resterà legato a questo confronto tra istituzioni, costruttori e residenti, ogni data continuerà a rappresentare più una promessa che una certezza.
Immagine di apertura: Sagrada Família, foto di Pourya Gohari da Unsplash