YOUPrison

Dodici riflessioni sulla limitazione di spazio e libertà. Dodici celle in scala reale realizzate da altrettanti studi di architettura alla Fondazione Sandretto di Torino. Per far percepire sulla propria pelle i temi scottanti connessi a uno spazio tra i più difficili e coinvolgenti. Testo Diller Scofidio + Renfro con David Allin, Hayley Eber, Eric Rothfeder.

La pena è adeguata al crimine?
Con oltre otto milioni di individui detenuti in prigione, la popolazione carceraria è una delle comunità in maggiore espansione nel mondo. Gli Stati Uniti d'America, che rappresentano il 5% della popolazione mondiale, vanta il 25% della popolazione carceraria totale. I due milioni di persone che negli Stati Uniti stanno dietro le sbarre rappresentano la più alta percentuale procapite di incarcerazione nella storia dell'umanità, e hanno fatto delle prigioni americane la categoria di edifici abitativi che si è sviluppata maggiormente in tutto il Paese. In ogni caso, ripensare le singole celle, senza mettere in discussione le gravi carenze del sistema penale, significherebbe avallare in modo implicito le politiche esistenti. Per questo motivo, per la mostra "YOUprison" (dal 12 giugno alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, n.d.r.) utilizzeremo il contesto di una cella-galleria per indagare in una prospettiva più ampia il concetto di spazio come strumento punitivo. L'intenzione non è quella di migliorare la cella, ma riflettere su un sistema che considera la cella come lo strumento punitivo più piccolo. Al di là del riconoscimento del ruolo riformatore svolto dall'architettura nei confronti dei complessi problemi sociali delle prigioni, l'incarcerazione è senza alcun dubbio una questione che riguarda lo spazio: la prigione isola il criminale tenendolo a distanza di sicurezza dallo spazio fluido condiviso dalla gente e lo confina nello spazio minimo considerato accettabile per vivere. La pena viene calcolata applicando una matrice spazio-temporale: più grave è il crimine commesso, più punitivo sarà lo spazio di reclusione e più lunga sarà la detenzione. La formula della pena viene messa in discussione in caso di atti criminali eticamente ambigui.

Consideriamo, per esempio, un personaggio pubblico accusato di un crimine 'amministrativo', che, attraverso i media, viene processato "nel tribunale dell'opinione pubblica", poi condannato e rinchiuso in un istituto carcerario a basso livello di sicurezza (Club Fed). Che cosa dovrebbe significare l'isolamento in termini di spazio, comunicazione e sospensione dei rapporti sociali per qualcuno che non costituisce un rischio per la società? All'estremo opposto, c'è invece il "nemico combattente" – una figura prodotta dal clima politico che è seguito al Patriot Act – che viene percepito come una minaccia della sicurezza nazionale e quindi detenuto a oltranza in isolamento in strutture militari ad alta sicurezza, dove non sono riconosciute le leggi internazionali sui diritti umani. Come definire questo limbo spaziale? E che dire della stragrande maggioranza dei detenuti puniti due volte perché costretti a stare in penitenziari sovraffollati, privi di un'assistenza sanitaria adeguata e che sono diventati vittime di un sistema giudiziario penale criminale, che ha rinunciato alla vocazione riabilitativa dell'incarcerazione, rendendola fine a se stessa? Come definiamo la massima e la minima sicurezza, le limitazioni della libertà e termini come controllore/controllato? Ricollegando in modo chiaro la logica attuale che regola le pratiche carcerarie con la promessa utopica di riabilitazione e rieducazione, noi proponiamo un nuovo metodo di calcolo dello spazio in cui un detenuto è confinato: uno spazio che riconosca la diversità della popolazione carceraria e possa essere adattato al singolo individuo, ma che al tempo stesso garantisca a tutti i detenuti un ambiente sicuro, umano e dal quale sia possibile comunicare (sebbene sotto controllo) con un mondo esterno in rapida evoluzione. Le nuove tecnologie rendono possibile slegare il ruolo punitivo della cella dalle esigenze di sicurezza e quindi produrre un vasto spettro di livelli di condizioni detentive, reclusione, sorveglianza e permeabilità.

Questo nuovo calcolo permetterebbe al progetto della singola cella di prevedere una serie di elementi variabili che si sistemano in una struttura "a taglia unica", che può essere ampliata grazie a una serie di accessori che consentono anche di soddisfare altre esigenze quali l'isolamento o il bisogno di privacy, le opportunità di vita sociale, ingresso di luce e aria fresca, il controllo della temperatura ambientale, la vista, l'informazione e le comunicazioni. Questo sistema di variabili farà parte di un progetto digitale. La galleria-cella pensata per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo avrà uno sfondo bianco e vuoto con solo un monitor touch screen montato su una colonna centrale dotata di due bracci girevoli ed estendibili. Lo schermo sarà l'interfaccia di videogame interattivi di vario tipo, complessi e densi di contenuti politici. Al pubblico verrà chiesto di contribuire a ripensare le linee guida della sentenza e la loro traduzione nello spazio, coinvolgendolo così in una matrice di crimini che stimolano la riflessione sulla morale e i costumi: uso di droghe, perversioni sessuali, insider trading, cospirazione, disturbo della quiete pubblica, comportamenti illegali, immigrazione clandestina, ecc. Il pubblico valuterà le circostanze attenuanti e aggravanti, emettendo una sentenza potenziale. Lo schermo mostrerà il progetto della cella risultante in Quicktime VR. Girando lo schermo in tutte le direzioni, destra-sinistra-su-giù, si vedrà il progetto come se lo schermo fosse trasparente: oltre al vetro verrà rappresentato lo spazio virtuale del progetto. L'immagine della cella cambierà seguendo il variare degli elementi che mettono in discussione i temi attuali di isolamento e detenzione che costituiscono la base del modello carcerario.
Rendering del
progetto di Diller Scofidio +
Renfro
Rendering del progetto di Diller Scofidio + Renfro
La cella cilindrica
progettata da Kianoosh
Vahabi
La cella cilindrica progettata da Kianoosh Vahabi
Schizzi e descrizione
del progetto
di Alexander Brodsky
Schizzi e descrizione del progetto di Alexander Brodsky
Progetto
di sciSKEW Collaborative
Progetto di sciSKEW Collaborative
La vita del
detenuto viene vista in
relazione alla velocità
di movimento da DW5 /
Bernard Khoury
La vita del detenuto viene vista in relazione alla velocità di movimento da DW5 / Bernard Khoury
Graphic
representation of
Architect’s Dilemma,
the project by Ana Miljacki,
Lee Moreau, Ben Porto
and Dan Sakai
Graphic representation of Architect’s Dilemma, the project by Ana Miljacki, Lee Moreau, Ben Porto and Dan Sakai
Studenti della Facoltà
di Architettura di Siracusa
Studenti della Facoltà di Architettura di Siracusa

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