Ogni nuovo progetto di Ross Lovegrove
si può leggere come un'espressione
d'amore per le materie costitutive
dell'universo e le loro leggi. Amore che
cresce e si concretizza in molteplici
forme, in un bosco rigoglioso abitato da
ogni sorta di organismo, dal fiore
all'albero secolare. La ricerca progettuale
di Lovegrove (nome davvero profetico)
si colloca in un contesto che egli chiama
la "nuova natura", ed è incentrata
su un differente e creativo approccio
alla scienza dei materiali, alla loro
composizione strutturale. Il traguardo
sembra essere, comunque e sempre,
la leggerezza. "Questa posizione
evoluzionistica – fondata sul concetto
di crescita, perforazione, liberazione
della superficie solida, sulle membrane
strutturali liquide e ultimamente sulle
forme create da forze intrinseche ed
estrinseche – ci sta portando verso una
nuova libertà di espressione nel progetto
architettonico e nell'industrial design".
Biologo evoluzionista prestato al mondo
del progetto, Lovegrove esplora
da tempo le potenzialità dei materiali
compositi a base di fibra di carbonio.
Questo polimero è una forma di grafite
(uno stato del carbonio puro), in cui gli
atomi sono disposti in anelli esagonali
aromatici a formare una sorta di "rete
metallica". Abbinata a resine
epossidiche e altri materiali
termoindurenti, la fibra di carbonio
assume l'aspetto di una pelle:
stratificando più pelli, ognuna delle
quali può avere caratteristiche diverse,
e ponendo gli strati secondo le linee
di sollecitazione che il prodotto finale
dovrà sopportare, si ottiene
un materiale composito dalle
caratteristiche sorprendenti,
di eccezionale resistenza e leggerezza,
che si presta alle più disparate
applicazioni, molto diffuse nell'industria
automobilistica e in quella
motociclistica. Nel lavoro di Lovegrove,
la fibra di carbonio serve a liberare
opportunità visionarie, come il progetto
per il Cranbrook Pavilion e la sua
evoluzione in chiave verticale, il Carbon
Fiber Skyscraper, a stimolare lo studio
di mezzi di trasporto alternativi, come
la concept car Kyoto e la bicicletta
Biolove. Ma la fibra di carbonio
è utilizzata anche nella realizzazione
di oggetti, come il tavolo Gingko,
o le nuove valigie progettate per Globe-
Trotter. Tutte proposte che, in qualche
modo, "arricchiscono la natura
polisensoriale della nostra esistenza".
Generazioni di viaggiatori hanno avuto
come compagne dei loro spostamenti
le valigie Globe-Trotter: l'azienda
fondata in Sassonia nel 1897 da David
Nelkin, dal 1901 ha sede a Londra.
Produce valigie lavorate
esclusivamente a mano, divenute vere
icone dello stile britannico.
I modelli iniziali utilizzavano fogli di fibra,
avevano la struttura di acero
e i particolari in cuoio.
La nuova linea disegnata da Ross
Lovegrove, presentata in occasione
dei 110 anni di vita dell'azienda,
abbandona la Vulcan Fibre (esclusiva
Globe-Trotter) a favore della fibra
di carbonio, guarda caso inventata
in Inghilterra negli anni Sessanta: ma
così le valigie hanno cessato di essere
esclusivamente Made in England.
Ross Lovegrove si è avvalso infatti
della collaborazione della giapponese
Toray Corporation, leader mondiale
nel campo dei materiali compositi
e il maggiore produttore di fibra di
carbonio. Toray ha assistito progettista
e azienda nello sviluppo avanzato dei
tessuti matrice che hanno reso possibili
le caratteristiche della valigia e le sue
prestazioni. Estremamente leggera (il modello standard pesa 1,41 kg),
onehundred&ten (questo il nome)
riassume quella che Lovegrove
definisce 'Craftech', una creativa
convergenza di artigianalità
e tecnologia, nella quale i giapponesi
sono particolarmente abili.
Le tecniche di fabbricazione della
valigia sono molto vicine all'ingegneria
delle motociclette: non a caso il
laboratorio che ha aiutato il progettista
nella definizione dei prototipi collabora
abitualmente con la Kawasaki.
Dopo due anni di lavoro (il progetto
è iniziato nel gennaio del 2006), la serie
onehundred&ten ha debuttato a Tokyo
lo scorso novembre, declinata in tre
modelli: Attach Case, Air Cabin Case
e Trolley Case. Quest'ultimo si
caratterizza per un intelligente sistema
a maniglia, che circonda esternamente
la valigia liberando l'interno da ogni
ingombro legato al meccanismo
di estensione, al quale sono collegate le
ruote, dal movimento particolarmente
soft e silenzioso. Un'ultima annotazione
sul nome del prodotto: onehundred&ten
è solo un rimando all'anniversario
aziendale o anche un'implicita
votazione di eccellenza?
Essenzialità organica
La conoscenza della natura guida Ross Lovegrove nelle sue visioni del design e dell'architettura. La fibra di carbonio è la chiave per la sua libertà espressiva del futuro? Testo Maria Cristina Tommasini. Foto John Ross, Pierre Jusselme, Lovegrove Studio.
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- 03 gennaio 2008