Questo polimero è una forma di grafite (uno stato del carbonio puro), in cui gli atomi sono disposti in anelli esagonali aromatici a formare una sorta di "rete metallica". Abbinata a resine epossidiche e altri materiali termoindurenti, la fibra di carbonio assume l'aspetto di una pelle: stratificando più pelli, ognuna delle quali può avere caratteristiche diverse, e ponendo gli strati secondo le linee di sollecitazione che il prodotto finale dovrà sopportare, si ottiene un materiale composito dalle caratteristiche sorprendenti, di eccezionale resistenza e leggerezza, che si presta alle più disparate applicazioni, molto diffuse nell'industria automobilistica e in quella motociclistica. Nel lavoro di Lovegrove, la fibra di carbonio serve a liberare opportunità visionarie, come il progetto per il Cranbrook Pavilion e la sua evoluzione in chiave verticale, il Carbon Fiber Skyscraper, a stimolare lo studio di mezzi di trasporto alternativi, come la concept car Kyoto e la bicicletta Biolove. Ma la fibra di carbonio è utilizzata anche nella realizzazione di oggetti, come il tavolo Gingko, o le nuove valigie progettate per Globe- Trotter. Tutte proposte che, in qualche modo, "arricchiscono la natura polisensoriale della nostra esistenza".
Generazioni di viaggiatori hanno avuto come compagne dei loro spostamenti le valigie Globe-Trotter: l'azienda fondata in Sassonia nel 1897 da David Nelkin, dal 1901 ha sede a Londra. Produce valigie lavorate esclusivamente a mano, divenute vere icone dello stile britannico. I modelli iniziali utilizzavano fogli di fibra, avevano la struttura di acero e i particolari in cuoio. La nuova linea disegnata da Ross Lovegrove, presentata in occasione dei 110 anni di vita dell'azienda, abbandona la Vulcan Fibre (esclusiva Globe-Trotter) a favore della fibra di carbonio, guarda caso inventata in Inghilterra negli anni Sessanta: ma così le valigie hanno cessato di essere esclusivamente Made in England. Ross Lovegrove si è avvalso infatti della collaborazione della giapponese Toray Corporation, leader mondiale nel campo dei materiali compositi e il maggiore produttore di fibra di carbonio. Toray ha assistito progettista e azienda nello sviluppo avanzato dei tessuti matrice che hanno reso possibili le caratteristiche della valigia e le sue prestazioni. Estremamente leggera (il modello standard pesa 1,41 kg), onehundred&ten (questo il nome) riassume quella che Lovegrove definisce 'Craftech', una creativa convergenza di artigianalità e tecnologia, nella quale i giapponesi sono particolarmente abili.
Le tecniche di fabbricazione della valigia sono molto vicine all'ingegneria delle motociclette: non a caso il laboratorio che ha aiutato il progettista nella definizione dei prototipi collabora abitualmente con la Kawasaki. Dopo due anni di lavoro (il progetto è iniziato nel gennaio del 2006), la serie onehundred&ten ha debuttato a Tokyo lo scorso novembre, declinata in tre modelli: Attach Case, Air Cabin Case e Trolley Case. Quest'ultimo si caratterizza per un intelligente sistema a maniglia, che circonda esternamente la valigia liberando l'interno da ogni ingombro legato al meccanismo di estensione, al quale sono collegate le ruote, dal movimento particolarmente soft e silenzioso. Un'ultima annotazione sul nome del prodotto: onehundred&ten è solo un rimando all'anniversario aziendale o anche un'implicita votazione di eccellenza?
