Joe Colombo e il Santa Tecla: i disegni perduti del jazz club che ha fatto la storia di Milano

Due disegni inediti riportano al Santa Tecla, il club sotto il Duomo dove, tra jazz e notti milanesi, nasce il mito di Joe Colombo – un “pre listening bar” degli anni ’50.

Quello di Joe Colombo, del “Giòe”, è un mito anni ’60, scolpito oggi in immagini provocatorie, futuristiche, nella casa-accampamento marziano e in quegli oggetti post-Space Age consacrati al MoMA da “Italy: a new domestic landscape”. Ma la mostra curata da Ambasz arrivava nel 1972, e il Giòe era morto da un anno, il giorno del suo quarantunesimo compleanno. Era già mito, e non lo stava più costruendo.

La leggenda del designer dell’Acrilica nasce dalla sua arte e dai suoi amici. Nasce dalle sue serate nei jazz club tanto quanto dalle sue riunioni con gli imprenditori del boom industriale italiano. E tra questi jazz club c’era il Santa Tecla. Un nome cult per la musica, associato ai padrini della musica milanese e italiana, Celentano, Jannacci e Gaber, e tanti jazzisti appunto.

Joe Colombo intento a suonare. Foto ©️ IF-Studio Joe Colombo

A raccontarcelo c’è già molta narrativa, storiografica e immancabilmente personale, ma adesso sono spuntati fuori anche due disegni di cui non c’era finora traccia o notizia, due piccole storie grafiche che ci portano in una cantina di fianco al Duomo.
Le hanno scoperte due ricercatrici milanesi, quasi per caso, in una cartella di documenti che per un pelo non sono finiti nella carta da riciclare. Due schizzi: una pianta, una prospettiva d’interni. Lo studio Colombo, condotto da Ignazia Favata, ha confermato: almeno la prospettiva è opera del Giòe. Solo quella poteva essere sua, ci dice poi Favata: “Joe non staccava mai la mano dal foglio, solo forse agli inizi poteva aver usato tratti separati”.

Sono i disegni per un allestimento, il Santa Tecla. Due parole che si portano dietro tutta la storia della Milano del dopoguerra, di quell’alambicco di serate, bevute, mostre dove si è cucinata la Milano dell’arte e del design, quella di cui il mondo si precipita adesso a consumare una specie di profumo fossile, nelle svariate Week, tra Brera e Bar Basso, anno dopo anno.
È un principio da intuire, e l’intuizione è quella che ha guidato Ilaria Bollati e Marta Elisa Cecchi al Politecnico di Milano nel loro progetto di ricerca dedicato al design fuori dai contesti formali, diventato un libro e poi un podcast assieme a Giulia Cavaliere, A tutte le ore. Ed è con queste intuizioni che si fanno scoperte come quella dei disegni perduti del Santa Tecla.

Schizzo per pianta del Santa Tecla, Milano. Courtesy Laura Agnoletto Baj

Era una cave, come quelle parigine, una cantina davvero piccola, con un palco piccolo dove arriva il jazz, in una città devastata come la Milano degli anni ’50, in piena ripresa ma ancora con un residuo cupo sullo sfondo, una città “dove tutto era da rifare, e che la gente aveva voglia di rivivere” come ricorda nel podcast il jazzista Enrico Intra, uno dei protagonisti di quella stagione.

Tutti facevano qualcosa. Movimenti artistici, ad esempio: Enrico Baj, pittore e scultore, fonda con Sergio Dangelo il Movimento Arte Nucleare, e di lì a poco si unirà a loro un Colombo appena ventenne. Frequentano le caves, l’Aretusa, appena di fianco a quel Santa Tecla di cui presto prenderanno la gestione. Baj d’altronde è artista ma ha dovuto studiare da avvocato, e tutta la burocrazia se la carica lui – i disegni erano in una cartelletta conservata dalla nipote Laura Agnoletto Baj, e venivano dallo studio legale del prozio dove Baj aveva praticato.
Colombo è artista, ma ha cominciato a studiare da architetto, e il resto è storia del design.

Ricostruzione dell'allestimento del Santa Tecla in occasione della mostra "Il Movimento Nucleare", curata da Martina Corgnati a Sondrio, 1998. Courtesy Archivio Baj

L’allestimento del Santa Tecla sarà un punto di svolta, ci raccontano Bollati e Cecchi: “per Colombo, di cui decreta l’avvicinamento al mondo del design d’interni, quanto per l’amico Baj, che lo vivrà quasi come un tradimento – scriverà in un testo – sentirà di aver perso un compagno di sperimentazione”. Questo perché in realtà la connessione era fortissima, “uno non era solo, non agiva da solo: era all’interno di un gruppo con cui si confrontava continuamente, e questo era il bello”, ha detto Roberta Cerini-Baj, moglie di Enrico. E intanto per il Santa Tecla passerà di tutto, a tutte le ore. Prima Chet Baker, poi il clan Celentano e un giovanissimo Lucio Battisti. È un luogo che per formula è inedito: ci si va per stare, sedersi e ascoltare qualcosa, un cabaret o della musica. Si può dire che in fin dei conti i listening bar che oggi hanno invaso Milano, di effettivamente nuovo abbiano solo aggiunto i sound system. Ci arriverà anche Ugo La Pietra, poco più che adolescente, a suonare, prima di tutte le sue sperimentazioni urbane, prima della sua stagione al bar Giamaica.

Il Santa Tecla vivrà diverse vite, dalla cave della provocazione culturale a locale notturno, night club degli anni della malavita, attraversando usi, chiusure, incendi, riaperture, clubbing di inizio millennio e Punks Wear Prada, fino alla chiusura definitiva nel 2016. Abbiamo tracce della presenza di Colombo in un filmato che negli anni ’50 gridava al luogo di sbandati che in realtà stava facendo un pezzo di storia, così come abbiamo un’idea dei suoi interni in un riallestimento curato come mostra per Baj negli anni ’90, con parti di manichini ad arredare i muri. Ma in fin dei conti, il Santa Tecla resta più un tesoro quasi immateriale, un’icona che vive nelle menti e nei racconti. Bollati e Cecchi a giugno 2026 lo rilanceranno nel libro e nel podcast con un evento in un altro luogo-icona come il Bar Basso, ma come dice Intra, “In questo momento non c’è bisogno di Santa Tecla, del luogo fisico, c’è bisogno del pensiero, della curiosità di un percorso che ha fatto il suo corso, perché ogni presente ha sempre una cosa nuova da scoprire”.

Immagine di apertura: Joe Colombo, schizzo per gli interni del Santa Tecla, Milano. Courtesy Laura Agnoletto Baj

Si ringraziano per il prezioso contributo Ignazia Favata, Laura Agnoletto Baj, Ilaria Bollati e Marta Elisa Cecchi. 
Il podcast e il libro sonoro di
A tutte le ore vengono presentati il 17 giugno 2026 in un evento al Bar Basso, a Milano.

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