Insostenibilità olimpica

“Adeguarsi al territorio e non viceversa”: le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si sono presentate come le più sostenibili di sempre. Che ci siano riuscite, è un altro discorso.

Ancor prima di iniziare, le XXV Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 avevano già registrato un record. Anzi due. Le prime ad aver usato la parola ‘sostenibilità’ un centinaio di volte nel dossier di candidatura. Le prime ad “adeguarsi al territorio e non viceversa”. Almeno secondo le massime autorità di Regione e Stato. Proviamo a rispondere se quanto annunciato corrisponde alla realtà partendo da Milano, dove all’inizio dell’estate scorsa ha fatto discutere il villaggio olimpico, progettato nell’ex scalo di Porta Romana dallo studio americano Som, ma sembrato a molti più un gulag sovietico. Se i giudizi estetici sono opinabili, meno discutibili sembrano i 40 milioni di extra costi aggiunti ai 200 iniziali stimati.

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Foto Donato Di Bello

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Foto Donato Di Bello

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima

Som, Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026, Scalo Porta Romana

Courtesy Coima


Sempre a Milano è stato realizzato il PalaItalia Santa Giulia, lo stadio per l’hockey su ghiaccio disegnato da David Chipperfield Architects con Arup. Un cilindro di 40 m d’altezza e 200 di lunghezza in acciaio, calcestruzzo, vetro e sistemi impiantistici che richiederanno manutenzione perpetua. Al centro di polemiche per la conformità tecnica, contestata dal Coni, e rispetto delle misure da esperti internazionali, PalaItalia doveva costare 180 milioni di euro per 16.000 posti, tutti a carico della multinazionale tedesca Cts Eventim. Soldi che però non sono bastati, richiedendo l’intervento degli enti pubblici.

Alla fine, l’arena costerà tra i 250 e i 270 milioni di euro, più o meno 17.000 euro a posto. Naturalmente, il progetto è carbon neutral, ha pannelli solari, energia geotermica, certificazioni Leed e Breeam. Nessuno però sa quante tonnellate di Co2 sono state emesse dall’embodied carbon, l’energia grigia che trasforma sabbia e minerali in palazzi.

Intervenire sul paesaggio scavando e costruendo strutture enormi destinate al sottoutilizzo: questa è stata la sostenibilità olimpica.

Spostandosi a Cortina uno degli ultimi tornanti scopre la nuova pista da bob. Quella che il Cio aveva bocciato suggerendo di usare piste esistenti, a Innsbruck o Sant Moritz. Le autorità italiane, però, hanno imposto una pista nazionale sul principio che altrimenti i Giochi sarebbero stati ‘irrilevanti’. Ecco l’origine di questa colata sinusoidale di cemento costruita ex novo: oltre 80 milioni preventivati, quasi 120 spesi per uno sport praticato in Italia da meno di 100 atleti fa 1,2 milioni di euro ad atleta.


Prima dell’avvio dei Giochi, la Fondazione Milano Cortina dichiarava che l’85 per cento delle infrastrutture esisteva già o sarebbe stata temporanea. Secondo l’organizzazione Mountain Wilderness Italia, le cose non starebbero così. Non solo molte opere, ma anche strade, parcheggi, allargamenti, disboscamenti, chilometri di tubazioni sono state costruite ex novo. In particolare, quelle necessarie a produrre neve consumano risorse mostruose mentre il pianeta si surriscalda. Al punto che per gli scienziati gli sport invernali sulle Alpi hanno i decenni contati. 

Comunque sia, PalaItalia e la nuova pista da bob di Cortina sono la metafora perfetta di come lo Stato abbia inteso il concetto di sostenibilità. Intervenire sul paesaggio scavando, modellando, costruendo strutture enormi destinate a priori al sottoutilizzo. Senza peritarsi di abbattere 800 larici secolari, come avvenuto a Cortina, ma promettendo di compensarli con 8.000 nuove piantine, che cresceranno attorno alla nuova pista che sostituisce quella del 1956, chiusa nel 2008 perché troppo costosa. Proprio come la pista da bob di Cesana Pariol, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 e chiusa nel 2011. 

