Dopo 15 anni, Safdie completa Crystal Bridges, il suo museo-capolavoro nel bosco

L’autore di Habitat 67 e del Marina Bay Sands di Singapore torna sul museo inaugurato nel 2011 in Arkansas, aggiungendo oltre 10.000 metri quadrati di gallerie e spazi pubblici in continuità con il progetto originario e con il paesaggio degli Ozark.

A quindici anni dal progetto originario, Safdie Architects torna sul “suo” Crystal Bridges Museum of American Art, completandone il disegno secondo una logica di continuità con l’impianto progettato dallo studio stesso e inaugurato nel 2011.

L’intervento si colloca entro una traiettoria più ampia del lavoro di Safdie Architects che, da oltre mezzo secolo, attraversa lo spazio del progetto alla costante ricerca di un equilibrio tra densità insediativa, natura e ambiente costruito: dall’utopia abitativa di Habitat '67 (Montreal 1967), alle infrastrutture spettacolari di Marina Bay Sands (Singapore, 2011) e Jewel Changi Airport (Singapore, 2019), fino a opere di scala più misurata e intrise di sensibilità paesaggistica, come l’Albert Einstein Education and Research Center São Paulo, 2022) e il Cherokee Heritage Center (Stati Uniti, attualmente in corso), tra cui il museo di Bentonville rappresenta una delle espressioni più compiute.

Inserito nel paesaggio dei monti Ozark, il complesso originario si articola come una costellazione di padiglioni disseminati tra boschi, sentieri e ruscelli ma “catalizzati” attorno a una corte centrale d’acqua.

Senza discontinuità formali rispetto all’esistente, l’ampliamento si inserisce come la naturale evoluzione di un sistema spaziale già consolidato, riaffermando il rapporto tra architettura, topografia e paesaggio che definiva già il progetto originario.

Safdie Architects, Crystal Bridges Museum of American Art, Bentonville, Stati Uniti 2026

Su circa 10.600 metri quadrati di nuova superficie, il progetto estende il sistema originario attraverso una seconda corte specchiante, affiancata a quella esistente, che trasforma l’impianto in una figura ad “otto”. Attorno al nuovo bacino, alimentato dai ruscelli del sito, si dispongono gallerie, spazi educativi e ambienti destinati alla comunità, rafforzando il ruolo del museo come presidio culturale e civico. A nord, un nuovo accesso riconfigura l’ingresso al campus e al parco, articolando il percorso del visitatore in una trama di attraversamenti immersi nel paesaggio, assunto qui come dispositivo spaziale dell’esperienza museale.

Anche sul piano costruttivo, l’ampliamento riafferma il vocabolario materiale e tecnico del progetto originario: travi in legno lamellare di pino giallo del sud lasciate a vista, rivestimenti in rame destinati a ossidarsi nel tempo, ampie superfici vetrate e coperture inclinate dalle profonde sporgenze, oltre ad un sistema strutturale ibrido che combina cemento armato, acciaio e legno.  Particolare attenzione è rivolta anche alla sostenibilità ambientale, grazie a strategie mirate a ridurre l’impronta ecologica dell’intervento, dagli involucri ad alte prestazioni, alla climatizzazione radiante, all’illuminazione LED.

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