Forse avete notato che - più della torcia olimpica Essential disegnata da Carlo Ratti, più delle medaglie che a quanto pare sono molto fragili e continuano a rompersi - il design che sta suscitando maggiore entusiasmo durante le Olimpiadi di Milano-Cortina è quello della stone da curling, lo strano oggetto simile solo a se stesso usato nello sport nato sui laghi ghiacciati della Scozia.
È curiosa la sua forma, ma più curiosa è la sua storia. Tutte le stone usate nelle competizioni olimpiche devono rispondere a delle caratteristiche insindacabili: il peso non deve superare i 19,96 kg e non deve essere inferiore ai 17,24 kg, con un'altezza non inferiore a 114 mm. Soprattutto: tutte devono provenire da un’isola scozzese piccola e poco conosciuta che si chiama Ailsa Craig. Alzi la mano chi c’è stato.
Il chilometro quadrato di superficie dell’isola è in una grande cava di granito, di una tipologia a grana molto fine e compatta, e quindi solida e capace di garantire resistenza termica. Kays Scotland è la piccola azienda fondata nel 1851 che dal 1924 si occupa della produzione di stone da curling.
I graniti utilizzati sono due: il common green e il blue hone che si alternano nella stone secondo una stratificazione in cui una fetta della prima tipologia è incastrata tra due della seconda. Quello verde resiste meglio agli urti, il blu ha una composizione a grana più fine, trattiene poca umidità e per questo funziona meglio a contatto diretto col ghiaccio.
A chiudere questo “panino” di pietra, un manico garantisce la massima prestazione ergonomica ed ha una forma morbida che rende la stone da curling un oggetto decisamente gentile rispetto alla semantica degli attrezzi per la competizione sportiva e lo fa somigliare a un giocattolo. Un giocattolo che ha saputo ispirare il design.
Un riferimento esplicito si vede nella forma di Bulbul, il bollitore disegnato da Achille Castiglioni per Alessi. Il designer, noto per saper tradurre attrezzi e macchinari in oggetti per la vita quotidiana domestica, intercetta nella stone del curling una qualità archetipica: quella massa compatta, quasi primitiva, sormontata da un’impugnatura che invita al gesto.
Castiglioni riprende il caratteristico manico orientato verso l’interno — una presa che non è solo funzionale ma quasi “strategica”, come nel lancio sul ghiaccio — e trasforma il corpo panciuto di granito in un serbatoio per l’acqua in acciaio lucidato. Il passaggio è sottile ma radicale: da oggetto sportivo pensato per scivolare e colpire, a utensile domestico destinato a bollire e versare. La logica rimane quella dell’attrezzo, ma addomesticata; la forza gravitazionale della pietra si alleggerisce in una superficie riflettente che dialoga con la cucina contemporanea.
Più recente e ancora più pop è la Curling Bowl di Gustaf Westman. Il designer svedese, che reinventa gli oggetti per la tavola trasformandoli in forme volutamente ingenue e colorandoli con una palette fresca e vivace, intercetta l’iconografia della stone e la spinge verso il territorio del post-Instagram. Presentata sul suo profilo social, la ciotola conserva la silhouette tondeggiante e l’idea di un’impugnatura sovradimensionata, ma la rilegge come gesto ludico.
Questa volta il manico si biforca e diventa un porta calice: non più leva per imprimere direzione e traiettoria, ma dispositivo conviviale, pensato per stabilizzare un bicchiere. La pietra da competizione si trasforma così in centrotavola ironico, oggetto che cita uno sport di precisione per celebrare, con leggerezza, il rito domestico dell’aperitivo.
Immagine di apertura: Foto Gustaf Westman team. x Beata
