Sono stati annunciati i sette aeroporti più belli del mondo per il 2026. Dalla Cina alla Germania, passando per India, Cambogia e Stati Uniti, il Prix Versailles – uno dei principali riconoscimenti internazionali dedicati all’architettura contemporanea nei settori dell’ospitalità, del commercio e delle infrastrutture – ha pubblicato la sua selezione annuale premiando progetti capaci di distinguersi per qualità architettonica, innovazione progettuale, integrazione con il contesto culturale e territoriale e una visione della sostenibilità che va oltre la sola efficienza energetica.
I 7 aeroporti più belli del mondo oggi: sembrano città, giardini e templi
Dalla Cina alla Germania, passando per India, Cambogia e Stati Uniti, il Prix Versailles 2026 premia sette aeroporti che trasformano l’infrastruttura globale in un racconto del territorio, tra giardini, piazze urbane e architetture ispirate alla cultura locale.
Foto Frankfurt Airport
Foto Frankfurt Airport
Foto Li Kaijian
Foto Li Kaijian
Foto Guwahati International Airport
Foto Nmia
Foto Nmia
Foto Ema Peter
Foto Ema Peter
Foto Ema Peter
Foto Ema Peter
Foto Ema Peter
Foto Nigel Young
Foto Nigel Young
Foto Nigel Young
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- Alessia Baranello
- 23 giugno 2026
Tra i sette aeroporti premiati nell’edizione 2026 c’è il nuovo Terminal 3 del Guangzhou Baiyun International Airport, in Cina: un progetto che traduce le tradizioni architettoniche della Cina meridionale e quelle della Via della Seta marittima in un’architettura paesaggistica di giardini, atri e terrazze.
L’unico rappresentante europeo è invece il Terminal 3 dell’aeroporto di Francoforte, uno dei più grandi progetti infrastrutturali recenti del continente. Disegnato da Christoph Mäckler, il terminal adotta un principio urbano che trasforma lo scalo in una sorta di città in miniatura: gate, lounge e percorsi sono organizzati come strade e piazze.
In India figurano poi due progetti. Il Terminal 2 del Lokpriya Gopinath Bordoloi International Airport di Guwahati, progettato da Nuru Karim, incorpora oltre 140 tonnellate di bambù tradizionale in una struttura che fonde infrastruttura contemporanea e artigianato locale, ispirandosi all’orchidea di bambù e ai paesaggi dell’Assam. Il Terminal 1 del Navi Mumbai International Airport, firmato da Zaha Hadid Architects, sviluppa invece il tema del fiore di loto attraverso le grandi coperture fluide e le geometrie plastiche che caratterizzano il linguaggio dello studio.
Anche gli Stati Uniti compaiono due volte nella selezione. A Pittsburgh, il nuovo terminal progettato da Gensler, Hdr e Luis Vidal + Architects si distingue per la grande copertura ondulata ispirata ai monti Allegheny e, a San Diego, il rinnovato Terminal 1 si affida a una facciata curva in vetro lunga 244 metri che massimizza l’apporto di luce naturale e contribuisce a ridurre del 30% l’impronta di carbonio dell’edificio.
In Cambogia, il progetto premiato è il nuovo Techo International Airport di Phnom Penh firmato Foster + Partners: una sorta di tempio a cielo aperto che ospita una fitta vegetazione tropicale con alberi autoctoni, palme locali, 200 sculture artigianali e una statua monumentale in bronzo del Buddha.
“Oggi gli aeroporti non possono più essere considerati semplici spazi di transito: stanno diventando scenari attrattivi ed emblemi delle dinamiche economiche, culturali e sociali che modelleranno le società del futuro”, ha dichiarato Jérôme Gouadain, segretario generale del Prix Versailles. E, in effetti, la selezione del Prix Versailles offre uno spaccato che va ben oltre le considerazioni estetiche. Il ricorso alle tradizioni locali, l’integrazione della vegetazione e dei principi biophilic, la ricerca di grandi spazi pubblici luminosi e leggibili e l’uso di strategie passive per ridurre i consumi energetici sono alcuni dei temi che accomunano i sette progetti premiati.
Dall’orchidea di bambù che ispira il terminal di Guwahati al loto di Navi Mumbai, fino ai riferimenti alla cultura Lingnan di Guangzhou, al paesaggio cambogiano e ai monti della Pennsylvania, tutti i progetti selezionati cercano di condensare in un’unica architettura un’immagine riconoscibile del luogo che rappresentano. È questa, forse, la tendenza più evidente emersa dall’edizione 2026 del premio: l’aeroporto non come spazio neutro e globale, ma come racconto costruito dell’identità locale.