La Groenlandia, che significa “terra verde”, è la più grande isola del pianeta ed è tutt’altro che verde. Il suo nome fu inventato con un intento “pubblicitario”, finalizzato a incoraggiare la colonizzazione in epoca vichinga. In realtà è quasi completamente coperta dal ghiaccio a eccezione di alcune porzioni di costa nella parte meridionale che sono abitate. Tra l’altro, è la nazione meno densamente popolata del mondo.
Ma cosa c’è in Groenlandia? 5 edifici notevoli che Trump potrebbe prendersi
L’isola che Donald Trump vuole negli Usa è un posto di grandi architetture contemporanee, progettate per adattarsi ad un contesto climatico unico al mondo.
Foto Adam Mørk
Foto Adam Mørk
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Foto Adam Mørk
Foto Adam Mørk
Foto Adam Mørk
Foto Rasmus Hjortshoj
Foto Rasmus Hjortshoj
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Foto Emil Stach
Foto Emil Stach
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Foto Adam Mørk
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Courtesy BIG
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- Nicola Aprile
- 21 gennaio 2026
Negli ultimi tempi se ne parla tanto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole prendersela - a detta sua con le buone o con le cattive - per “motivi di sicurezza nazionale”, contro ogni volontà degli Inuit (il popolo autoctono) e della Danimarca, del cui regno la Groenlandia fa parte, pur autogovernandosi dal 1979.
Al di là delle tensioni politiche, l’isola è nota per i paesaggi da cartolina, i fiordi, l’aurora boreale. Le costruzioni tipiche si riconoscono dai tetti spioventi e le mura rivestite di pannelli di legno coloratissimi, ma negli ultimi decenni costruire in Groenlandia è diventato un vero e proprio tema progettuale per gli architetti.
Si rintraccia un denominatore comune che insiste sul rapporto con l’ambiente naturale, inteso negli aspetti morfologici, materici e atmosferici.
La grande sfida ha ovviamente a che fare con le questioni atmosferiche - le temperature rigidissime e le abbondanti nevicate - e con la mancanza di luce naturale nel periodo invernale. Analizzando gli edifici moderni e contemporanei, si rintraccia senza alcuna difficoltà un denominatore comune che insiste proprio sul rapporto con l’ambiente naturale, inteso negli aspetti morfologici, materici e atmosferici. Così l’attenzione al contesto, prima ancora delle questioni etiche, si manifesta come risposta inevitabile ai vincoli che esso stesso impone.
In un linguaggio che si è costruito anche con l’influenza dell’architettura europea - e in particolare di quella scandinava - oggi l’antologia delle nuove architetture groenlandesi attira l’attenzione di turisti, appassionati e “addetti ai lavori”. Per farvela conoscere, abbiamo selezionato cinque edifici costruiti tra il 1997 ed oggi (più uno ancora non realizzato).
Costruito secondo le logiche della sostenibilità ambientale, il centro culturale progettato dallo studio danese Dorte Mandrup A/S assomiglia ai resti di un grande animale, il cui scheletro emerge dalla roccia con lo sciogliersi delle nevi durante la primavera. La struttura curvilinea disegna una lunga passeggiata affacciata sul fiordo Kangiae, ritmata da cinquanta telai in acciaio e da grandi superfici vetrate che permettono di osservare l’intorno. La copertura, aperta e accessibile, allaccia il grande volume al paesaggio. L’edificio è alimentato dall’energia prodotta dalla vicina centrale idroelettrica.
Assecondando il disegno della costa frastagliata su cui si affaccia, questo edificio è stato concepito come un insieme di volumi distinti e sfalsati. L’obiettivo è quello di riprodurre una struttura urbana, distribuendo nei vari blocchi, oltre alle residenze per i detenuti, sale per lo sport e la lettura, un centro sanitario e una cappella. Nei suoi 8.000 mq, il progetto vuole ripensare l’architettura carceraria per ridefinire lo stesso approccio alla detenzione, ambendo a ricostruire dinamiche di vita quotidiana proprie di un contesto sociale ordinario.
Questo istituto è un centro di ricerca per le questioni artiche e l’impatto dell’uomo sui suoi ecosistemi. È concepito come una barca, cioè in relazione al vento e alla sua direzione: la forma dell’edificio è una struttura pensata per ridurre la resistenza aerodinamica e limitare la dispersione di calore. I due grandi blocchi sono stati rivestiti di legno di cedro canadese non trattato; il clima secco della regione ha fatto da impregnante naturale, caratterizzando l’edificio, nel corso dei due decenni, con un colore grigiastro. La struttura verticale delle vetrate ricorda i crepacci naturali del paesaggio montuoso circostante.
Lo studio Biosis ha firmato questo condominio in un quartiere di Nuuk in fase di trasformazione: da area industriale a nuovo insediamento abitativo. Si tratta di quarantacinque appartamenti di metrature diverse, pensati per rispondere alle esigenze di studenti, famiglie piccole o numerose e single. Anche in questo caso la progettazione è una risposta spontanea alle condizioni atmosferiche: la forma del complesso, a ferro di cavallo, costituisce una protezione dalle raffiche di vento e dalle nevicate, e ricava un’area aperta e protetta che diventa uno spazio comune per i condomini.
La struttura massiccia di questo centro culturale ricorda il paesaggio roccioso che la circonda. Un corpo ondulato la protegge e vibra, funzionando come metafora dell’aurora boreale. Il rivestimento in legno di larice dorato rende l’edificio un volume caldo e invitante, che si protegge dall’esterno, ma lascia filtrare la luce naturale attraverso lucernari e finestrature verticali. Il grande atrio funziona come una piazza: uno spazio aperto e fluido che allaccia i diversi ambienti del centro culturale, come il caffè, lo studio televisivo e l’auditorio da 550 posti a sedere.
Un edificio per ospitare l’arte, tremila metri quadrati per tracciare la storia della Groenlandia attraverso la storia della sua produzione artistica fino ad oggi. Esito di un concorso vinto nel 2011, il cantiere della National Gallery non è ancora partito. Il corpo sinuoso dell’edificio si sviluppa attorno a un vuoto centrale: un cortile accessibile a forma di cerchio perfetto, metafora del ciclo generativo dell’acqua che, passando dallo stato solido a quello liquido, trasforma ogni anno il paesaggio della Groenlandia.