Nel 1908 Antoni Gaudí immaginava un grande hotel da costruire a Lower Manhattan. Il progetto dell’Hotel Attraction, sviluppato dall’architetto catalano, si sarebbe distinto tra la griglia rigida dei palazzi newyorkesi sia per l’altezza vertiginosa – avrebbe dovuto superare i 300 metri – sia per le forme organiche, del tutto diverse dai volumi squadrati degli edifici della Grande Mela. Non si realizzò mai. In realtà fu dimenticato e riscoperto solo quando lo scultore Joan Matamala i Flotats, apprendista nel laboratorio della Sagrada Família, ne pubblicò i disegni nel 1956.
Lechanteur ha creato un’ipotesi verosimile basata sulla sua interpretazione, senza l’obiettivo di ricostruire fedelmente qualcosa che, dopotutto, è esistito solamente nell’immaginario dell’architetto.
Un hotel come una città verticale
L’hotel avrebbe previsto nove torri: una centrale più alta e otto volumi costruiti attorno ad essa in una riconoscibile morfologia gaudiana. L’edificio avrebbe incluso, oltre a tutti gli spazi necessari per funzionare come hotel, teatri, gallerie e ristoranti. Il progetto è riemerso diverse volte nella storia della città, ad esempio nel 2003, quando uno dei progetti candidati per la riqualificazione di Ground Zero propose di usare quel disegno come base per un nuovo edificio.
È riemerso anche nella cultura pop: nella serie tv Fringe, l’Hotel Attraction compare nella New York di un universo parallelo, dove il progetto di Gaudí non è rimasto sulla carta ma è stato effettivamente costruito. Una specie di anticipazione narrativa perfetta per un edificio che, ancora oggi, continua a esistere soprattutto come ipotesi, visione alternativa e possibilità mancata.
Il ritorno di un progetto mai costruito
L’Hotel Attraction torna al centro delle notizie in questi giorni, nell’anno del centenario della morte del grande architetto, celebrato anche attraverso importanti avvenimenti che hanno fatto il giro del mondo negli ultimi mesi: dalla benedizione della torre di Gesù Cristo della Sagrada Família, dopo oltre 140 anni di lavori, all’attribuzione postuma dello Xalet del Catllaràs, uno dei rari lavori legati a Gaudí fuori dai percorsi più noti della sua produzione.
Oggi, ancora una volta, l’Hotel Attraction rivive grazie al progetto dell’artista belga Thierry Lechanteur, che con gli strumenti digitali e l’AI ha immaginato il grande edificio studiando i disegni e interpretandoli attraverso i materiali e le tecniche predilette da Gaudí. Trattandosi di un progetto mai approfondito dallo stesso autore, Lechanteur ha creato un’ipotesi verosimile basata sulla sua interpretazione, senza l’obiettivo di ricostruire fedelmente qualcosa che, dopotutto, è esistito solamente nell’immaginario dell’architetto, dando vita a un panorama possibile ma mai realizzato.
“Sapete quanto ami Gaudí”, ha scritto l’artista pubblicando le foto AI dell’Hotel Attraction. “Attraverso queste immagini, ho voluto rendergli omaggio nel centenario della sua scomparsa, riportando in vita uno dei suoi progetti più affascinanti: l’Hotel Attraction, una torre monumentale pensata per New York, ma mai costruita. Questo edificio non è mai esistito. È rimasto un disegno, una visione, una promessa sospesa. Hotel Attraction. Un sogno di Gaudí che non ha mai preso forma”.
