“Broken Nature”, il simposio curato da Paola Antonelli alla Triennale

Un gruppo internazionale di designer, architetti, curatori e scienziati discute su quali dovrebbero essere le risposte del design alle domande della società di oggi.

Un simposio di una giornata, il 19 giugno 2018, condotto da Paola Antonelli e dal titolo “Broken nature: Design takes on Human Survival”, in anticipazione della XXII Triennale.  Una giornata di approfondimento che si tiene al Teatro dell’Arte e introduce alcuni temi centrali della XXII Triennale di Milano, in programma dal 1 marzo al 1 settembre 2019. L’incontro coinvolge un gruppo internazionale di designer, architetti, scienziati, curatori e intellettuali con percorsi ed esperienze differenti e propone un confronto dinamico attraverso presentazioni, tavole rotonde, dibattiti e contributi video. La giornata è divisa in quattro sezioni – Design Ricostituente, Pragmatismo Magico, Sistemi Complessi e Prospettive di lungo termine –che servono anche da spunti investigativi per l’esposizione. 

Paola Antonelli, foto Gianluca Di Ioia

Durante il simposio si risponde ad alcune domande: come possono designer, scienziati, politici e studiosi aiutare i cittadini ad affrontare in modo costruttivo i problemi più urgenti legati all’ambiente naturale e sociale? Come hanno agito in passato e quali sono i progetti per il futuro? Come possono incoraggiare le persone a distogliere l’attenzione dalle preoccupazioni personali, private e immediate e far confluire le iniziative individuali in una prospettiva collettiva, sistemica e di lungo termine? Cosa significa rispettare l’ambiente in un’epoca di spostamenti di massa, di intelligenza artificiale e di rapide estinzioni? Quali sono le motivazioni e le intenzioni che spingono curatori e organizzazioni culturali a produrre mostre e progetti sul cambiamento climatico e sul rapporto tra l’uomo e la natura, e quali strategie stanno mettendo in atto? L’evento è aperto al pubblico.Sulla pagina Facebook della Triennale ci sarà il live e così pure sul canale youtube

