Un gioco di carte ha cambiato il Padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier

Nel Padiglione dell’Esprit Nouveau di Bologna, l’artista Daniele Catalli trasforma le utopie urbane di Le Corbusier in città oniriche usando le carte di Dixit come dispositivo di immaginazione collettiva.

Diciamolo subito: Le Corbusier è stato l’architetto delle grandi utopie razionali del Novecento. Dall’Unité d’Habitation di Marsiglia al Plan Voisin, che immaginava di demolire una parte del centro storico di Parigi per sostituirla con una griglia di torri immerse nel verde, il suo lavoro ha spesso cercato di imporre ordine, geometria e funzione alla complessità della vita urbana.

Il Padiglione dell’Esprit Nouveau, progettato con Pierre Jeanneret per l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes del 1925, nasceva dentro questa visione: non semplicemente un edificio temporaneo, ma un manifesto abitabile della città moderna. Oggi Bologna ospita l’unica replica esistente al mondo di quel padiglione.

Dixit, invece, è quasi il suo opposto. Creato nel 2008 dal neuropsichiatra francese Jean-Louis Roubira, il gioco di carte è diventato negli anni uno dei fenomeni più popolari del tabletop contemporaneo proprio perché rifiuta logica, precisione e interpretazioni univoche. Le sue immagini oniriche funzionano per associazioni mentali, intuizioni e ambiguità.

Ora, Le Corbusier e Dixit si incontrano. Succede proprio dentro il Padiglione dell’Esprit Nouveau di Bologna, dove l’artista e graphic designer Daniele Catalli ha trasformato le utopie urbane del Movimento Moderno in un dispositivo collettivo di immaginazione, sogno e interpretazione.

Raccontare le città attraverso i sogni

Circondato dalle gigantografie raffiguranti le città ideali di Le Corbusier — dal Plan Voisin alla “città per 3 milioni di abitanti” — Catalli ha tenuto un workshop interpretando i pensieri delle persone su una città che non esiste ancora, e forse non esisterà mai. “A me interessa il presente, e il disegno utilizzato prima di tutto come mezzo per comprenderlo”, dice a Domus. “Poi, perché no, per ipotizzare delle utopie”.

Appese alle pareti della grande sala a doppia altezza del padiglione ci sono grandi riproduzioni di alcune carte di Dixit e tre domande: Com’è la città dei sogni? Dov’è casa? Cos’è un’idea?

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Asmodee Italia, editore e distributore di giochi da tavolo, e Adiacenze, l’associazione dedicata all’arte contemporanea co-diretta da Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi, che da tre anni porta avanti “Closer – Becoming the City”, una rassegna dedicata alla città e alle sue relazioni attraverso i linguaggi dell’arte. Per la stagione estiva, Adiacenze ha aperto al pubblico il Padiglione dell’Esprit Nouveau.

In questo contesto si inserisce la performance di Catalli, che ha chiesto ai partecipanti di descrivere i propri sogni e, come una sorta di traduttore, ha trasformato le visioni notturne in immagini attraverso la lente del disegno.

L’idea è formulare visioni urbane partendo proprio da ciò che non è reale ma che resta profondamente radicato nelle persone. Le illustrazioni di Dixit hanno un’estetica onirica e visionaria: non rappresentano mai scenari realistici, ma figurazioni plausibili nell’immaginazione, capaci di stimolare “la nostra capacità di tirare fuori qualcosa che altrimenti resterebbe sepolto, come il Test di Rorschach”, spiega la neuropsichiatra coinvolta da Asmodee Italia. Non è un caso che Dixit sia stato creato proprio da un neuropsichiatra.

Cosa c’entra Dixit con Le Corbusier

Le Corbusier immaginava città perfette, attraversate da grandi arterie di traffico e dominate da torri immerse nel verde. Con il Plan Voisin del 1925, presentato proprio all’interno del Padiglione dell’Esprit Nouveau, proponeva addirittura di demolire una parte del centro storico di Parigi per sostituirla con una griglia di grattacieli cruciformi pensati per una società moderna, efficiente e razionale.

Queste utopie urbane concepite da Le Corbusier, e più in generale dal Movimento Moderno — basti pensare a Broadacre City di Frank Lloyd Wright — oggi sopravvivono soprattutto come manifesti teorici, capaci di raccontare con chiarezza le ideologie dei progettisti che le hanno immaginate.

Catalli lavora proprio su questa tensione tra utopia e immaginazione. “Usare il disegno come traduzione del sogno mi mette nell’ottica di ‘perdere’ qualcosa ma ‘guadagnare’ qualcos’altro”, racconta. “È un telefono senza fili”.

Le carte di Dixit non spiegano lo spazio urbano, lo evocano. Le città disegnate da Catalli non sono mai davvero progettate, ma frammenti visivi, simboli e scenografie mentali che assomigliano più a ricordi o visioni che a piani urbanistici.

“Per me le città sono strati”, spiega l’artista. “Non sono palazzi o monumenti”. Piuttosto, qualcosa da attraversare e interpretare. “Ogni strato può essere letto in modi differenti in base a chi lo osserva”.
È la stessa logica che guida il workshop ospitato nel padiglione: partire dai sogni delle persone per costruire immagini che non illustrano semplicemente una città, ma il modo in cui la città viene vissuta, immaginata e deformata dalla memoria.

Immagine di apertura: Le Corbusier e Pierre Jeanneret, Padiglione de L’Espirit Nouveau, 1925. © Comune di Bologna. Foto Giorgio Bianchi

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