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Addio ping pong e piazze colorate: Milano rifà i suoi spazi pubblici

Dalle piazze tattiche nate con vernici e tavoli da ping pong ai cantieri strutturali che trasformano asfalto in superfici permeabili e alberi: Milano accelera la sua metamorfosi urbana quartiere dopo quartiere.  

Nell’ultimo decennio, tra l’Expo del 2015 e le Olimpiadi Invernali appena passate, Milano si è trasformata nella città dei cantieri infiniti: un laboratorio urbano che prova a ridefinire il rapporto tra il suolo pubblico e chi lo attraversa ogni giorno. 

Un nuovo segnale di questa metamorfosi arriva dal progetto definitivo per l’incrocio tra via Spoleto e via Venini, nel quartiere di NoLo, dove i lavori sono iniziati da pochi giorni. Quella che i milanesi hanno imparato a conoscere come “Piazza Arcobalena” abbandonerà infatti la sua veste temporanea fatta di pavimentazione colorata e tavoli da ping pong per assumere una configurazione permanente entro la fine del 2026.  

Urbanistica tattica. Via Wikimedia Commons

È il segno più evidente di un passaggio ormai in corso: la stagione delle sperimentazioni leggere — pittura sull’asfalto, arredi mobili, interventi rapidi e a basso costo — sta lasciando spazio a trasformazioni strutturali e durature, capaci di riscrivere il tessuto della città nel lungo periodo. 

Ma questa evoluzione non risponde soltanto a un desiderio di decoro urbano. Dietro la trasformazione di piazze e strade c’è soprattutto una strategia climatica. La sostituzione dell’asfalto con alberi, superfici drenanti e nuove aree verdi è infatti parte del piano con cui il Comune prova a trasformare Milano in una “città spugna”, guardando a modelli europei come Copenhagen e Barcellona. Nel gennaio di quest’anno sono stati annunciati ventisette interventi strategici destinati a ridurre le superfici impermeabili, mitigare le isole di calore e migliorare la gestione delle acque piovane durante gli eventi meteorologici estremi.

Dall’urbanistica tattica alle trasformazioni permanenti

Questo processo nasce nel 2018 con il programma “Piazze Aperte”, basato sui principi dell’urbanistica tattica: misure rapide, economiche e ad alto impatto sociale. Attraverso vernici colorate, vasi di piante e arredi leggeri, Milano ha iniziato a sottrarre spazio alle automobili per restituirlo alla socialità.  

Piazza Minniti. Foto di RdA Suisse da Flickr

La forza del progetto è passata anche dal coinvolgimento diretto dei cittadini. Con l’avviso pubblico “Piazze Aperte per ogni scuola”, residenti e comunità scolastiche hanno potuto proporre interventi per rendere più sicuri gli ingressi degli istituti, trasformando incroci e slarghi stradali in spazi protetti e aree di aggregazione.  

Tra il 2018 e il 2024, luoghi come Piazza Dergano, Piazza Minniti e l’area di Porta Genova sono diventati esperimenti a cielo aperto, dimostrando come fosse possibile cambiare la percezione dello spazio urbano anche senza interventi permanenti. 

Urbanistica tattica, Piazza Dergano, Milano. Foto Barbara Olivieri da Flickr

Il mosaico dei cantieri che sta cambiando Milano

Nel biennio 2025-2026 stanno avanzando in parallelo due movimenti: da una parte il consolidamento definitivo delle piazze tattiche già sperimentate, dall’altra nuove trasformazioni temporanee che continuano a testare modi diversi di vivere lo spazio pubblico.  

Succede per esempio in Piazza dell’Assunta al Vigentino, dove il sagrato della chiesa viene restituito a una nuova dimensione pedonale, oppure nell’area Lionello Bettini alla Maddalena, nel Municipio 7, dove i lavori avviati lo scorso settembre hanno introdotto giochi, panchine, rastrelliere per biciclette, tavoli da ping pong e nuove alberature. Interventi che, come spesso accade, hanno anche alimentato un acceso dibattito tra i residenti, soprattutto per la riduzione dei parcheggi destinati alle automobili. 

Strade Aperte nel quartiere Isola, Piazza Minniti. Strade Aperte, documento realizzato dal Comune di Milano e Amat - Agenzia Mobilità Ambiente Territorio

Altri progetti sono già realtà o quasi completati, come i sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS) realizzati in via Pacini e via Guido da Velate, progettati per gestire l’acqua piovana in modo naturale. 

Nel quartiere Isola, invece, prosegue il cantiere di via Toce, dove la trasformazione iniziata nel 2020 con la pedonalizzazione e l’introduzione di arredi urbani sta assumendo una forma definitiva. Qui il progetto punta a unire i giardini Bruno Munari e Santa Maria alla Fontana attraverso la chiusura al traffico di un tratto stradale. Nelle ultime settimane l’inserimento del verde ha accelerato il cambiamento visivo dell’area, ormai caratterizzata da nuove aiuole e da un ampio parterre pedonale.  

Strade aperte nel quartiere Isola, Via Toce. Strade Aperte, il documento realizzato dal Comune di Milano e Amat - Agenzia Mobilità Ambiente Territorio

La trasformazione coinvolge ormai tutta la città, dal quartiere Calvairate fino al centro storico. In piazza Imperatore Tito i lavori sono in partenza con l’obiettivo di ampliare le aree verdi e pedonali, mentre il progetto per piazza Santo Stefano punta a ridisegnare il rapporto tra il sagrato e lo spazio pubblico, oggi ancora segnato dalla presenza disordinata delle automobili. 

Tra gli interventi più rilevanti previsti per il 2026 c’è anche la riqualificazione di Piazza Arnoldo Mondadori, nell’area di Porta Lodovica, dove circa 600 metri quadrati di asfalto lasceranno spazio a panchine, rastrelliere, alberi e arbusti. 

Un altro progetto strategico riguarda invece l’area del Politecnico di Milano: largo Volontari del Sangue verrà trasformato in una nuova area pedonale verde davanti all’università, pensata come spazio pubblico per studenti e residenti.

Immagine di apertura: Piazza Spoleto il giorno dell'inaugurazione. Via Wikimedia Commons

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