Qualche anno fa, chiacchieravo con un amico che ha vinto il Pritzker. Mi chiese cosa significasse per me l’architettura. “Fantasia”, gli risposi. Rimase sorpreso: “Perché? Non dovrebbe riguardare la costruzione della realtà?”. “La fantasia è proprio questo”, spiegai. Gli edifici più significativi sono sempre stati la registrazione di fantasie, desideri, fede e riflessioni. L’umanità cerca sempre il senso dell’esistenza, che trova a volte realizzando i propri sogni.
L’immaginazione oggi non conta più? Be’, riveste ancora un ruolo cruciale, ma si è semplicemente allontanata dall’architettura. L’intelligenza artificiale sta dando nuova forma alla società e perfino alla cultura, le scienze biomediche prolungano la vita umana e le assurdità della politica e del mercato ci stupiscono continuamente. Tutti ci ritroviamo dentro a un violento flusso di trasformazioni, mentre l’architettura viene relegata in una posizione marginale, imbarazzante. Proclama entusiasticamente la propria aspirazione a servire meglio la società, ma non riesce ad avere un ruolo di primo piano nella cultura.
In parole povere, l’architettura tradizionale è totalmente incapace di assumersi la responsabilità delle domande che pone.
Ma Yansong
In parole povere, l’architettura tradizionale è totalmente incapace di assumersi la responsabilità delle domande che pone. Quando il capitale chiama, gli architetti tornano alla corsa sfrenata della realtà. Autocensura, assenza di spirito critico, carenza d’immaginazione e timore del confronto hanno portato questa disciplina a rinunciare al suo ruolo di guida culturale. Studenti e giovani professionisti abbandonano sempre più il campo e si chiedono: da quando permettiamo alla realtà di sconfiggere i sogni?
Un tempo le idee e le opere degli architetti avevano la stessa influenza di quelle dei filosofi e degli artisti. L’architettura dell’immaginazione, dell’avanguardia e della sperimentazione ha creato o immaginato il futuro. Oggi, invece, il valore prevalente è sempre più imprigionato da vincoli globali. Di fatto, in angoli del mondo differenti, la fantasia non è la stessa. Regioni e culture diverse hanno ciascuna i proprio contesti, idee e visioni del futuro. Se si va in Cina o in India e si chiede un’opinione su un architetto celebrato in Occidente, capita di avere come risposta: “Roba che piace a loro”.
In questo numero, vogliamo capire quale significato venga attribuito al termine ‘immaginazione’ da comunità differenti. A loro, non è mai servito avere un ‘riconoscimento’ da parte di un unico sistema globale, ma rompere le percezioni precostituite e dispiegare coraggiosamente le loro singole e differenti narrazioni.
In Cina, oggi domina la “bellezza dello sviluppo economico”. Come l’estetica dell’epoca della Bolla giapponese, il Miracolo del fiume Han coreano o l’Età dell’oro degli Stati Uniti, questa espressione fa riferimento alla fiducia, alla vitalità e alla forza dell’immaginazione nei confronti del futuro che si manifestano nei periodi di rapido sviluppo economico. Tramite una vasta ricerca editoriale abbiamo scoperto che in contesti economici e culturali differenti, a prescindere da alti e bassi, funzioni e scala, molti architetti hanno un atteggiamento positivo: osano svelare sogni e aspettative originali, esprimendoli con passione.
Lo interpreto come una tenace dedizione all’ideale dell’architettura: trasformare la realtà attraverso la fantasia.
