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La casa più radicale di Emilio Ambasz è ancora un monumento all’introspezione

Nel 1975 Emilio Ambasz immagina una villa irreale, senza tetto e quasi senza pareti, già attenta alla sostenibilità. Cinquant’anni dopo, la Casa de Retiro Espiritual dimostra che una dimora funzionale può essere anche spirituale.

A quaranta chilometri dal caotico centro di Siviglia si trova un edificio del tutto unico: è la Casa de Retiro Espiritual di Emilio Ambasz, architetto e designer argentino, per molti il precursore della green architecture nel mondo.

Disegnata nel 1975, la Casa è stata realizzata soltanto nel 2000 ed è immediatamente diventata un simbolo dell’architettura radicale e fantastica di Ambasz, fino ad essere scelta come protagonista, tra il 2005 e il 2006, della mostra “In Depth” al MoMA di New York.

Oggi, dopo cinquant’anni, la Casa de Retiro Espiritual ci parla ancora di quanto radicalmente possiamo immaginare, e trasformare, lo spazio in cui viviamo.

L’edificio si trova al centro di una gigantesca tenuta. Tutto attorno, soltanto le colline verdi dell’Andalusia e, più in là, l’Embalse de la Minilla: un immenso lago artificiale. Dalla strada, in lontananza, si distingue appena un grande rettangolo chiaro, sottilissimo. Sembra quasi un foglio bianco in bilico nel vento. In opposizione alla città, sempre in frenetico movimento, la Casa De Retiro Espiritual, progettata per una committenza privata, è stata concepita come un rifugio tranquillo dove trascorrere il fine settimana.

Se un’opera architettonica non tocca il cuore, è solo un altro edificio.

Emilio Ambasz

L’ispirazione per l’impianto dell’edificio nasce dalle tradizionali case andaluse, articolate intorno a un cortile centrale. Con una differenza decisiva: il progetto di Ambasz è chiuso soltanto su due lati, definiti da due alte “ali” ad angolo retto. Sopra queste pareti, però, non c’è alcun tetto. Il resto dello spazio attorno al cortile è risolto in modo organico, con volumi ondulati che richiamano idealmente la forma accogliente delle colline circostanti.

La Casa de Retiro Espiritual è tutto il contrario di ciò che sembra: le pareti ci sono, ma non servono a chiudere lo spazio abitato, che si integra invece con la natura del sito. Anche gli ambienti interni si aprono verso il cortile, da cui traggono la luce. Coperti dal terriccio, sono quasi invisibili dall’esterno: questa soluzione, oltre a incorporarli nel paesaggio, garantisce una mitigazione climatica ideale per le calde estati spagnole. Siamo negli anni Settanta, e questa intuizione di Ambasz anticipa di decenni molte delle pratiche di sostenibilità oggi consolidate.

Lungi dall’essere un dettaglio, questa “sostenibilità” diventerà uno dei pilastri del lavoro di Ambasz, che immagina il rapporto con l’ambiente in modo molto più libero rispetto a certi suoi contemporanei. In un periodo in cui non pochi progetti radicali mettevano in scena futuri distopici, Ambasz tendeva invece alla riconciliazione tra natura e architettura, attraverso opere che erano insieme monumentali e introspettive.

“Considero l’architettura come la ricerca di una dimora spirituale”, diceva, “Un architetto può essere il guardiano del deserto delle città create dall’uomo, oppure il mago che crea forme eterne. Ma il suo compito rimane lo stesso: dare forma poetica al pragmatico. Se un’opera architettonica non tocca il cuore, è solo un altro edificio”.

La Casa De Retiro Epiritual rappresenta ancora oggi, a mezzo secolo dal primo disegno, una lente attraverso cui è possibile leggere tutto il lavoro successivo di Ambasz, ma anche la dimostrazione plastica che il nostro modo di abitare può, e deve, essere continuamente discusso e negoziato.

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