Metropolitana di Milano, direzione arena Santa Giulia: una ragazza con un jersey oversize dei New Jersey Devils sopra un paio di jeans baggy e stivali neri incrocia lo sguardo di un ragazzo con una maglia vintage dei Colorado Avalanche, quella col logo dei vecchi Quebec Nordiques. Intorno a loro, il vagone è un catalogo vivente di stemmi National Hockey League. Non siamo a Toronto, non siamo neppure a Boston o a Malmoe. Siamo nel cuore della capitale mondiale della moda, e il capo più desiderato non esce da nessun atelier: è una maglia da hockey. L’hockey-core, l’estetica che trasforma divise sportive nordamericane in statement di stile urbano, non è un fenomeno nuovo. Affonda le radici negli anni Novanta, quando le jersey oversize della Nhl uscirono dalle arene per entrare nel guardaroba di strada.
All’improvviso l’hockey è la nuova estetica globale
Dalle jersey Nhl nelle metropolitane europee alle Olimpiadi di Milano-Cortina, uno sport dimenticato dal mainstream è diventato un linguaggio estetico che attraversa moda, cultura pop e città.
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- Lucia Antista
- 19 febbraio 2026
Abbinate a pantaloni larghi e giacche sportive, le maglie da hockey divennero uniforme d'ordinanza della cultura hip-hop e dello streetwear tra New York e Los Angeles — un fenomeno oggi ampiamente documentato e ciclicamente rivisitato nei revival Y2K. Tupac fotografato con una maglia dei Detroit Red Wings fuori da un tribunale di Manhattan, i Mighty Ducks di Anaheim un’icona di riferimento grazie a Stoffa da campioni prima ancora che sportiva.
Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 hanno riacceso tutto. Per la prima volta in dodici anni i giocatori Nhl partecipano ai Giochi, mentre la nazionale canadese di hockey ha fatto parlare di sé semplicemente prendendo la metropolitana.
Se l’estetica ha trovato la sua passerella a Milano, la cultura pop le ha fornito il copione. È impossibile ignorare il ruolo delle celebrità nel riportare l’hockey al centro della conversazione globale. Quando Taylor Swift e Travis Kelce – già protagonisti del crossover più mediatico tra musica e sport americano (anche se football) – si sono presentati alla finale di Stanley Cup tra Florida Panthers ed Edmonton Oilers, seduti in una suite di lusso all’Amerant Bank Arena, l’hockey ha acquisito un nuovo pubblico in un colpo solo. Non importava sapere cosa fosse un power play: importava il jersey, lo scenario, l’atmosfera. L’estetica, appunto.
E poi c'è Tate McRae, la popstar canadese che dell'hockey ha fatto un'estensione della propria identità artistica. Cresciuta a Calgary, tifosa dichiarata dei Flames, McRae ha costruito un'intera estetica attorno allo sport: equipaggiamento da portiere sulla copertina dell'album Think Later, un Zamboni — la leggendaria macchina levigatrice del ghiaccio, icona visiva dell'hockey — nel video di Greedy, e lo show dell'Nhl All-Star Game 2024 come headliner. Starebbe anche uscendo con Jack Hughes, stella dei New Jersey Devils.
Che l’hockey-core non sia più solo un fenomeno d’importazione lo dimostra chi ha deciso di tradurlo in prodotto. Dolly Noire, brand di streetwear nato e cresciuto a Milano, ha lanciato la collezione Goat Legacy Primavera Estate 2026 scegliendo proprio l’hockey come universo di riferimento. Non è un azzardo improvvisato: già nel 2018 la capsule Invictus aveva esplorato lo stesso territorio. Ma oggi il contesto è diverso, e il timing perfetto.
Maglie con patch oversize, scritte aggressive, grafiche che fondono iconografia da arena nordamericana e cultura urbana: i capi rielaborano i classici dell’hockey — jersey, completi coordinati, capispalla tecnici — adattandoli alla città, non alla pista. Lo sfondo della campagna è Milano stessa, ripensata come un campus urbano dove lo sport abbandona la competizione e diventa codice identitario. A rafforzare questa lettura c’è la scelta del volto: non un atleta, ma Gianmarco Tocco, alias Blur, streamer e YouTuber da oltre due milioni di follower su Twitch.
Ma la vera matrice di questa fiorente passione – almeno in Italia, dove l’hockey su ghiaccio non ha mai goduto del seguito riservato al calcio – porta il nome di una serie televisiva. Heated Rivalry, lo show di Jacob Tierney appena sbarcato in Italia su Hbo Max, è il fenomeno culturale che ha trasformato curiosità sporadica in ossessione collettiva.
Tratta dal romanzo omonimo di Rachel Reid, scrittrice di romance conosciuta ma non certo mainstream, la serie racconta la storia d’amore proibita tra Ilya Rozanov e Shane Hollander, star di due squadre rivali – una di Montreal, una di Boston – che iniziano a frequentarsi di nascosto, terrorizzati dalle ripercussioni sulle loro carriere.
Heated Rivalry ha contribuito a rendere l’hockey non solo popolare ma anche anche romantico, dando un volto e un cuore a uno sport che, visto da fuori, appariva solo velocità e violenza.
Immagine di apertura: Jacob Tierney, Heated Rivalry, 2025. Photograph by Sabrina Lantos/HBO Max