Ozempicore. Il termine non esiste ancora in nessun glossario, in nessuna ricerca accademica, in nessun trend report. Eppure descrive qualcosa che è già ovunque: nei feed, nelle passerelle, nei volti scavati delle celebrità commentati apertamente o osservati in silenzio, post dopo post, copertina dopo copertina. Ozempicore è il nome possibile di una condizione culturale che non ha ancora trovato la propria parola.
Ozempicore: siamo entrati in una nuova estetica del corpo?
Nato come farmaco per il diabete, l’Ozempic è diventato in pochi anni un’estetica diffusa: dai volti delle celebrità ai feed dei social, fino a produrre un nuovo paradigma del corpo, della moda e dello spazio.
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- Lucia Antista
- 20 febbraio 2026
La materia prima è farmacologica. La semaglutide, principio attivo di Ozempic e Wegovy, nasce come trattamento per il diabete di tipo 2 ma è utilizzata anche per la perdita di peso. Rallenta la digestione, sopprime l’appetito, produce in poche settimane dimagrimenti che prima richiedevano mesi o anni. Ma il dato clinico è solo l’innesco. Ciò che interessa – e che riguarda progetto, spazio e cultura materiale – è la velocità con cui un farmaco si è trasformato in estetica diffusa, e poi in paradigma percettivo.
C’è un’architettura implicita nell’Ozempicore.
L’“ozempic face”, espressione coniata dal dermatologo newyorkese Paul Jarrod Frank, descrive lo svuotamento del viso dopo un rapido calo ponderale: guance incavate, zigomi sporgenti, pelle che cede. Il corpo si assottiglia, la faccia cede. Un paradosso che ha generato un’intera filiera di interventi correttivi a base di filler, lifting, biostimolatori, e quindi un mercato estetico in espansione verticale.
Sui social, specialmente Instagram e TikTok, il discorso è già stratificato. Da un lato i diari personali (contenuti veicolati da #myozempicjourney), i “this is just what works for me” sussurrati davanti a uno specchio, le routine alimentari che non nominano mai il farmaco ma lo presuppongono. Dall’altro i video forensi: montaggi lenti, frame-by-frame, timeline di dimagrimenti improvvisi di celebrità, analisi delle proporzioni facciali con sovrapposizioni grafiche. L’algoritmo lavora per accumulo: ripete, affina, normalizza.
Negli anni Novanta e Dieci il discorso sull’immagine corporea ruotava attorno ai media tradizionali. Ora chiunque posti una foto diventa un nodo del sistema. Il campo si estende alla moda con un ritorno sulle passerelle dell’ultra magrezza, dello stile Y2K – nostalgici richiami ai jeans a vita bassa e ai top che lasciano scoperta la pancia – e con una rinnovata estetica “heroin chic”. Ma l’Ozempicore eccede il perimetro del fashion system. Quello che emerge è un riassetto più ampio del rapporto tra disciplina del corpo e produzione dello spazio. C’è un’architettura implicita nell’Ozempicore. L’idea che il corpo sia un progetto da ottimizzare – silenziosamente, tecnologicamente, senza sforzo visibile – produce ambienti coerenti con quella premessa.
Il mercato nero dei GLP-1 prospera. Molti iniettabili off-label vengono acquistati in Cina, dove le penne costano quindici volte meno che in America. Chi non ha accesso ai GLP-1 si sta rivolgendo all’“Ozempic economico”, un termine di moda per l’uso di lassativi, che ha contribuito alla carenza di Miralax negli Stati Uniti.
L’Ozempicore, come tutte le condizioni profonde, riguarda il modo in cui una società negozia il rapporto tra visibilità e valore, mostrando come ciò che appare desiderabile è ciò che viene riconosciuto come legittimo.