Con un peso di appena 1,7 kg, la Superleggera di Gio Ponti è uno dei progetti più conosciuti dell’architetto e fondatore di Domus, uno dei più riusciti e longevi del design italiano per un motivo preciso: è stata progettata per essere priva di tutto ciò che non serve. L’anno prossimo compirà settant’anni e ovviamente si trova nella collezione permanente del MoMa e anche in quella del Museo del Design italiano di Triennale Milano. Cassina inizia a produrla nel 1957, ma il progetto è del 1955 e affonda le radici ancora più lontano. Ponti guarda infatti alla tradizione della Chiavarina, la sedia ligure che per decenni ha popolato le sale da pranzo italiane e che, in una strana traiettoria culturale, è arrivata di recente perfino sul palcoscenico del Super Bowl. Di certo non si tratta di un’ispirazione nostalgica, piuttosto di un confronto diretto con un archetipo, in cui Ponti ha visto una possibilità di modernità.
La Superleggera di Gio Ponti, la sedia che si solleva con un mignolo
Progettata negli anni ‘50 dal fondatore di Domus, questa sedia che pesa meno di 2 kg è ancora oggi un manifesto di leggerezza.
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- Francesca Critelli
- 11 febbraio 2026
È il punto di partenza per una delle sue operazioni di sottrazione, che hanno attraversato orizzontalmente la carriera del progettista, nel design tanto quanto nell’architettura. Ritroviamo quest’idea di leggerezza nel Grattacielo Pirelli di Milano, tradotta nelle grandi campate libere da setti intermedi e negli spigoli in cemento scavati in corrispondenza delle scale, ma anche nella Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, dove invece prende forma con una facciata traforata attraversata dalla luce. Che si tratti di edifici o di oggetti, la sottrazione diventa per Ponti uno strumento per arrivare all’essenza del progetto.
In penombra sarà ancora più leggera perché si reggerà solamente su due gambe.
Gio Ponti
La struttura è in legno massello di frassino, con gambe a sezione triangolare di soli 18 millimetri: una soluzione estrema che consente di ridurre al minimo il materiale senza comprometterne la resistenza. Il sedile, tradizionalmente impagliato in canna d’India, può essere anche imbottito e rivestito – come la nuova versione presentata in occasione dei sessant’anni della sedia. Lo schienale è leggermente piegato, in favore di un’ergonomia a cui Ponti non poteva rinunciare. Il risultato è una sedia che appare snella e fragile ma che, nei fatti, è sorprendentemente robusta.
“In penombra sarà ancora più leggera perché si reggerà solamente su due gambe” diceva l’architetto presentandone il design, che ha resistito non solo ai carichi ma anche al tempo. Il successo della Superleggera è stato infatti immediato e difficile da controllare, tanto che nel 1960, Cassina è “costretta” a pubblicare su Domus un comunicato piuttosto esplicito: “la ditta Figli di Amedeo Cassina rende noto che le sedie ‘Leggere’ e ‘Superleggere’ disegnate dall’architetto Gio Ponti sono di sua esclusiva produzione e diffida chiunque a riprodurre i modelli in Italia e all’estero.” In realtà, oltre a diverse copie dell’originale, questa sedia è diventata il manifesto di una poetica votata alla ricerca di un design essenziale, e da allora non ha mai smesso di essere riletta, studiata e reinterpretata. Alla Milano Design Week 2019, la mostra “Supercolla” ne ha presentate 31 versioni sottoposte a ogni tipo di stress: avvolte nel cellophane, bruciate, forate, smontate. Come se fosse un oggetto così solido da sopportare anche la dissacrazione.
Nel recente riallestimento del Museo del Design italiano di Triennale Milano, i curatori Marco Sammicheli e Marilia Pederbelli l’hanno collocata al centro di una sezione dedicata alla leggerezza che è “un tema trasversale a ogni epoca, e un campo di ricerca su cui in molti si sono cimentati nel tempo” spiegano. Un allestimento interattivo permette a chi visita la mostra di verificare fisicamente il peso della sedia grazie a una bilancia: una Superleggera da un lato, un manubrio da due chili dall’altro. Sullo sfondo, altre sedute come la Air-Chair di Jasper Morrison, la Ghost di Cini Boeri e la Foglia di Marco Ferreri sono messe lì a creare un confronto diretto, misurato non in kg ma, appunto, in superleggere, come fosse l’unità di misura di riferimento per la progettazione.
Probabilmente in futuro vedremo altre riedizioni e nuove immagini promozionali, ma nella memoria di tutti resta una storica, singola foto scattata da Giorgio Casali che sintetizza il progetto: quella di un bambino che solleva la sedia con il solo mignolo.
Immagine di apertura: Gio Ponti, Superleggera. Archivio Domus – © Editoriale Domus S.p.A.