Broken Nature, 2018

Qui il programma come descritto sul sito di Triennale.   9.30–18.15
Simposio 19.30–21.00
Proiezione del film ___ 9.00–9.30
Registrazione 9.30–9.45
Saluto istituzionale di Stefano Boeri, Presidente della Triennale di Milano 9.45–10.05
Introduzione di Paola Antonelli, Curatrice della XXII Triennale 10.05–11.45
Design Ricostituente
La relazione fra l’uomo e il suo habitat è un intreccio fitto, composto da numerosi legami. La rapidità con cui la Terra è soggetta a cambiamenti negativi – la velocità con cui le risorse naturali si esauriscono, con cui avvengono gli spostamenti di massa, la rapidità con la quale sale il livello degli oceani, la crescita delle popolazioni urbane e la diffusione della xenofobia, per nominare solo alcuni dei fenomeni che affliggono il nostro pianeta – suggeriscono che alcuni di questi legami potrebbero essere stati spezzati in modo permanente. Altri, invece, anche se indeboliti, sembrano resistere. Per restaurare i legami che possono sopravvivere e ricostituire alcuni di quelli che si sono rotti, l’uomo deve agire, deve riparare i danni creati. Quali strategie possono mettere in atto i designer, gli architetti e gli scienziati per modificare in maniera tangibile il mondo che gli umani abitano e contribuiscono a formare? 10.05–10.15 Sarah Ichioka
10.15–10.30 Lorenzo Pezzani
10.30–10.40 Khaled Malas 10.40–11.15 Conversazione moderata da Ala Tannir 11.15–11.45 Gabriella Gómez-Mont, a seguire in conversazione con Stefano Micelli 11.45–12.00
COFFEE BREAK
12:00–13.30
Pragmatismo magico
In un mondo allo stesso tempo nervoso, instabile e apatico, gli sforzi creativi testimoniano il potenziale rivoluzionario dell’immaginazione. I designer, gli artisti e gli architetti, che agiscono come mediatori fra teoria e pratica, possono avere un ruolo attivo nella riorganizzazione dello status quo. La loro visione può ispirare un cambiamento positivo: individuare possibilità radicalmente nuove e suggerire metodi alternativi per vivere sul pianeta, può spingere le persone a guardare la propria esperienza con occhio critico e a lavorare per raggiungere migliori condizioni di vita per tutti. Come può il design farsi promotore di ideali utopici per trasformare il mondo e, al contempo, impegnarsi a concretizzare questi principi senza perdersi in speculazioni astratte o rinchiudersi in un atteggiamento ingenuamente ottimistico? 12.00–12.10 Introduzione di Paola Antonelli
12.10–12.20 Mariana Pestana
12.20–12.30 Maholo Uchida
12.30–12.35 Video: Formafantasma
12.35–12.55 Rania Ghosn 12.55–13.30 Conversazione moderata da Paola Antonelli 13.30–14.45
LUNCH
14.45–16.10
Sistemi complessi
Le teorie dell’Antropocene, nell’indagare le distinzioni tra gli esseri umani e la natura, tendono a considerare l’umanità come una singola entità, appiattendo le differenze e rischiando di oscurare le disparità e le ingiustizie di cui sono vittime gli individui e le società nelle diverse parti del mondo.
È ormai chiaro che l’esaurimento delle risorse, il degrado ecologico e lo sviluppo tecnologico non colpiscono tutte le persone allo stesso modo. L’Intelligenza Artificiale rivela profondi squilibri sociali, razziali ed economici; il riscaldamento degli oceani distrugge le risorse marittime da cui dipendono intere popolazioni autoctone – umane e non; l’acqua è utilizzata come strumento per esercitare pressione su popolazioni assediate in aree di conflitto, per citare solo tre esempi. Tuttavia, prevale una crescente tendenza a isolare le sfide globali e a difendere – attraverso l’indifferenza o il rifiuto orchestrato – se stessi e la propria comunità da tutto ciò che non accade sotto i propri occhi.
Quali strumenti abbiamo a disposizione per sviluppare una comprensione del mondo interconnessa, che tenga conto delle sue numerose sfumature? Come si può raggiungere questo livello di complessità e completezza, senza perdere di vista la dimensione personale e specifica? 14.45–14.50
Contributi video
14.50–15.05 Introduzione di Adam Bly
15.05–15.15 Michael John Gorman
15:15–15.25 Koyo Kouoh
15.25–15.35 Marina Otero Verzier 15.35–16.10 Conversazione moderata da Adam Bly 16.10–16.25
COFFEE BREAK
16.25–17.45
Prospettive a lungo termine 
Le azioni del nostro presente – talvolta influenzate da decisioni prese in passato – si ripercuotono in maniera significativa sulle generazioni future. Nonostante le nobili intenzioni nei confronti degli esseri umani, degli animali, delle piante e dei luoghi stessi, le persone – a livello individuale e collettivo – attivano un meccanismo distruttivo attraverso il consumo di massa e l’indifferenza verso numerose forme di vita, inclusa la propria. La velocità con cui si manifestano questi fenomeni distruttivi è in netto contrasto con i processi ecologici e sociopolitici, che sono per loro natura più lenti e graduali.
Può il design intervenire su questi ritmi adeguandoli a prospettive ambientali a lungo termine, superando le rappresentazioni angoscianti di un futuro distopico? In un’epoca in cui numerose specie si stanno estinguendo mentre altri organismi intrappolati nei ghiacci per secoli potrebbero tornare in vita, che durata hanno i confini nazionali? E quanto dura un odore? Come si possono comprendere in modo unitario temporalità così differenti ma coesistenti, nel tentativo di sopravvivere? 16.25–16.30
Contributi video
16.30–16.40 Introduzione di Paola Antonelli
16.40–16.50 
Alexandra Daisy Ginsberg
16.50–17.00 Elisa Pasqual
17.00–17.10 Jamer Hunt 17.10–17.45 Conversazione moderata da Lorenza Baroncelli 17.45–18.15
Conclusioni di Paola Antonelli 18.15–19.20
Aperitivo 19.30–21.00
Proiezione di Donna Haraway: Story Telling for Earthly Survival (2016) di Fabrizio Terranova
Sinossi: Donna Haraway è un’eminente studiosa nel campo della scienza e della tecnologia, una femminista e un’amante della fantascienza, il cui lavoro mira a costruire un ponte fra scienza e narrativa. È diventata famosa negli anni Ottanta grazie al suo lavoro su genere, identità e tecnologia, che ha rotto in maniera definitiva con le tendenze dominanti e ha aperto le porte per un sincero e appassionato femminismo trans specie. Donna Haraway è una narratrice dotata, che dipinge un universo ribelle e speranzoso che pullula di animali e trans specie, in un’epoca di disastro. Fabrizio Terranova, regista di Bruxelles, ha fatto visita a Donna Haraway nella sua casa in California, vivendo con lei, in senso quasi letterale, per alcune settimane, producendo un bizzarro film ritratto. Terranova ha dato voce a Donna Haraway nel suo stesso ambiente, utilizzando una messa in scena accattivante che enfatizza la giocosa e cerebrale sensibilità della scienziata. Il risultato è un raro e candido ritratto intellettuale di una pensatrice dotata di grande originalità. 

  • Broken Nature: Design takes on Human Survival
  • Teatro dell'Arte - La Triennale
  • 19 giugno 2018, dalle 09:30, entrata libera
  • Viale Alemagna 6 20121 Milano