Ettore Sottsass ha progettato pochissime case: una è alle Hawaii

Una delle rarissime architetture del maestro del design italiano: la Casa Olabuenaga a Maui è un’opera totale che fonde architettura, interni e oggetti in un manifesto abitabile del pensiero di Sottsass.

Non sono molte le case progettate da Ettore Sottsass, una delle figure più rilevanti del mondo del progetto, noto soprattutto come designer e come padre di Memphis. Una tra queste pochissime case è dall’altra parte del mondo, alle isole Hawaii e più precisamente nella celeberrima Maui. Forme schiette e non convenzionali, colori densi e contrastanti, un approccio espressivo che mira a trascendere i limiti figurativi e intellettuali del minimalismo e del razionalismo, per restituire agli oggetti ma anche agli edifici “quella carica di sacralità per la quale gli uomini possano uscire dall’automatismo mortale e rientrare nel rito” (Scritti, 1946-2001): in sessant’anni di attività, spaziando dai mobili ai gioielli, dagli oggetti per la casa e per l’ufficio, fino all’architettura e agli interni, Ettore Sottsass ha combinato design industriale e cultura pop, ironia ed empatia, divenendo un’icona internazionale nel campo del pensiero progettuale.

Della sua visione progettuale, la cosiddetta “Casa Olabuenaga” a Kula, sull’isola hawaiana di Maui, è una sintesi perfetta: un’opera eccezionale non solo perché è una delle poche case progettate da Sottsass e una delle sole tre da lui realizzate negli Stati Uniti ma anche perché esprime al meglio la sua visione di “gesamtkunstwerk”, opera d’arte totale, che sfuma i confini disciplinari tra design architettonico, interni e prodotto, fondendo le diverse pratiche espressive in un’opera unica e coerente. L’abitazione, completata nel 1997, era stata commissionata a Sottsass come esito di una lunga relazione professionale da Lesley Bailey e Adrian Olabuenaga, fondatori del marchio americano Acme Studio con cui il designer aveva cominciato a collaborare negli anni ‘90 per diversi progetti, dagli arredi, alla cancelleria, ai gioielli. Ancora oggi la villa, messa in vendita dalla storica proprietà nel 2023 per 4,5 milioni di dollari (arredi esclusi), resta un’iconica testimonianza del carisma del suo autore.
 


Con i suoi 230 metri quadrati, l’edificio è adagiato su una collina alta circa 1.000 mq e si protende verso il paesaggio e verso l’Oceano inquadrando dalle ampie finestre quattro paradisiache isolette. All’esterno, un “collage” di volumi archetipici dai colori saturi e vivaci, aggregati in modo apparentemente casuale, e di materiali a contrasto (stucco, metallo, legno e cemento) ripropone il lessico giocoso e irriverente del Gruppo Memphis, conferendo all’edificio il carattere di una troneggiante composizione Lego a scala reale. A tutela dell’intimità domestica, un lussureggiante giardino ispirato alla permacultura, con una piccola foresta e uno stagno sul retro della forma di una pillola di antidolorifico (a scopo taumaturgico?), scherma la vista della casa dalla strada e anticipa le atmosfere insolite dell’abitazione. All’interno, la casa si sviluppa su due piani tra spazi fluidi che si aprono progressivamente verso il paesaggio e comprende, al piano terra, una zona giorno con cucina e soggiorno, una terrazza panoramica, un cortile privato e un garage, e al piano secondo la zona notte con tre camere da letto. Il progetto “totale” degli interni – disegnati da Sottsass secondo un unico codice espressivo coerente con l’involucro architettonico, dagli arredi fissi e mobili all’illuminazione, fino all’oggettistica e alla cancelleria – esprime un concetto di abitare allegramente indifferente a qualsiasi rigore formale e sospeso tra rituali domestici ed atmosfere “cartoon”, attraverso un caleidoscopio di associazioni surreali, salti di scala e patterns audaci: dagli archi a tutto sesto a contrappunto alle geometrie nette, agli elementi sovradimensionati, agli arredi scultorei che spuntano nello spazio come “macro-giocattoli” appena assemblati. 

Realizzata a quasi vent’anni dalla fondazione del Gruppo Memphis, e nella piena maturità del suo progettista, la casa di Kula rappresenta uno degli episodi più rari ed estremi dell’attività architettonica di Ettore Sottsass. Un’opera che, rispetto ad altri lavori — dalla “casa-non casa” metafisica e acromatica per Arnaldo Pomodoro (Milano, 1968), alla casa-voliera per Ernest Mourmans (Lanaken, Belgio, 1999), fino alle più giocose esperienze americane della Wolf House (Ridgway, Colorado, 1989) e della Kelley House (Palo Alto, Stati Uniti 2001) — spinge all’estremo il concetto di architettura come “oggetto abitabile” e lo spazio come dispositivo narrativo che intreccia pragmatismo e ispirazione. Al genio di Ettore Sottsass è attualmente dedicata una mostra curata dalla sua compagna Barbara Radice alla Triennale di Milano fino al 15 febbraio 2026 (“Ettore Sottsass - Mise en scène”) che, attraverso la raccolta di circa 1.200 fotografie in bianco e nero e a colori scattate tra il 1976 e il 2007, “mette in scena” frammenti della vita pubblica e privata della coppia in giro per il mondo, tra lavoro e visite di piacere, tra visione e quotidiano.

Immagine di apertura: La casa progettata da Ettore Sottsass alle Hawaii – Credit Realtor