Archivio Digitale Domus PRO

La biografia industriale di Giancarlo Traversa, fondatore di Elleci

Dalle campagne dell’Agro Pontino al brevetto Keratek e al Red Dot Design Award: in La straordinarietà della vita il fondatore del gruppo industriale leader nell’arredo di bagni e cucine racconta la storia della sua vita e della sua azienda. 

Camminando sull'Appia, la via che attraversa Terracina, le pietre romane sconnesse dal peso del tempo, o guardando dalla spiaggia il promontorio del Circeo, è molto difficile immaginare le durezze di un'infanzia contadina in queste terre fertili. 

Soprattutto se a consegnarti certi ricordi, sotto forma di un libro fin troppo sincero, è un imprenditore di successo, nella vasta sede della Elleci – l'impianto si estende su 100mila mq -, tra il monitor e il vasto tavolo delle riunioni dirigenziali. Potrebbe sembrare la solita pubblicazione in cui il fondatore di una grande azienda, che fattura circa 50 milioni di euro, ripercorre le orme della carriera partendo dalla infanzia austera nel Dopoguerra per proseguire con una serie di intuizioni, ostacoli superati, successi, fino al passaggio di testimone alle generazioni successive, figli, nipoti e così via. Invece.

Headquarter Elleci, Terracina, Italia

La straordinarietà della vita, di Giancarlo Traversa, fondatore di un gruppo industriale nell'arredo che produce lavelli per cucine e lavabi per bagni, contiene soprattutto quello che non immagini di trovarci. Intanto perché l'infanzia di Traversa nell'Agro pontino, e ancora di più la sua giovinezza a Milano, vanno oltre qualsiasi cliché postbellico e sono un vero e proprio, durissimo romanzo di formazione tra la violenza del padre e le frequentazioni poco raccomandabili a Milano, dove Traversa si trasferisce in quel periodo. Il padre, infatti, decide di non fargli proseguire gli studi. Per fortuna gli ambienti della delinquenza che suo malgrado attraversa, nella Milano degli anni di Piombo, gli lasciano solo il segno di un'epatite, scoperta molti anni dopo. 

A stupire non è solo la capacità di attraversare esperienze difficili tirando dritto per la propria strada, tentando e ritentando senza darsi mai per vinto, dopo colpi che avrebbero abbattuto chiunque; ma anche la divergenza di questa strada dai percorsi tipici degli imprenditori del Nord, artigiani che hanno aperto aziende negli anni del boom economico e dintorni, spesso in zone dove c'era o stava nascendo un distretto industriale con tutti i servizi e le competenze. Anche le campagne della Lombardia o del Veneto o del Piemonte erano austere, financo misere, come racconta Fenoglio nel romanzo La malora, ma la durezza cioè la violenza psicologica e fisica erano meno diffusi che al Sud (l'Agro pontino è a metà strada tra Roma e Napoli dunque verso Sud). Soprattutto non c'erano nella Brianza dei mobili.

La Straordinarietà della Vita, Giancarlo Traversa

Il padre di Traversa è una figura che ricorda il Gavino Ledda del romanzo Padre padrone, certe atmosfere pastorali sarde, più che il Lazio. Il piccolo podere di campagna, poco distante da Terracina e a pochi chilometri dalla scintillante costa, dà a malapena da vivere alla famiglia, ma più delle privazioni è il clima molto teso, quasi spietato, della casa a traumatizzare il bambino che allora era Giancarlo Traversa.

La madre, Lucia, è succube e incapace di opporsi al marito, ma tra le ombre non manca qualche spiraglio. E quel mondo che sembra poco incline alla solidarietà si dimostra generoso quando un fulmine colpisce il pozzo dei Traversa e uccide tutte le mucche nella loro stalla. Allora con una colletta dei conoscenti si riesce a ricomprarle. L'estate porta momenti di felicità perché appartiene soprattutto ai bambini. La scuola finisce, il clima si fa più dolce, il mare offre momenti di libertà che un coetaneo padano può solo sognare. Ma i compagni di giochi più vicini a Giancarlo, in particolare due fratelli, fanno vita non meno grama e si toglieranno la vita uno dopo l'altro.

La modernità arriva a mitigare la vitaccia sotto forma di un trattore usato come generatore di corrente per la casa che alimenta i primi elettrodomestici. Purtroppo li fa anche saltare tutti, compresa la prima televisione, quando il padre perde il controllo dell'acceleratore e la tensione dell'elettricità si alza troppo.

