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Bivacchi, il laboratorio più radicale del design contemporaneo

Dalle intuizioni di Charlotte Perriand ai progetti dello studio Ex, le architetture d’alta quota diventano spazi di sperimentazione dove si testano leggerezza, reversibilità e nuovi modi di abitare la montagna.

Che significato ha la montagna, negli anni in cui il cambiamento climatico la spoglia dei ghiacciai, mentre il gorpcore porta scarponi, gusci tecnici e Salomon nei bar-con-piccola-cucina delle città occidentali?

È un discorso di design, e anzi esiste un oggetto che è in grado di ricentrare i pesi di un discorso tanto ampio, dandoci gli strumenti materiali e visivi per affrontarlo. È un oggetto ed è un’architettura al tempo stesso, grande hype degli ultimi anni, che incrocia una molteplicità di temi culturali, ambientali, politici, un piccolo simbolo di grandi concetti: il bivacco.

Bivacco Berrone, Oul, 2023. Foto Ex.

Fondamentali nella cultura outdoor contemporanea, con estetiche diventate spesso virali, i bivacchi nascevano per democratizzare l’accesso alla montagna come sport, infrastrutturavano il paesaggio con leggerezza ma con sicurezza: basta pensare al Refuge Tonneau progettato nel 1938 da Charlotte Perriand, concepito per essere portato a spalle e assemblato in quota con facilità, come ha raccontato a Domus la figlia Pernette.

Quindi, come si progetta un bivacco oggi? È ancora questione di esperimenti? Chiederlo ad Andrea Cassi e Michele Versaci è quasi inevitabile. I due co-fondatori di Ex – studio di progettazione dalla vocazione trasversale, “Ex è radice di experimentation, exploration, experience, extreme…” – hanno completato in pochi anni tre dei bivacchi più interessanti in Italia: il Corradini e il Berrone sulle montagne piemontesi di Oulx, e il Frattini, inaugurato nel 2025 sulle Orobie bergamasche.

Fare un edificio non è finire qualcosa, ma iniziare qualcosa, come ha detto Stewart Brand: è iniziare un dialogo col contesto, con gli utenti che lo andranno a vivere.

Andrea Cassi

E proprio da Perriand parte la conversazione. “Per noi è un faro!” ci dice Cassi. “Sia il rifugio al Mont Joly, sia il Tonneau, fatto con Jeanneret, lei li ha usati come occasione di sperimentazione, e tante delle sue sperimentazioni sono poi finite in arredi per tutti i giorni. È un bel legame, anche a noi interessa molto poter sperimentare con ambienti estremi per poi lavorare a un design più urbano”.

Come Perriand aveva affinato il proprio lavoro da un rifugio all’altro, anche Ex ha utilizzato ciascun progetto come un passaggio evolutivo, dai volumi balloon frame “a cannocchiale” del Corradini, all’origami in CLT (cross-laminated timber) che è valso al Berrone il nome di Pinwheel, trottola, fino alle centine metalliche del Frattini che reggono pannelli in sughero coperti con un telo: una soluzione che rimuove uno strato, aumentando la leggerezza del sistema.

Peso, contesto, cambiamento

Già, leggerezza. Arma a doppio taglio, in una tipologia il cui rischio principale non è tanto quello di essere schiacciata quanto di essere strappata via del vento. Eppure resta fondamentale. Per Ex esistono tre principi fondamentali: il peso, il rapporto con il contesto e il cambiamento nel tempo.

Il peso vale “sia nel senso pratico, del montaggio” come ci racconta Cassi, “che in senso lato: come diceva Buckminster Fuller, ‘Signora, quanto pesa la sua casa?’”. Poi c’è la relazione col contesto ambientale, visto soprattutto come materiale da costruzione, come l’insieme di quei moving materials – così Hiroshi Sambuichi chiamava aria, acqua e luce – che sono forze attive nel determinare un progetto e nel costituirlo.

La neve e il vento, ad esempio: “Abbiamo sempre cercato di capire come l'edificio interferisse con le condizioni atmosferiche”, racconta Versaci, e infatti il primo bivacco “attivava dei mulinelli di vento per cui la porta rimaneva sempre sguarnita dalla neve, anche quando ce n’erano due metri”. Nel Berrone, invece, imparando dall’esperienza precedente, la struttura è progettata per accogliere la neve durante l’inverno, sfruttandone le proprietà isolanti.

Il terzo principio riguarda il tempo, rilancia Cassi, e il riferimento è Stewart Brand, il fondatore del Whole Heart Catalogue e primo cantore del Media Lab MIT, secondo cui “fare un edificio non è finire qualcosa, ma iniziare qualcosa; è iniziare un dialogo col contesto, con gli utenti che lo andranno a vivere”. Un edificio non è mai davvero finito: continua a trasformarsi.

