A novembre 2024 Gibellina è stata eletta all’unanimità “Capitale italiana dell’Arte contemporanea per il 2026”, vincendo a pieno titolo la prima edizioni di questo riconoscimento nato per sostenere progetti culturali di arte contemporanea all’interno della penisola. Giovedì 15 gennaio, in concomitanza simbolica con l’anniversario del terremoto del Belice del 1968, la città ha ufficialmente inaugurato il suo programma annuale Portami il futuro, ideato per intrecciare memoria storica, produzioni artistica e politiche culturali di lungo respiro.
Cosa succede a Gibellina, che quest’anno è capitalie italiana dell’arte contemporanea
Nel 2026 la città del Cretto di Burri viene trasformata in un laboratorio di politiche culturali. Un anno di progetti per interrogare il ruolo dell’arte nei processi di rigenerazione sociale, urbana e territoriale.
Courtesy Fondazione Orestiadi
Courtesy Fondazione Orestiadi
View Article details
- Ilaria Bonvicini
- 20 gennaio 2026
Il titolo scelto per l’intero calendario vuole sintetizzare l’impianto curatoriale affidato al direttore artistico Andrea Cusumano, chiamato a guidare un progetto corale ed articolato che potesse offrire una riflessione sul ruolo cruciale dell’arte contemporanea nella rifondazione di uno spazio pubblico e comunitario, di cui Gibellina è un caso emblematico. “Pensare Portami il futuro ha significato interrogarsi su come questa città, con la sua storia anomala e radicale, potesse tornare a essere uno stimolo per il Paese”, ha spiegato Cusumano. “Gibellina è una città che si è ricostruita insieme agli artisti, affidando all’arte un ruolo attivo nel processo civico. [...] Il progetto nasce da questa eredità e la rilancia nel presente, concependo l’arte contemporanea non soltanto come arte del nostro tempo, ma come arte della presenza, capace di attivare dialogo, prossimità e partecipazione”.
L’idea alla base è quella di superare il modello dell’evento culturale isolato per costruire invece un sistema continuo di attività e relazioni che ruotino attorno a ricerca, formazione, partecipazione civica e sviluppo territoriale, con un’attenziona costante al coinvolgimento della comunità locale e della dimensione mediterranea.
Le mostre scandiscono l’anno senza concentrarsi in un’unica stagione. Accanto ai ricchi progetti inaugurali, sviluppati tra il Teatro di Pietro Consagra, la Ex Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo e il MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, il 2026 vedrà l’arrivo a Gibellina di esposizioni che mettono in dialogo la scena internazionale e quella siciliana, come Mediterranea: visioni di un mare antico e complesso dal MAXXI, Domestic Displacement con artisti come Mona Hatoum, William Kentridge e Shirin Neshat, e Terra matta, dedicata all’Art Brut.
Il programma alternerà a produzioni originali - focalizzate sui luoghi simbolici della città ricostruita - riattivazioni critiche e rilettura del suo patrimonio artistico, accompagnandole con installazioni site-specific, festival tematici, rassegne, esposizioni diffuse e performance di teatro, musica e arti sonore. Il cuore pulsante dell’intera produzione è rappresentato dalle residenze, pensate come una vera e propria infrastruttura culturale rivolta a diverse professionalità.
Artisti italiani e internazionali – da Flavio Favelli a Sislej Xhafa, da Giorgio Andreotta Calò a Virgilio Sieni – lavoreranno infatti a stretto contatto con il territorio, coinvolgendo anche studenti, artigiani, abitanti e associazioni attraverso pratiche partecipative e interventi urbani che favoriscano lo sviluppo di competenze e di nuovi strumenti di mediazione. Parallelamente, Gibellina ospiterà simposi e giornate di studio sul rapporto tra arte, cura e spazio pubblico, con l’istituzione di un Comitato Consultivo Nazionale sull’Arte Contemporanea destinato a proseguire oltre il 2026.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una programmazione continuativa che possa lasciare in eredità un modello di sviluppo culturale significativo, senza che i suoi benefici si esauriscano nel perimetro dell’anno 2026. Una scommessa ambiziosa per questa città, chiamata ancora una volta a misurarsi con la propria storia, dove l’arte non è mai stata un elemento marginale, ma uno strumento concreto di costruzione civica e sociale.
Foto Andrea Repetto
Foto Andrea Repetto