Giancarlo Traversa, Elleci President e CEO

Non resta che la fuga nella Milano degli anni '70. Qui Giancarlo Traversa trova lavoro al luna park delle Varesine come custode del freno delle montagne russe e trova alloggio in una roulotte. Siamo nell'area che ospiterà il Bosco Verticale e i grattacieli di Porta Nuova. Quando trova un altro lavoro, sempre a Milano, in una ditta edile, va a vivere i un appartamento ma scopre che i coinquilini si bucano, come si è detto. Ritorna a casa dopo avere sentito la mancanza del mare e trova lavoro con le barche. Finalmente l'incontro con il mondo dell'impresa e della tecnica, intesa come utilizzo di nuovi materiali. Il business è quello della vetroresina con cui ripara gli scafi delle barche dei pescatori rendendole meno soggette alla corrosione. Il cantiere si ingrandisce, anche grazie al turismo, e arriva a costruire barche non solo a ripararle. Per le Colombiadi Renzo Piano lo coinvolge nella realizzazione dello stand italiano a Genova. Ma nel momento di massimo splendore deve chiudere baracca a causa dei mancati pagamenti dello stato. Si butta con il solito entusiasmo e tenacia, rimasti intatti nonostante le avversità, in un'altra impresa. Siamo nel 1992 e nasce Elleci.

L'esperienza con le barche e la vetroresina viene buona. Su suggerimento di un napoletano, che gli proponeva di farsi carico della rete commerciale, mette in piedi una produzione di lavelli per cucina e lavabi per bagno. Poi scopre che l'uomo non era nemmeno del settore e deve occuparsi lui anche delle vendite, girando per l'Italia in macchina. Non manca un incidente cui sopravvive per miracolo. A questo punto il racconto picaresco, quasi dickensiano, sta per diventare una storia di successo più simile a quella di altri imprenditori. Nel '99 Graziano Traversa apre la sede di Pontinia, dove attualmente l'azienda si trova. L'ampliamento costante dello stabilimento produttivo, che arriverà a svilupparsi su un terreno di 100mila mq, metà dei quali coperti, scandisce le varie fasi di uno sviluppo che porterà l'azienda a essere leader del settore in Italia. Neanche in quest'ultima fase però sono tutte rose e fiori. L'acquisto del podere del padre per fare, insieme al fratello, una proprietà di campagna con piscina, animali e case per tutta la famiglia, si tradurrà nell'impossibilità di recuperare rapporti familiari distrutti da troppi anni di durezze.

Area produttiva Elleci, Terracina, Italia

L'azienda cresce di fatturato e ottiene premi e riconoscimenti. Elleci riceve il Red Dot Design Award nel 2012 grazie all'elettrolavello Dogma. Ma il successo non è una dimensione stabile, piuttosto una dinamica che dipende dall'equilibrio di diversi fattori, in primis l'innovazione per tener dietro al mercato. Bisogna affrontare la concorrenza di colossi come la svizzera Franke. La consapevolezza di dover innovare per restare in un mercato ad alta tecnologia porta alla creazione di un centro ricerca e del materiale Keratek nel 2017, brevetto Elleci. L'apertura di una fabbrica in Cina per il mercato asiatico, su stimolo di un partner industriale americano, segna l'apice della espansione internazionale, ma verrà chiusa perché i cinesi vogliono comprare made in Italy e non è semplice mandare avanti una azienda nel paese del Dragone. Gli operai cinesi costeranno anche meno, spiega Traversa, ma ce ne vogliono tre per raggiungere la produttività di un italiano. Il rapporto tra esportazioni e mercato interno si attesta sul cinquanta per cento a testimonianza di un'azienda globalizzata.

Il regalo, per il sessantesimo compleanno, sempre nel 2017, una Ferrari 488 Gtb da parte dei figli, tutti ben inseriti in azienda: Graziano, direttore operativo, Veronica, direttore finanziario, e Daniele, responsabile delle tecnologie informatiche, è un momento simbolico, il premio per anni di fatica e ostacoli da superare. Quasi un periplo pericoloso alla Ulisse per tornare in una patria, quella di una famiglia benestante e serena che l'infanzia gli ha negato. O ancora di più forse lo è ritrovarsi con don Gino Rigoldi, il prete delle periferie, che lo aveva aiutato negli anni dell'immigrazione a Milano, ma questa volta da imprenditore che guarda al mondo del sociale, in Africa soprattutto, come a un contesto dove restituire qualcosa di quello che, tanto faticosamente, si è ottenuto. Nel 2025 Elleci ha aperto il flagship store a Milano e “Mixology” ha vinto un altro Red Hot Design, riconoscimento che si era già aggiudicata diverse volte.

Ultime News

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram