La prefabbricazione: persona non gradita

Lo sguardo diversificato dell’Europa sul sistema tecnologico che ne ha modificato il paesaggio urbano a partire dal Dopoguerra.

BBGK Architekci, Sprzeczna 4, casa multifamiliare, Varsavia. Foto Juliusz Sokołowski

Nell’Europa centrale e in quella orientale è difficile immaginare un paesaggio urbano senza palazzi d’abitazione. Una delle idee che queste grandi unità residenziali richiamano alla mente è la prefabbricazione. Ha permesso di soddisfare rapidamente, benché solo in parte, le esigenze abitative dell’Europa del dopoguerra che – sulla base dell’adozione della Carta di Atene – proclamava il suo intento di realizzare una città sana: grandi edifici luminosi immersi nel verde.

Le distruzioni della guerra, la grave carenza di alloggi e le tremende condizioni di vita spingevano a cercare uno strumento efficace e radicale in grado di cambiare il destino della società. Questo strumento è stato la prefabbricazione. Era una risposta adeguata ai postulati e alle prospettive dei modernisti (capeggiati da Le Corbusier con la sua idea della casa come “macchina per abitare”).

Galleria
In questa galleria: l’edifico plurifamiliare di Sprzeczna 4 di BBGK Architekci a Varsavia e il DeFlat Kleiburg di NL Architects sono la prova che la costruzione a elementi prefabbricati può essere variegata e sorprendente

La valutazione contemporanea di questa tecnologia è diversa nelle varie parti d’Europa, secondo la storia di ciascuna. Nei paesi che dopo la guerra hanno dovuto compiere un lungo cammino verso la democrazia la prefabbricazione viene indissolubilmente associata al comunismo, sistema politico particolarmente incline alla sua adozione.

L’uso ideologico della prefabbricazione, che costruiva una nuova società, un nuovo stile di vita e un sistema di convinzioni, obiettivi e aspirazioni al tempo stesso unitari e controllati dallo Stato, provocò dopo il collasso del comunismo il rifiuto e l’abbandono dello sviluppo di questa tecnologia da parte dei paesi orientali.

La situazione è differente nell’Europa occidentale, dove l’edilizia residenziale a grandi pannelli non viene associata al sistema politico, ma al Modernismo e al tentativo d risolvere il problema degli alloggi in un quadro di rapida crescita urbana: qui la prefabbricazione è ancora usata volentieri e apprezzata. Ne è esempio la Scandinavia, dove i semilavorati vengono usati nella costruzione dell’80 per cento degli edifici, in qualunque situazione climatica. In questa zona i vantaggi e le possibilità della prefabbricazione non vengono messi in ombra dagli aspetti sociali e storici.

Un polacco (non) ce la può fare

Si era soliti pensare che un polacco fosse in grado di riparare e di costruire qualunque cosa da sé. La mancanza di fiducia sociale e la mancanza di fiducia nei confronti di varie istituzioni, professioni e rapporti interpersonali hanno creato nell’edilizia polacca una situazione per cui i metodi più popolari non richiedono grandi conoscenze e permettono di svolgere certi lavori da soli.

La situazione si deve in parte alla mancanza di conoscenze sufficienti, alla sfiducia negli esecutori e a un’immagine distorta della prefabbricazione che risale ai tempi della Repubblica Popolare Polacca: la tecnologia si diffuse ampiamente grazie a quel periodo e fu associata alla ricostruzione dopo i disastri bellici e alla carenza di alloggi.

NL Architects, DeFlat Kleiburg, Amsterdam. Foto Marcel van der Burg
NL Architects, DeFlat Kleiburg, Amsterdam. Foto Marcel van der Burg

Nella sola Varsavia rimase distrutto l’84 per cento del tessuto urbano della riva sinistra, e perciò c’era un’enorme necessità di risolvere il drammatico problema degli alloggi. I primi componenti prefabbricati vennero realizzati con cemento e mattoni tritati provenienti dalle macerie degli edifici danneggiati: edifici costruiti con mattoni di recupero, tra cui i palazzi di Muranów.

Alla fine degli anni Sessanta i semilavorati di calcestruzzo vennero usati per costruire interi edifici – prima realizzati in sistemi chiusi (OWT-67, Domino, WUF-T, Dąbrowa 70, J. - Jelonki, Winogrady, Szczecin 1) che, dato che tutte le pareti erano portanti, non permettevano adattamenti interni. Con l’avvento dei sistemi aperti (WT-70, Wk-70) si poterono progettare edifici dotati di una maggior varietà di piante e di soluzioni.

