Nel quartiere Flaminio ci sono alcuni degli edifici di riferimento della Roma moderna e contemporanea: una vista a volo d'uccello svela la grande cupola bianca del Palazzetto dello Sport progettato da Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi (1957), il rettangolo verde incorniciato da alcune file di spalti dell’ex Stadio Flaminio, progetto di Antonio Nervi con il padre Pier Luigi (1959), tre grandi gusci di scarabeo sono l’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (2002), una serie di lunghi segmenti coperti in laterizio che sono la ex Caserma Guido Reni e presto sarà il Museo della Scienza progettato dallo studio di architettura Adat.
Questi volumi, così fortemente caratterizzati, si innestano in una superficie eterogenea di palazzine, piccole piazze e parcheggi, contornata dal corso del Tevere, dalle strade, dai binari del tram e da un tentativo più o meno riuscito di pista ciclabile. Contribuisce all’intreccio anche una sovrapposizione di volumi curvi in cemento armato, un grande edificio fatto di nastri che sembrano in movimento e generano diverse quote di altezza e infiniti punti di vista. Il Maxxi è l’unica opera architettonica che la progettista anglo-irachena Zaha Hadid ha firmato a Roma, vincendo il concorso per un polo museale dedicato alle arti contemporanee, al quale parteciparono, tra gli altri, Toyo Ito, Rem Koolhas, Jean Nouvel.
Nella forma generativa dell’edificio, nelle sue intenzioni, nel suo nome (Museo per le arti del XXI secolo) si riconosce una predisposizione al cambiamento perpetuo, una capacità di assecondare le esigenze mutevoli dell’arte e soprattutto della civiltà contemporanea. Così, attorno alla struttura monolitica divenuta un’icona, abbiamo visto il Maxxi assumere forme nuove anno dopo anno, ritracciare i suoi percorsi interni, aprirsi e chiudersi come se pulsasse. E continuerà a farlo: “Grande Maxxi” è il progetto che vuole dare un volto ancora nuovo all’istituzione, riconfigurando gli spazi e ripensando i sistemi di fruizione e le strategie energetiche secondo i principi di sostenibilità, inclusione e innovazione.
Un primo segmento del Grande Maxxi – di cui farà parte anche un nuovo edificio firmato dallo studio italo-francese Lan – riguarda la rigenerazione di piazza Alighiero Boetti che sarà “più verde, più fresca, più viva, più accogliente”. Questo spazio aperto e fruibile è antistante l’ingresso principale del museo e trait d’union tra Via Giudo Reni e Via Masaccio, le due strade tra le quali si inserisce l’edificio. La piazza è a tutti gli effetti di pertinenza del museo, assieme al quale è stata inaugurata nel 2010: da allora ospita installazioni, eventi e concerti e ogni giorno è animata dal passaggio dei residenti, dai bambini che giocano e da chi si ferma per un aperitivo al bar.
L’area, grazie a un progetto firmato da Bas Smets, figura centrale nell’ambito dell’architettura del paesaggio contemporanea, rinuncerà alla superficie continua di cemento in favore di una riconfigurazione che prevede la messa a dimora di nuovi alberi, arbusti e piante erbacee dalle fioriture prolungate che triplicherà lo spazio verde rispetto alla situazione attuale. La varietà di specie mediterranee ridefinirà la piazza non solo in termini estetici, ma soprattutto ambientali, regolando il microclima, mitigando le ondate di calore e migliorando la qualità dell’aria.
L’intervento nell’area a ridosso di via Guido Reni garantirà ombra nella zona d’accesso, alternando specie arboree di maggiore sviluppo, come aceri mediterranei, alberi di Giuda e lecci, ad altre più contenute, tra cui mirti, corbezzoli e altre essenze. Procedendo verso il cuore della piazza, la vegetazione si dirada: dopo il pino d’Aleppo, il leccio e l’orniello, il verde lascia di nuovo spazio a un’area aperta, concepita come un’agorà per eventi e performance, ma anche per il gioco, l’incontro e la sosta.
Nella forma generativa dell’edificio, nelle sue intenzioni, nel suo nome si riconosce una predisposizione al cambiamento perpetuo, una capacità di assecondare le esigenze mutevoli dell’arte e soprattutto della civiltà contemporanea.
Più avanti, la presenza della vegetazione riprende progressivamente: in prossimità della Galleria 5, elemento simbolo dell’edificio, tre jacarande incorniciano la piazza, mentre verso via Masaccio viene ricostituito il filare di pioppi già previsto nel progetto originario di Zaha Hadid, a segnare il confine di una piccola cavea con cinque grandi alberi dalle chiome ombrose.
I lavori partono il 17 marzo del 2026, con la presentazione ai cittadini. La nuova piazza, fruibile dal mese di giugno, vuole essere il primo segno di un impegno concreto da parte del Maxxi per ripensare il carattere e soprattutto le modalità di fruizione dell’intera area, offrendo al quartiere Flaminio un nuovo punto di riferimento.