La doppia leggerezza del bivacco

Potremmo definire quella che percorre il progetto di un bivacco come una doppia leggerezza. Da una parte la leggerezza fisica, quell’impermanenza cara agli Ex che si traduce nel modo in cui queste architetture toccano il terreno: i tirafondi nella piena roccia del Corradini, i plinti prefabbricati in appoggio del Berrone, l’ibrido reversibile del Frattini. Dall’altra una leggerezza culturale, il ruolo che questi oggetti assumono in una montagna sempre più esposta alle dinamiche del turismo contemporaneo.

Questi oggetti sono architetture fragili, ma l’architettura è di per sé tutta fragile, perché in qualche modo viene contaminata, cambia nel tempo: è impermanente.

Andrea Cassi

“Ben Tibbets, guida alpina e fotografo, ha fotografato i nostri bivacchi qualche tempo fa”, ci racconta Cassi, “ed è uscito sul Financial Times con un articolo intitolato ‘L’architettura alpina dovrebbe essere più noiosa?’. E noi abbiamo risposto con una piccola lettera dicendo che forse il tema è una questione di cultura sotto diversi aspetti. Le persone devono essere preparate, non si può andare dove si vuole, o arrivarci in elicottero”. Come peraltro ha visto succedere non distante dal Corradini: “È arrivato un piccolo elicottero giallo, si è posato sulla montagna a fianco, una persona è scesa, e ha sciato”.

Bivacco Berrone, Oul, 2023. Foto Tomaso Clavarino

Diventa urgente una ripresa di coscienza di certi limiti un po’ persi di vista, col grande ritorno di attenzione per le estetiche dell’outdoor, col gorpcore e gli eventi in quota. Ma allo stesso tempo quest’attenzione rappresenta un’occasione per territori altrimenti a rischio abbandono, come per il patrimonio stesso dei bivacchi, da censire e pianificare equilibrando offerta e domanda. Di sicuro ha già fatto nascere delle contaminazioni inedite, come quella tra alpinismo e arte, col Frattini che non solo viene rinnovato su iniziativa della Gamec di Bergamo, ma che ne ospita anche un’opera.

Design dell’impermanenza

In questo senso il bivacco continua a essere un laboratorio. Non soltanto per sperimentare materiali e tecnologie, ma anche per immaginare nuovi comportamenti e nuovi rapporti con l’ambiente. Un tema tornato in primo piano nel design contemporaneo, anche partendo da contesti estremi come la montagna. L’aveva fatto Vitale Bramani per arrivare a brevettare il carroarmato Vibram – Ex e Vibram hanno incrociato le loro traiettorie, già molto vicine, nei dialoghi di Mountains of Milano – l’aveva fatto Perriand con gli spazi trasportabili dei suoi Refuges. E come con Perriand, i risultati delle sperimentazioni firmate Ex arrivano spesso negli spazi dell’abitare o del quotidiano urbano, portando quella cifra di impermanenza, di trasformazione, possibile reversibilità che oggi dà forza ai piedi leggeri dei loro bivacchi.

Bivacco Berrone, Oul, 2023. Foto Tomaso Clavarino

È la continua riconfigurabilità del loro sistema Riforma, che assembla sfridi di lavorazione del marmo con listelli e cavi d’acciaio – una tecnica giapponese in origine, ma anche quella che sostiene quasi inaspettatamente le passerelle di Jürg Conzett in Svizzera – che diventano pareti, arredi, forme a cui dare la funzione che si desidera. È l’imprevedibilità – o forse la prevedibile vocazione al movimento – dei sacchi sottovuoto riempiti di ceneri laviche siciliane per le sedute di Ncontemporary ad Artissima, che cedendo pian piano la tenuta all’aria cambiano anche la loro risposta al corpo di chi le usa: “Come stare su un ghiacciaio”, dice Cassi.

Ex., Pillow per Ncontemporary, in collaborazione con CoverHat

È una fragilità che può accompagnare tutti i progetti, tutte le scale? I bivacchi e i loro progettisti sembrano proprio dirci di sì. E forse è proprio questa la risposta alla domanda iniziale. Oggi un bivacco non si progetta contro la montagna, ma insieme ai suoi cambiamenti.  “Questi oggetti sono architetture fragili, ma l’architettura è di per sé tutta fragile, perché in qualche modo viene contaminata, cambia nel tempo: è impermanente”.

Immagine d'apertura: Ex., Bivacco Berrone (Pinwheel Shelter), Oulx, Italia 2023. Foto Ex.

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