Prima di lasciare Cortina vale la pena andare a Fiames, sede dell’altro villaggio olimpico. A differenza di quello di Milano, che diventerà uno studentato, a Flames il villaggio è fatto da 377 case temporanee che saranno smontate dopo i Giochi. Costo complessivo 38 milioni, che divisi per i 17 giorni dell’evento fa oltre 2 milioni al giorno. Senza contare i costi di smaltimento. Ecco, i villaggi delle XXV olimpiadi invernali sono approcci opposti alla medesima idea di sostenibilità. Da un lato, un progetto destinato a durare, ma realizzato con tecniche costruttive anni Settanta, che imporranno costi di manutenzione stratosferici. Dall’altro, un progetto temporaneo dal costo esorbitante e in gran parte inutilizzato. 

Banca Ifis ha stimato che l’impatto totale delle Olimpiadi Milano Cortina sarà di 5,3 miliardi di euro, con 319 milioni di indotto solo su Milano (Confocommercio). Numeri rilevantissimi, anche se lo Stato ha investito 3 miliardi solo nelle infrastrutture stradali per migliorare i 400 km che separano le due città. Per le ferrovie invece sono stati investiti 700 milioni. Tre miliardi in asfalto, 500 in rotaie. Un’altra prova di sostenibilità olimpica.

Lo skatepark olimpico davanti all’Arco della Pace

@gaude.ai

Una pista da curling sul Naviglio

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Il campo da hockey temporaneo nel cortile del Castello Sforzesco

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Il Louvre Metro Museum

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San Siro Garden

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San Siro Garden

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Where Does the Sand Go?, Padiglione Italia, Biennale Architettura 2025 (in collaborazione con Lombardini22)

@gaude.ai

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Where Does the Sand Go?, Padiglione Italia, Biennale Architettura 2025 (in collaborazione con Lombardini22)

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E gli architetti paesaggisti? Cosa hanno fatto? Del loro meglio, con ‘mitigazioni’ in pietra locale, innesto di verde, inserimenti contestuali. Nella maggioranza dei casi, però, si tratta di cosmesi ambientale necessaria per superare le valutazioni d’impatto. Perché la sostanza resta e parla di ecosistemi frammentati, suolo impermeabilizzato, barriere per la fauna, strutture energivore. Tutto molto distante dalla tradizione architettonica alpina, costruita su materiali locali, adattamento morfologico, materiali biodegradabili, impatto minimo. Baite, rifugi, infrastrutture che si inserivano nel paesaggio senza volerlo dominare, ma accettandone i limiti e dandogli tempo. Tutto ciò che la megamacchina delle Olimpiadi non permette, essendo in ritardo già prima di partire. 

Cortina Curling Olympic Stadium, Cortina d'Ampezzo, Belluno. Courtesy of Fondazione Milano Cortina 2026

Dopo aver assistito alla cerimonia di inaugurazione di Milano Cortina 2026 in una diretta Rai che resterà nella storia, celebriamo lo sport, emozioniamoci per le medaglie, siamo orgogliosi dell’Italia che mantiene le promesse di immagine e ruolo internazionale. Riconoscendo però che, dal punto di vista architettonico, ambientale, economico e culturale, nessuna promessa è stata mantenuta. Un doppio tradimento. Perché, a differenza delle altre Olimpiadi, queste sono quelle dell’Agenda 2030. Stavolta sapevamo dei cambiamenti climatici, della crisi ambientale, dell’insostenibilità del “modello olimpico”, della fragilità degli sport invernali. 

Abbiamo scelto di non tenere presente queste consapevolezze. Ci sono state buone ragioni per farlo? Senza dubbio. L’idea che costruire nuove opere sia sempre una forma di progresso. L’idea che un’opportunità internazionale sia un valore economico nonostante la modalità di sfruttarla. L’idea che basti dire di rispettare l’ambiente per farlo davvero. L’idea che ripetere centinaia di volte sostenibilità equivalga a praticarla. Insomma, forse ci siamo illusi di vivere in Matrix, ma non è così. E non verrà nessun Neo a liberarci.

Immagine di apertura: Olimpia delle Tofane, Cortina d'Ampezzo. Courtesy Fondazione Milano Cortina