Cambia sempre più rapidamente il contesto in cui produciamo e consumiamo contenuti, e con il 2026 cambia anche la geografia di un evento come il Fuorisalone, che quest’anno ha come tema “Essere progetto”. Ma attenzione: non è tanto una questione di nuove zone che si attivano o si spengono nel perimetro di Milano – il solito gioco del who is in, who is out. È piuttosto la pressione stessa sui grandi eventi come la Milano Design Week a modificarsi: il modo in cui li usiamo e li attraversiamo, più che il volume di contenuti messi in campo, cresciuto enormemente negli anni post-pandemia. Quindi: poche e selezionate novità in termini di location milanesi, nuovi strumenti per navigare quella che ormai è una rete fluviale – fiumi di persone, il più delle volte – e l’ingresso nel sistema di epicentri fuori città, ma fuori per davvero, in province e regioni diverse.
Tutto quello che c’è da sapere sul Fuorisalone 2026
Distretti, mostre, installazioni e nuove piattaforme digitali: la guida completa al Fuorisalone 2026, tra conferme, espansioni fuori Milano e nuovi strumenti per orientarsi nella settimana del design più affollata del mondo.
Courtesy Alcova
Courtesy Isola Design District
Courtesy MoscaPartners
Courtesy Artemest
Courtesy of ADI Design Museum Foto Denise Manzi
Courtesy glo™
Courtesy Capsule
Courtesy Portanuova Blooming Imperfections
Courtesy Isola Design District
Courtesy Palazzo Molteni
Courtesy Superstudio
Courtesy Drop City © francesca iovene
Courtesy Seletti
Courtesy Fornasetti
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- La redazione di Domus
- 11 marzo 2026
Il Fuorisalone Passport: un “passaporto” per risparmiare tempo
La novità annunciata di questa edizione 2026 è il Fuorisalone Passport. Lo abbiamo rilevato sempre più negli ultimi anni: la cifra identitaria della Week sono diventate le code e abbiamo già assistito a tentativi isolati di istituire biglietti a pagamento per affrontare il problema (ovviamente ci riferiamo ad Alcova). Passport è invece una web app “salva-tempo” (non saltacoda) che permette di accedere a un gruppo di eventi selezionati tramite un QR code, riducendo le registrazioni ripetute e puntando a rendere più controllata la raccolta dei dati d’accesso tanto per gli organizzatori quanto per gli utenti.
Dalla precedente prima era digitale (2003) viene ripescato invece il progetto degli E.reporters, studenti che documentano il Fuorisalone in immagini e video. Da un anno Google Arts ha aperto una sezione dedicata alla storia dell’evento, creando un archivio di oltre 300.000 immagini e una nuova articolazione della geografia del Fuorisalone.
Fuori Milano: mostre e collaborazioni
Ci chiedevamo qualche anno fa dove scappare dalla Milano Design Week restando a Milano in caso di sovraccarico mentale da evento; questa volta è il Fuorisalone a guardare fuori Milano con le sue collaborazioni. La scala può essere quella internazionale, confermata dal progetto Osaka Design Week nato dall’accordo con la città giapponese gemellata da 45 anni, ma lì si va a fine settembre.
Foto Luigi Fiano
Foto Luigi Fiano
Foto Luigi Fiano
Foto Luigi Fiano
Foto Luigi Fiano
Foto Luigi Fiano
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Foto Piergiorgio Sorgetti
Courtesy Alcova
Courtesy Alcova
Nel raggio della settimana milanese, invece, e in quello di una gita della giornata, ci sono la mostra “0-99. Design per gioco” dal 10 aprile nel barocco Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, dedicata ai giochi, dai Risiko a scala umana fino alle scacchiere di Gianfranco Frattini; o la mostra monografica “Davide Groppi. Un’ora di luce”, dal 26 marzo presso Volumnia a Piacenza, dedicata a 38 anni di un nome centrale per il design dell’illuminazione italiano. O ancora, la possibilità di includere anche Torino – 35 minuti di treno da Rho FieraMilano – nell’atlante delle possibili accomodation con MiTo Design Connections.
I distretti della Milano Design Week
Immancabile la parata dei toponimi ormai diventati pilastri della Design Week, che è poi quello che tutti aspettano: who is in, who is out. Il 2026 è un anno di sostanziali conferme, con l’eccezione di un rinnovamento per il cluster Superstudio che si suddivide tra Superstudio Più, Superstudio Maxi e nel nuovo Superstudio Village in punti diversi della città (more TBA).
Ritorna la Tortona Design Week con Tortona Rocks, ritornano Base Milano, il Porta Venezia Design District – che evoca Tomás Maldonado nel darsi un tema che dialoga tra memoria e possibilità – e il Durini Design District con il pantheon dei suoi showroom iconici. Ci sono le 5vie che ci avvicinano ai Qualia, le qualità soggettive dell’esperienza, il modo che ciascuno ha di percepire un colore o un sapore; e c’è Brera che come ormai di consueto crea una galassia nella galassia del Fuorisalone tra oltre 300 iniziative e 217 showroom permanenti, tra gli epicentri noti di Casa Brera e il Brera Apartment.
Le installazioni e gli eventi da non perdere
Altri ancora i nomi che concentrano l’attenzione. Possiamo citarne alcuni come Alcova, il cluster del collectible che dopo il suo détour nell’hinterland rientra in città dividendosi tra il già visitato Ospedale Militare di Baggio e la Villa Pestarini di Franco Albini, o Casa Bagatti Valsecchi che ospiterà il progetto collettivo di design bulgaro Dopir. La quarta edizione del progetto Convey di Simple Flair gioca un takeover di un’intera palazzina razionalista poco distante dalla Torre Velasca, mentre Spazio Maiocchi, vicino alla confermata Capsule Plaza, ospiterà quest’anno Ikea, che si tufferà nei rituali del cucinare e dello stare insieme, in dialogo con il concetto di Design Democratico.
MoscaPartners Variations torna a Palazzo Litta orbitando alla Metamorphosis in Motion di Lina Ghotmeh nel Cortile d’Onore, mentre poco distante Triennale Milano con le sue mostre celebra tra gli altri Edward Barber e Jay Osgerby, Lella e Massimo Vignelli ed Ettore Sottsass. Non distante da Zona Sarpi, ADI Design Museum presenterà la mostra del XXIX Compasso d’Oro, la personale della designer giapponese Haruka Misawa e un’installazione di Mario Botta ispirata a Le Corbusier.
Al Nilufar Depot infine si esplora l’hospitality con il Nilufar Grand Hotel, con installazioni e lavori di david/nicolas, Allegra Hicks e Andrea Mancuso, mentre da Nilufar Spiga arriva La Casa Magica di Valentina Ciuffi (Studio Vedèt) allestita da Space Caviar. Se si vuole tentare la sorte dei grandi blockbuster installativi urbani, si tratterà di dirigersi verso Porta Nuova con Blooming Imperfections di Andrea Olivari, oppure al Castello Sforzesco per vivere il processo creativo come un attraversamento nell’esperienza Albori firmata da Stark.