Le 20 librerie da vedere almeno una volta nella vita

Da Lisbona a Shanghai, Domus ha selezionato venti bookstore da scoprire, tra progetti di grandi architetti ed esperimenti incredibili.

Tra i saggi della raccolta Il secondo diario minimo di Umberto Eco (Milano, Bompiani 1992), nel capitolo dedicato alle “Istruzioni per l’uso”, ce n’è uno intitolato Come giustificare una biblioteca privata. Qui l’autore libera dai sensi di colpa chi, entrando in una libreria, viene colpito da una sindrome di Stendhal mista a Fomo letteraria, e prova il desiderio impellente di acquistare nuovi libri per la propria collezione privata, anche sapendo di non poterli leggere da subito. Accumulare libri, dice Eco, è un modo per costruire una riserva personale di conoscenza: testi da consultare, altri da iniziare in futuro, e molti che resteranno su ripiani mediamente impolverati in attesa del momento giusto per essere sfogliati.

Questo è sicuramente uno dei motivi per i quali il libro fisico continua a esercitare fascino, nonostante la diffusione degli ebook reader e dei dispositivi digitali. Anche grazie a un più ampio ritorno di interesse per l’analogico, come sta accadendo per vinili, musicassette e per la fotografia su pellicola, il libro mantiene una presenza materiale che chiama in causa anche la particolarità del luogo in cui viene acquistato. In questo contesto, le librerie diventano ancora più importanti come spazi che incidono direttamente sull’esperienza di scoperta, scelta e sul piacere dell’acquisto.

Alcune librerie nei cinque continenti si distinguono per i motivi più vari: per esempio, il Tiny Tiny Bookstore, in Giappone, è riconosciuto dal Guinness World Records come la libreria più piccola del mondo, dove per dimensioni e selezione di testi possono entrare solo i bambini; oppure la Livraria Bertrand, situata al numero 73 di Rua Garrett Lisbona, è la libreria più antica del mondo ancora in attività, fondata nel 1732; mentre sul Monte Bianco, alla stazione di Punta Helbronner, c’è laFeltrinelli 3466, la libreria più alta d’Europa a 3.466 metri di quota, inaugurata nel 2019. Impossibile non citare anche gli “18.000 miles of books” del bookstore Strand a New York, unico sopravvissuto del Book Row, distretto della città dove tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento si trovavano più di trenta negozi di libri.

Tra gli stati che negli ultimi decenni hanno visto l’apertura di librerie in edifici incredibili realizzati ad hoc, c’è sicuramente la Cina. A Qianhai c’è la libreria più grande al mondo con i suoi 131mila metri quadrati, la Eye of the Bay Area, che ospita trecentomila volumi suddivisi in quasi centomila categorie tematiche: un’architettura futuristica che integra diversi spazi tematici come l’Art Garden, il Cultural Kaleidoscope per le discipline umanistiche, un teatro, delle gallerie espositive, e un centro per la fantascienza, anticipando il modello cinese contemporaneo di libreria come spazio ibrido e destinazione culturale. Parallelamente, numerose librerie sono inserite in programmi di rigenerazione urbana o rurale, contribuendo al recupero di edifici esistenti o alla riattivazione di piccoli centri, spesso in dialogo diretto con il paesaggio naturale.


Potrebbe sembrare una contraddizione che in Cina, nota per le sue norme volte alla censura soprattutto di contenuti politici, le librerie siano protagoniste di ambiziosi progetti architettonici, ma non si tratta di un caso isolato. A Teheran nel 2017 ha aperto uno degli edifici più grandi al mondo dedicati alla lettura, il Teheran Book Garden. Nonostante l’Iran abbia imposto una censura durissima, tra le altre cose, anche sulle opere letterarie che possono circolare nel paese – alla quale non sono sfuggiti ad esempio Il Codice Da Vinci e l’Ulisse di James Joyce – l'Iran è uno dei Paesi dell'area mediorientale con il tasso di alfabetizzazione più elevato (superiore al 90% nel 2025), e per questo la costruzione di un complesso architettonico come quello del Book Garden – che copre un’area di centomila metri quadrati e accoglie oltre duecentomila volumi tra quelli consultabili e quelli destinati alla vendita – non deve sorprendere.

E se qualcuno, ahimè, si chiede se abbiamo ancora bisogno delle librerie nel ventunesimo secolo, bisogna ricordare che i negozi di libri, oltre a essere attività commerciali, sono anche istituzioni civiche che possono diventare sinonimo di resistenza: ne è un esempio la storia dell’Oscar Wilde Memorial Bookshop di New York, la prima libreria dedicata ad autori della comunità queer, aperta nel 1967 e chiusa nel 2009, fondata dall’attivista Craig L. Rodwell, uno dei promotori del primo Gay Pride della Grande Mela, e una figura chiave del movimento di liberazione LGBTQ+ prima e dopo Stonewall. E per cercare conferme più recenti, basta guardare ciò che sta accadendo in Ucraina dove, dall’inizio della guerra, sono state aperte decine di nuovi bookstore, tra cui anche la libreria Sens nel 2024, la più grande del paese, nel cuore di Kiev.

Ad oggi, la possibilità di raccontare a un pubblico sempre più ampio la storia dietro il lavoro di librerie indipendenti sparse nel mondo, e gli esperimenti architettonici per la realizzazione di bookstore sempre più straordinari, stanno trasformando i negozi di libri e riviste in destinazioni da inserire negli itinerari di viaggio, anche grazie a grandi marchi del lusso e a editori con grande personalità che decidono di investire in questo settore. Domus vi racconta venti librerie da visitare almeno una volta nella vita, selezionate per il valore architettonico dei loro spazi, per la loro storia, e per il modo in cui interpretano il rapporto tra editoria, progettualità e contesto di fruizione. 

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