Tuttavia l’ampliamento delle possibilità non procedette di pari passo con la qualità costruttiva. La mancanza di precisione nella connessione degli elementi, la scarsità di assortimento, la mancanza di operatori qualificati e di senso di responsabilità nei confronti del lavoro svolto, oltre alle carenze dell’amministrazione centrale, fecero sì che gli edifici di quel periodo fossero realizzati senza attenzione e senza professionalità.

Nella mentalità polacca queste associazioni persistono ancor oggi, il che è un po’ più che paradossale se si pensa che in polonia il 65 per cento degli edifici residenziali è costruito con tecnologie di prefabbricazione (30 percento a sistemi chiusi, 35 per cento a sistemi aperti). 12 milioni di inquilini vivono in 4 milioni di abitazioni, il che rappresenta quasi un terzo della popolazione.

NL Architects, DeFlat Kleiburg, Amsterdam. Foto Marcel van der Burg
NL Architects, DeFlat Kleiburg, Amsterdam. Foto Marcel van der Burg

Oggi la sfiducia e la scarsa conoscenza della prefabbricazione dei polacchi fanno sì che nel paese sulle rive della Vistola non esistano specialisti in grado di costruire con questa tecnologia. Il che a sua volta significa che, nonostante l’enorme potenziale di abbattimento dei costi di produzione, una singola iniziativa di investimento su questa tecnologia sia semplicemente priva di profitto.

Fatto confermato dai numeri: tra il 2003 e il 2017 è stato costruito in Polonia meno di un milione di appartamenti (dati dell’Ufficio Centrale di Statistica).

Solo un quarto degli appartamenti dei grandi complessi residenziali sono costruiti a grandi pannelli. Vale la pena notare che, su 77.494 nuovi edifici residenziali nel quindicennio, solo 340 (lo 0,4 per cento) è stato costruito con tecnologie a grandi pannelli o a grandi elementi edilizi.

Cent’anni di vita!

A causa dell’attuale carenza di alloggi in Europa, sono molto diffuse anche le abitazioni in edifici dalle condizioni tecniche inadeguate. Contemporaneamente è ovvio che, mentre gli edifici costruiti a grandi pannelli erano destinati a durare al massimo per cinquant’anni, oggi la previsione di durata dei materiali ne promette cento. È il momento di pensare a che cosa fare dei grandi complessi – non solo in Polonia, ma in tutta l’Europa centrale e orientale – per adeguarli ai requisiti moderni.

Un cambiamento complessivo nella percezione della prefabbricazione nell’Europa centrale e orientale forse è l’edifico plurifamiliare di Sprzeczna 4, commissionato da una società che produce elementi prefabbricati. L’edificio è la prova che la costruzione a elementi prefabbricati può essere variegata, originale, interessante e sorprendente. Sprzeczna 4 cerca di rompere con il mito del grande pannello e di diventare il segnale di un futuro in cui la prefabbricazione rappresenta un metodo edilizio apprezzato e adeguato.

Marcin Szczelina
Marcin Szczelina

L’importanza del problema è stata sottolineata in occasione del premio Mies van der Rohe 2017, quando il primo posto è andato a NL Architects e a XVW Architectuur per la ristrutturazione del Kleiburg di Amsterdam.

L’umanizzazione dei complessi residenziali, la ristrutturazione delle case d’appartamenti, lo schema urbanistico e l’architettura stessa come spazio di complessi residenziali sono le linee direttrici che puntano all’utilizzo del potenziale degli edifici preesistenti e alla loro tutela dal degrado.

L’ampliamento e il completamento degli edifici, la demolizione di interi piani, la costruzione di terrazze sui tetti, l’aggiunta di ascensori esterni, logge e balconate sono solo alcune delle possibilità disponibili. È il caso di prestarvi maggior attenzione, perché oggi la prefabbricazione può risolvere diversi problemi residenziali, questa volta contribuendo a evitare gli errori compiuti dai pionieri del Modernismo.

Marcin Szczelina è critico e curatore d’architettura, esperto indipendente del premio Mies van der Rohe e vive a Varsavia.

Progetto:
Sprzeczna 4
Luogo:
Varsavia, Polonia
Tipologia:
casa multifamiliare
Architetto:
BBGK Architekci
Area:
741 mq
Completamento:
2017
Progetto:
DeFlat Kleiburg
Luogo:
Amsterdam
Tipologia:
ristrutturazione di complesso residenziale
Architetti:
NL Architects
Area:
6.600 mq
Completamento:
2016

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