C'è un nuovo progetto di Wikipedia, dedicato ai film, lunghi e corti. Si chiama WikiFlix, tecnicamente pesca dagli archivi Wikimedia Commons, Internet Archive e YouTube, per sistemare e poi allargare quei cataloghi con tutti film liberi da diritto d’autore. Al momento ce ne sono più di 4.000, organizzati come fanno le piattaforme di streaming commerciale. Solo che come tutto per Wikipedia anche questo è gratuito e risponde alla filosofia per la quale la conoscenza dovrebbe essere libera.
Cosa vedere su WikiFlix, il Netflix gratuito di Wikipedia con 4mila film
La nuova piattaforma aggrega film di pubblico dominio: nel catalogo ci sono classici come Metropolis, Il gabinetto del Dr. Caligari, il primo film di Kubrick e rare perle dell’animazione e del cinema muto.
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- Gabriele Niola
- 07 marzo 2026
Il catalogo include soprattutto film degli anni '30 o anteriori, con alcune eccezioni più moderne come La notte dei morti viventi di George A. Romero e The Driller Killer di Abel Ferrara, la cui libertà da diritti è dovuta a errori, dimenticanze o problemi nella registrazione del copyright. In ognuno di questi casi i film sono visibili da una molteplicità di fonti: alle volte YouTube, alle volte l'Internet Archive, in altri ancora proprio Wikipedia. Tutto nella sua lingua originale. C’è anche Fear and Desire, il primo film di Stanley Kubrick che lui ha sempre disconosciuto perché troppo acerbo.
Si tratta di materiale che, in linea di massima, è tutto già disponibile su YouTube (dove si trovano vecchi film anche coperti da diritto d'autore) solo organizzato, corredato di informazioni che spesso mancano su YouTube (i metadati pescano dall’archivio WikiData) e con un'interfaccia più consultabile anche se non si ha un'idea precisa in mente. Esplorare il catalogo WikiFlix dà modo anche di trovare alcuni gioielli di design e progettazione.
Dal Metropolis di Fritz Lang al primo film di Kubrick: su WikiFlix più di 4.000 film di pubblico dominio diventano un catalogo di streaming gratuito.
Ci sono in prima battuta i classici, cioè i film il cui statuto è noto. Tra questi spicca il più ovvio e influente: Metropolis di Fritz Lang, disponibile nella versione con cartelli inglesi e restaurata (oltre anche ad alcune versioni in VHS che circolavano prima del 2000 con musiche e montaggio sbagliati). Si tratta di una delle opere di fantascienza visivamente più influenti di sempre, i cui riferimenti si trovano ancora in film recenti, la prima a immaginare una distopia urbana del futuro, una città proiettata verso l'alto, fatta di grattacieli e sopraelevate, con le classi operaie nel basso e le élite in alto. E poi robot di forma umana, inventori con una mano di legno e un interior design eccezionale.
Stessa epoca ma dall'altro spettro dello stile c'è Il gabinetto del Dr. Caligari, film che non ha niente di concreto e tutto di sognante. Fu una collaborazione tra registi e pittori appartenenti all'espressionismo tedesco della repubblica di Weimar, sfondi e scenografie furono fatti da pittori, e tutto il film è pensato per essere deformato e mostrare un mondo allucinato. C'è poi Wings, del 1927, il primo film a vincere un Oscar nella prima edizione del premio. È l'esempio migliore dell'estetica statunitense dell'American Way of Life che cominciava a formarsi, è un film di ottimismi, aviatori, amori e una visione del mondo sempre desiderabile. Soprattutto racconta una caratteristica che è sempre stata vera del cinema americano, il suo essere figlio della tecnica più di ogni altra cosa. In Wings c'è un movimento di macchina che attraversa i tavoli e arriva ai protagonisti che richiese una serie di trucchi per essere fatto che è memorabile e come sempre nel cinema statunitense mette una tecnica sopraffina al servizio di un'idea.
Nel settore dell'animazione ci sono delle vere perle. Oltre al noto Steamboat Willie, il primo corto in cui compare Topolino, diventato di dominio pubblico l'anno scorso, c'è Le avventure del principe Achmed, del 1926, uno tra i primi esempi strutturati di mediometraggio animato (dura 65 minuti), pensato e realizzato da Lotte Reiniger, pioniera dell'animazione europea. È tutto realizzato con la tecnica delle ombre cinesi e delle marionette sagomate, con sfondi colorati e grandissima espressività. C'è poi I viaggi di Gulliver, secondo lungometraggio animato americano dopo Biancaneve e i sette nani, fatto proprio per combattere la Disney dai Fleischer Studios. L'idea fortissima è che i lillipuziani siano cartooneschi mentre Gulliver sia fatto in rotoscoping, cioè facendo interpretare il personaggio a un attore e poi disegnandolo, fotogramma per fotogramma, calcando le sequenze filmate in modo da ottenere il massimo realismo nei movimenti.
Per gli amanti del costruttivismo c'è l'epico La regina delle nevi, lungometraggio animato sovietico del 1957, che mostra come in Russia le favole venivano trasformate in un immaginario visivo per ragazzi, fatto di geometrie, personaggi terribili e una durezza di fondo sconosciuta al cinema per ragazzi occidentale.
E poi ancora due perle del cinema artigianale. Una è Il mondo perduto del 1925, tratto dal romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, in cui i mostri e i dinosauri del mondo perduto sono fatti in stop motion con risultati impressionanti. La seconda è invece italiana (c'è tutta una sezione non male dedicata ai film italiani i cui diritti sono scaduti) ed è Maciste Alpino, si tratta di un film escapista di puro intrattenimento del 1916. Viene dal periodo in cui la capitale del cinema italiano era Torino, e racconta di Maciste, un forzuto italiano arruolato tra gli alpini.
L'impostazione sta tra Bud Spencer e Terence Hill e Jackie Chan, cioè tra la violenza quasi da cartone e gli stunt fatti dal vero. Maciste è Bartolomeo Pagano, effettivamente grandissimo, e oltre al divertimento mostra un'estetica italiana prefascista, che non ha niente a che vedere (per una volta) con il liberty o il futurismo ma è quella monarchica, sabauda, applicata al cinema.
Immagine di apertura: Fritz Lang, Metropolis, 1927